Giffoni Valle Piana (SA), 20 luglio 2026 data storica vittoria per alcuni versi scontata data le genuina realtà del festival
Di Paolo De Leo
C’è una parola che torna spesso quando si prova a raccontare cosa sia diventato, in quarant’anni, il Giffoni Film Festival: crescita. Crescita di un piccolo paese dell’entroterra salernitano trasformato in capitale mondiale del cinema per ragazzi. Crescita di migliaia di giovani giurati che ogni estate imparano a guardare il mondo con occhi critici, consapevoli, curiosi. E oggi, crescita anche nel senso più concreto: quella di un’istituzione culturale che dimostra, sentenza alla mano, di aver sempre amministrato con rigore e trasparenza le risorse messe a sua disposizione.
Una sentenza che chiude il cerchio
La Sezione Giurisdizionale Regionale per la Campania della Corte dei Conti ha respinto integralmente, con la sentenza n. 185/2026, la richiesta risarcitoria da oltre 468 mila euro avanzata dalla Procura Regionale nei confronti dell’Ente Autonomo Giffoni Experience e di quattro suoi esponenti: il presidente Pietro Rinaldi, il direttore e fondatore Claudio Gubitosi, il RUP Enzo Barletta e la responsabile della logistica Mariapia Montuori. La Procura è stata condannata anche al pagamento delle spese di difesa.
I giudici contabili non si sono limitati a un rigetto formale: hanno parlato di «totale infondatezza» della domanda, ricostruendo nel dettaglio perché l’impianto accusatorio non reggesse. L’appalto per il trasporto di ospiti e giurati, oggetto della contestazione relativa agli anni 2016-2022, era stipulato “a corpo” e non “a misura”: un corrispettivo forfettario che rende semplicemente irrilevante, dal punto di vista giuridico, la provenienza dei singoli veicoli impiegati — un punto che, va sottolineato, la stessa Procura aveva riconosciuto negli atti di citazione.
Ma il dato forse più significativo è un altro: applicando gli stessi parametri di calcolo indicati dagli inquirenti, il costo teorico del servizio sarebbe risultato superiore a quanto effettivamente pagato dall’Ente. Altro che danno erariale: i conti, se rifatti con criterio, raccontano di un’amministrazione che ha speso bene, non di più.
A questo si aggiunge un elemento che nessuno ha mai messo in discussione, nemmeno la Procura: il servizio di trasporto non ha conosciuto mai un’interruzione, un disservizio, un intoppo. Per un festival che ogni anno muove ospiti internazionali e migliaia di giovani giurati, la continuità organizzativa non è un dettaglio: è la spina dorsale che rende possibile tutto il resto.
Perché questa storia riguarda tutti noi
Si potrebbe leggere questa vicenda come una semplice nota di cronaca giudiziaria. Sarebbe un errore. Perché dietro ogni euro speso per portare un pullman di giurati dodicenni da un hotel a un cinema c’è, in realtà, l’ingranaggio di uno dei progetti educativi e culturali più originali che l’Italia abbia saputo costruire negli ultimi decenni.
Giffoni non è un festival come gli altri. Da sempre la sua cifra distintiva non sono i tappeti rossi, ma le giurie: migliaia di bambini, ragazzi e giovani adulti chiamati ogni anno a guardare film, discuterne, votarli, difendere le proprie opinioni davanti ai coetanei. È un esercizio di cittadinanza attiva travestito da vacanza estiva: si impara ad ascoltare punti di vista diversi, a formulare un giudizio motivato, a confrontarsi con culture e storie lontane dalla propria esperienza quotidiana. In un’epoca in cui il pensiero critico dei più giovani viene spesso dato per scontato — o peggio, temuto — Giffoni ne fa il proprio manifesto pedagogico.
Ed è proprio in questa cornice che il servizio trasporti, oggetto della vicenda giudiziaria, assume il suo vero significato. La Corte dei Conti lo ha definito «un servizio palesemente fondamentale per la buona riuscita del festival», e ha ragione: senza una logistica impeccabile, capace di muovere ogni giorno centinaia di giurati e ospiti internazionali tra alberghi, sale cinematografiche e incontri con gli autori, l’intera macchina pedagogica del festival si fermerebbe. Non è un capitolo di spesa accessorio: è condizione stessa perché la crescita generazionale che Giffoni promette possa avvenire davvero, ogni giorno, puntualmente.
Una fiducia restituita
La decisione della Corte dei Conti non certifica soltanto la correttezza amministrativa di un appalto. Restituisce fiducia a un modello che, in oltre quarant’anni di storia, ha saputo trasformare un piccolo comune dell’Appennino campano in un punto di riferimento internazionale per il cinema dei ragazzi, capace di attrarre ogni anno delegazioni da decine di Paesi e di formare intere generazioni di giovani spettatori consapevoli.
Come ha commentato l’Ente Autonomo Giffoni Experience, la sentenza «restituisce serenità a un’eccellenza culturale campana riconosciuta a livello internazionale» e conferma «la correttezza della gestione amministrativa del festival in tutti i suoi aspetti». Un ringraziamento particolare va agli avvocati Michele Tedesco e Marcello Fortunato, che hanno seguito la difesa dell’Ente e dei suoi rappresentanti.
Oggi, più che mai, questa vicenda giudiziaria si chiude lasciando intatto — anzi, rafforzato — ciò che conta davvero: la certezza che dietro ogni edizione di Giffoni c’è una macchina organizzativa seria, trasparente e al servizio di un’idea ambiziosa, quella di crescere insieme ai ragazzi che ogni estate scelgono di attraversare i cancelli del festival non da semplici spettatori, ma da protagonisti.











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