Potrebbe essere la provincia di Salerno una delle aree maggiormente interessate dalla futura riorganizzazione della rete regionale dei punti nascita. È quanto emerge da una bozza tecnica del nuovo Piano integrato del Percorso Nascita della Regione Campania, documento ancora in fase istruttoria e destinato a ulteriori verifiche e valutazioni prima di eventuali decisioni definitive.
Il piano, attualmente al vaglio degli uffici regionali, partirebbe da un dato ormai consolidato: il progressivo calo delle nascite registrato negli ultimi anni. Secondo il documento, nel 2025 in Campania si sarebbero registrati 39.580 parti, con una riduzione superiore al 22% rispetto al 2016. Un fenomeno che spingerebbe la Regione a ripensare l’organizzazione della rete ospedaliera dedicata alla maternità e all’assistenza neonatale.
Tra le ipotesi contenute nella bozza vi sarebbe il rafforzamento del modello “hub e spoke”, con i grandi ospedali destinati a svolgere il ruolo di centri di riferimento per le gravidanze a rischio e per le emergenze neonatali, mentre i presidi minori verrebbero sottoposti a verifiche legate ai volumi di attività, ai requisiti di sicurezza e alle caratteristiche territoriali.
Per il Salernitano il documento individua il Ruggi d’Aragona come hub provinciale e centro di riferimento per il sistema di trasporto assistito materno e neonatale. Accanto alla struttura salernitana continuerebbero a rappresentare i principali punti nascita della provincia l’Umberto I di Nocera Inferiore-Pagani e gli ospedali di Battipaglia e Sarno, oltre alla Casa di Cura Villa del Sole.
L’attenzione maggiore riguarderebbe però le strutture che nel 2025 non raggiungerebbero la soglia dei 500 parti annui. Nella provincia di Salerno sarebbero quattro: l’Istituto Clinico Mediterraneo di Agropoli, il presidio Luigi Curto di Polla, il DEA di Vallo della Lucania e l’ospedale dell’Immacolata di Sapri.
Tuttavia il documento non prefigurerebbe chiusure automatiche. Al contrario, la stessa bozza sottolinea come i volumi di attività non debbano rappresentare l’unico criterio di valutazione, soprattutto nelle aree interne o caratterizzate da particolari difficoltà di collegamento.
Per il presidio di Polla si ipotizzerebbe una specifica rivalutazione legata alle esigenze del Vallo di Diano; per Vallo della Lucania verrebbe riconosciuta la peculiarità di un territorio vasto e distante dai principali hub regionali; mentre per Sapri il piano farebbe esplicito riferimento al contenzioso amministrativo ancora in corso, prevedendo una sorta di clausola di salvaguardia in attesa delle decisioni definitive della giustizia amministrativa.
Anche per l’Istituto Clinico Mediterraneo l’ipotesi contenuta nella bozza non sarebbe quella di una cessazione automatica dell’attività, ma di una verifica sul ruolo della struttura all’interno della rete provinciale e sulla sua integrazione con il sistema pubblico.
Tra le possibili misure compensative per i territori più periferici figurerebbero inoltre il potenziamento dei consultori, il teleconsulto ostetrico-neonatologico, l’assistenza alle gestanti prima del parto e il rafforzamento dei sistemi di trasporto materno e neonatale, considerati elementi essenziali per garantire la sicurezza delle future mamme anche in caso di eventuale riconversione di alcuni presidi.
Al momento, comunque, si tratta soltanto di un documento tecnico preliminare. Le ipotesi contenute nella bozza dovranno essere sottoposte a verifiche amministrative, valutazioni politiche e confronti istituzionali prima di tradursi in eventuali provvedimenti ufficiali. Per il Salernitano, dunque, non vi sarebbero decisioni già assunte, ma scenari e opzioni che potrebbero orientare il futuro assetto della rete nascita regionale.











Lascia un commento