“Salerno è agonizzante”: l’atto d’accusa di Sara Petrone contro il sistema di potere che governa la città

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Non è stato un semplice intervento politico. Quello pronunciato da Sara Petrone, consigliera comunale uscente, iscritta al Partito Democratico e componente dell’assemblea regionale del Pd, è apparso come un vero e proprio atto d’accusa contro il sistema di potere che negli ultimi decenni ha governato Salerno. Parole dure, cariche di indignazione, che segnano una frattura ormai definitiva con quell’area politica da cui proviene e che oggi la vede candidata al consiglio comunale nella lista “Lanocita Sindaco – Salerno Democratica”, a sostegno di Franco Massimo Lanocita. Nel suo lungo intervento Petrone non usa mezzi termini. Racconta il proprio “sdegno” per quanto accaduto negli ultimi mesi, partendo dalle dimissioni “forzate” del sindaco Napoli fino ad arrivare alla nuova discesa in campo di Vincenzo De Luca, descritto come colui che oggi si ripresenterebbe “come salvatore della patria” dopo aver rappresentato, secondo l’esponente democratica, il fulcro di un sistema politico ormai consumato.

Ma è soprattutto il passaggio sugli scandali giudiziari e sulle inchieste emerse dopo le elezioni comunali del 2021 ad assumere il peso di una denuncia politica senza precedenti da parte di una figura interna al Partito Democratico. Petrone richiama apertamente “la vergogna” di quanto emerso dalle cronache giudiziarie e dalle ricostruzioni riportate dai giornali, parlando di un “sistema radicato di potere” che avrebbe profondamente segnato la città e le istituzioni locali. Parole che diventano ancora più pesanti perché pronunciate da chi, fino a poco tempo fa, sedeva proprio tra i banchi della maggioranza. “È stata un’onta”, afferma Petrone, spiegando di aver vissuto con sofferenza politica e personale l’appartenenza ad un’amministrazione finita al centro di polemiche e scandali. Un disagio che, racconta, l’avrebbe portata progressivamente ad assumere posizioni sempre più nette fino alla scelta di rompere definitivamente con quel modello politico.

Al centro del suo intervento anche il tema economico e sociale, con un duro attacco alla gestione finanziaria del Comune di Salerno. Petrone punta il dito contro il “patto salva comuni”, definendolo una vera e propria gabbia destinata a pesare per anni sulle spalle dei cittadini. “Siamo la città con le tasse più alte d’Italia”, denuncia, ricordando come le tariffe comunali resteranno ai massimi livelli almeno fino al 2035. Un quadro che, nelle sue parole, avrebbe trasformato Salerno in “una città agonizzante”, incapace di crescere mentre il resto del Paese prova a rialzarsi. Non manca poi il riferimento diretto a quello che definisce un sistema di controllo del consenso costruito negli anni. “Avrà il numero di telefono di tutti i dipendenti o aspiranti tali del Comune di Salerno, ma i cittadini sono molti di più”, afferma, in uno dei passaggi più forti del suo discorso, evocando il tema del rapporto tra potere politico, consenso e gestione della macchina amministrativa.

Eppure, accanto alla denuncia, Petrone prova anche a costruire una narrazione di rilancio politico. “Salerno è già libera”, dice ai suoi sostenitori, sostenendo che la città starebbe finalmente prendendo coscienza della crisi del sistema che per anni ne ha governato le dinamiche politiche e amministrative. Da qui l’appello a costruire una nuova classe dirigente salernitana “fatta di cittadini e non di amici e nemici”, capace di affrontare temi rimasti, a suo dire, volutamente nascosti nel dibattito pubblico. Dalle tasse al costo dei servizi, passando per le spiagge libere, la gestione dell’energia prodotta dagli impianti cittadini, i rifiuti, la sicurezza notturna e la tutela dei giovani: Petrone elenca una lunga serie di questioni che, secondo lei, sarebbero state marginalizzate negli anni a favore della costruzione di un consenso politico permanente.

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