Diplomazia pontificia e politica argentina: le rivelazioni postume dai carteggi inediti di Jorge Mario Bergoglio

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A un anno dalla scomparsa di Papa Francesco, la pubblicazione del volume “La amistad no se negocia” di Gustavo Vera squarcia il velo sulla complessa fitta trama di rapporti intercorsi tra il Pontefice e i vertici istituzionali del suo Paese d’origine. Attraverso centinaia di lettere scambiate con il fondatore dell’Ong La Alameda, emerge un ritratto inedito e profondamente politico di Bergoglio, capace di declinare il magistero sociale in giudizi puntuali e spesso severi sulle dinamiche di potere argentine. Il carteggio, analizzato dal quotidiano Clarín, rivela come il dialogo con figure chiave quali Cristina Fernández de Kirchner, Mauricio Macri, Alberto Fernández e, più recentemente, Javier Milei, sia stato costantemente segnato da una tensione morale tra la difesa della legalità e la denuncia della corruzione sistemica. Papa Francesco non ha risparmiato critiche dirette a quella “doppia appartenenza” in cui i confini tra istituzioni e criminalità sfumano, manifestando al contempo un profondo disagio per le riforme legislative sull’aborto promosse dalle diverse amministrazioni. Particolarmente significativa appare l’evoluzione del giudizio su Javier Milei: se in una prima fase il rapporto sembrava improntato a una cauta apertura diplomatica, le missive più recenti evidenziano il timore del Papa per l’erosione della tenuta sociale causata dalle drastiche ricette economiche del leader libertario. Questi scritti, nel richiamare costantemente alla protezione della democrazia e al dialogo costruttivo, restituiscono l’immagine di un uomo che, pur dal soglio di Pietro, non ha mai smesso di osservare con occhio critico e paterno le ferite della sua terra, trasformando la corrispondenza privata in un ultimo atto di impegno civile verso il popolo argentino.

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