Diciotto posti letto e un posto in barella, ma un organico ridotto rispetto alle necessità del reparto. Una dimissione mai compensata, carichi di lavoro crescenti e ferie estive che hanno ulteriormente aggravato la situazione. Ora, secondo quanto denunciato, anche parole che hanno acceso la tensione: «Io gli OSS li decapito».
Lavorare in corsia significa assumersi quotidianamente responsabilità, garantire assistenza e assicurare la continuità dei servizi anche nelle situazioni più difficili. Ma cosa succede quando a rendere ancora più complicato il lavoro degli operatori sociosanitari (OSS) è proprio la carenza di personale?
È quanto sarebbe accaduto in un reparto dell’ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno, dove, secondo quanto riferito da un operatore da mesi si farebbero i conti con una situazione di organico insufficiente. Il reparto dispone di 18 posti letto, ai quali si aggiunge un posto in barella. L’organico previsto, secondo quanto riferito, sarebbe di sette OSS. Fino allo scorso luglio il numero degli operatori corrispondeva a quello indicato, ma con le dimissioni di una dipendente la situazione sarebbe cambiata. Il posto lasciato libero non sarebbe stato ancora coperto, trasferendo di fatto una parte ulteriore del carico assistenziale sui colleghi rimasti in servizio. Una condizione che si sarebbe ulteriormente aggravata durante il periodo estivo, quando la necessità di garantire le ferie del personale, organizzate a rotazione, avrebbe comportato ulteriori difficoltà nella gestione dei turni.
La Discussione e la minaccia
A far esplodere il caso sarebbe stato un confronto tra gli operatori e una figura di coordinamento. Nel corso della discussione, secondo il racconto raccolto, sarebbe stata pronunciata una frase particolarmente pesante: «Io gli OSS li decapito». Parole che, nel contesto descritto, sarebbero state rivolte ad un OSS in riferimento alla possibilità di adottare provvedimenti nei loro confronti qualora non si fossero attenuti alle indicazioni della linea di coordinamento. Un’espressione che ha suscitato indignazione e che gli operatori avrebbero interpretato come una forma di intimidazione, soprattutto alla luce delle difficoltà che il personale starebbe già affrontando quotidianamente.
La questione solleva inevitabilmente un interrogativo: come si può pretendere efficienza e disponibilità da chi lavora in condizioni di organico ridotto, senza prima affrontare le carenze che ricadono direttamente sugli operatori e sull’organizzazione dell’assistenza? La vicenda è stata portata all’attenzione della rappresentanza sindacale, che ha annunciato l’intenzione di formalizzare una segnalazione attraverso i propri canali. La documentazione, attesa nei prossimi giorni, dovrebbe consentire di ricostruire ulteriormente l’accaduto e individuare eventuali responsabilità.
Gli OSS non sono numeri da spostare su una turnazione, né risorse da caricare di responsabilità senza considerare le condizioni in cui sono chiamati a operare. Sono figure essenziali nell’assistenza ospedaliera, presenti quotidianamente accanto ai pazienti e chiamate a svolgere un lavoro che richiede attenzione, professionalità e rispetto. Al Ruggi, dunque, la questione non riguarda soltanto un posto di lavoro rimasto vuoto da luglio. Al centro c’è la dignità professionale di chi continua a garantire assistenza e che oggi, secondo quanto denunciato, si troverebbe anche a dover fare i conti con parole che non dovrebbero trovare spazio in un ambiente sanitario. Ora si attendono chiarimenti e risposte da parte dell’azienda ospedaliera












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