Campi Flegrei, l’allarme di don Patriciello: «Siamo seduti su una bomba a orologeria, intervenire subito»

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di Riccardo Pucciarelli

«Non agire oggi significa piangere i morti domani». È un appello forte, diretto e privo di mezzi termini quello lanciato da don Maurizio Patriciello, il sacerdote simbolo della lotta alla criminalità organizzata e dell’impegno civile nella Terra dei Fuochi, che torna a richiamare l’attenzione sull’emergenza bradisismica dei Campi Flegrei dopo il susseguirsi delle scosse sismiche registrate negli ultimi giorni.

In un’intervista rilasciata al quotidiano La Stampa, il parroco invita istituzioni e cittadini a non sottovalutare il rischio rappresentato dall’attuale fase di intensa attività sismica, sottolineando come il territorio flegreo stia vivendo una situazione che richiede decisioni immediate e coraggiose.

«Da quarant’anni non si raggiungeva qui una magnitudo così alta. I Campi Flegrei sono una fornace ardente, siamo seduti su una bomba a orologeria e, con tutta la tecnologia di cui disponiamo, abbiamo l’obbligo morale e civile di prevenire le tragedie e non di piangere dopo», afferma don Patriciello.

Secondo il sacerdote, il nodo centrale è la prevenzione. Pur comprendendo il dramma umano che comporterebbe un eventuale trasferimento di migliaia di residenti dalle aree più esposte, ritiene che la tutela della vita debba prevalere su qualsiasi altra considerazione.

«Comprendiamo il dolore di lasciare una casa, ma è peggio piangere i morti», afferma con decisione.

Per don Patriciello esistono ancora troppe resistenze ad affrontare il problema con la necessaria determinazione.

«Ci sono interessi e resistenze che impediscono lo spostamento della popolazione, come accaduto per la bonifica della Terra dei Fuochi. Evacuare comporta costi umani elevati, ma va detta la verità alla gente per affrontare questo sforzo nell’interesse comune.»

A destare particolare inquietudine nel parroco sono anche le recenti dichiarazioni del capo della Protezione Civile, Fabio Ciciliano, che nei giorni scorsi ha evidenziato come un terremoto di intensità superiore potrebbe provocare vittime.

«Mi mettono in grande apprensione le parole del capo della Protezione Civile Fabio Ciciliano: con una scossa più pesante conteremo i morti. Dobbiamo partire da qui per fare prevenzione.»

Un’affermazione che, secondo don Patriciello, non dovrebbe essere ignorata, ma rappresentare il punto di partenza per accelerare tutte le misure di mitigazione del rischio già previste dai piani di emergenza.

Il sacerdote ribadisce come la questione non riguardi più la possibilità che possa verificarsi un evento sismico più violento, ma il momento in cui ciò potrebbe accadere.

«L’incognita non è se arriverà una scossa più forte, ma quando arriverà. Mettere la testa sotto la sabbia per non vedere il pericolo davanti a noi è il più imperdonabile degli errori.»

Da qui l’invito a prendere atto di una situazione che definisce «molto più che preoccupante».

«Sarebbe criminale minimizzarla o proiettarne avanti nel futuro le conseguenze come se non ci riguardassero.»

Don Patriciello descrive anche il clima di crescente ansia vissuto quotidianamente dalle migliaia di famiglie residenti nell’area flegrea, dove il fenomeno del bradisismo continua a manifestarsi con sciami sismici sempre più frequenti e intensi.

«A terremotarci dentro non è solo la terra che trema, ma l’ansia che non si stia facendo quanto richiede un’allerta già in corso da tempo ma che si finge non sia affar nostro.»

Il sacerdote richiama infine le responsabilità umane nella gestione dell’emergenza.

«Ignorare un male equivale a morirne. A uccidere non è solo la terra che trema, ma anche le negligenze umane e gli errori.»

L’intervento si conclude con una richiesta esplicita rivolta a Governo, Regione, Protezione Civile e a tutti gli enti coinvolti nella gestione dell’emergenza.

«Bisogna mettere in campo tutte le misure più efficaci e universalmente collaudate per gestire il pericolo e ridurre, in termini di vite umane, un danno concreto e incombente.»

Parole che si inseriscono nel dibattito sempre più acceso sulla sicurezza dei Campi Flegrei, dove il fenomeno del bradisismo continua ad alimentare preoccupazione tra la popolazione e a riaprire il confronto sulla necessità di rafforzare i piani di evacuazione, la verifica della vulnerabilità degli edifici e le strategie di protezione civile, in un territorio che gli esperti considerano tra i più delicati e monitorati d’Europa.

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