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Violenze nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, il pm chiede 14 anni per l’ex comandante Manganelli oggi in servizio a Salerno

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di Riccardo Pucciarelli

Quattordici anni di reclusione per Gaetano Manganelli, ex comandante della Polizia penitenziaria del carcere di Santa Maria Capua Vetere e oggi comandante degli agenti della casa circondariale di Salerno. È una delle richieste formulate dal pubblico ministero Alessandro Milita nel corso della requisitoria del maxiprocesso sulle violenze avvenute nell’istituto penitenziario casertano nell’aprile del 2020.

La richiesta di condanna è stata accompagnata da parole durissime rivolte direttamente all’imputato presente in aula. «Sei un criminale», ha affermato il magistrato durante il suo intervento, contestando a Manganelli un ruolo di responsabilità nella gestione di quanto accaduto all’interno del reparto Nilo dopo la protesta dei detenuti scoppiata nella fase più critica dell’emergenza Covid.

Secondo l’accusa, Manganelli avrebbe adottato una strategia volta a mantenersi distante materialmente dai pestaggi, rimanendo nel proprio ufficio mentre gli agenti intervenivano nelle sezioni detentive. Una circostanza che, per il pubblico ministero, non lo esonererebbe dalle responsabilità. La Procura sostiene infatti che l’allora comandante fosse pienamente consapevole delle violenze subite dai detenuti e delle loro conseguenze.

Per il pm Milita, Manganelli, al pari dell’altro comandante Antonio Colucci – per il quale sono stati richiesti 21 anni di reclusione – dovrebbe rispondere di tutti i principali capi d’imputazione contestati nel procedimento, tra cui tortura, depistaggio e altri reati collegati ai fatti del 6 aprile 2020, oltre alle contestazioni relative alla morte del detenuto algerino Youssef Hakimi.

Nel corso della requisitoria, il magistrato ha puntato l’attenzione anche sui provvedimenti disciplinari emessi nei confronti di quindici detenuti ritenuti promotori della protesta scoppiata dopo la scoperta di un caso di positività al Covid-19 all’interno dell’istituto. Secondo l’accusa, Manganelli era perfettamente consapevole che quei detenuti erano stati vittime di violenze.

«Come fai a fare provvedimenti disciplinari per persone pestate, per dei poveracci che sai perfettamente essere stati pestati?», ha affermato Milita rivolgendosi direttamente all’imputato. «Io ho scritto “aberrante”, si può dire “mostruoso”. Lei lo sa, e lo moltiplichi per un miliardo».

La Procura ha inoltre contestato all’ex comandante presunte incongruenze nelle dichiarazioni rese durante le indagini e nel corso del dibattimento. In un primo momento Manganelli avrebbe sostenuto di essere rimasto sempre nel proprio ufficio durante l’operazione; successivamente avrebbe invece dichiarato di essersi allontanato per seguire il trasferimento dei quindici detenuti individuati come presunti promotori della protesta.

Il processo sulle violenze di Santa Maria Capua Vetere rappresenta uno dei più rilevanti procedimenti giudiziari legati al sistema penitenziario italiano degli ultimi anni. Le indagini, avviate dopo la diffusione dei filmati delle telecamere interne, hanno ricostruito il violento intervento degli agenti nei confronti dei detenuti il 6 aprile 2020, all’indomani della protesta scoppiata per il timore del contagio da Covid-19.

Le richieste di condanna formulate dalla Procura dovranno ora essere valutate dal collegio giudicante, chiamato nei prossimi mesi a pronunciarsi sulle responsabilità dei numerosi imputati coinvolti nel procedimento. Per Gaetano Manganelli resta fermo il principio della presunzione di innocenza fino all’eventuale sentenza definitiva.

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