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Giffoni si interroga sul futuro: quando la cultura incontra il lavoro

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Di Paolo De Leo

Giffoni (Sa), 20 luglio 2026 — C’è un momento, ogni anno, in cui il Festival di Giffoni smette per un attimo di parlare solo di cinema e si trasforma in una piazza di confronto su ciò che aspetta le nuove generazioni fuori dalla sala. È successo anche quest’anno, nella giornata del 20 luglio, quando l’Istituto Nazionale Previdenza Sociale ha portato tra i ragazzi un tema che raramente si associa all’immaginario giovanile: la pensione. O meglio, il lavoro che la pensione, un giorno, dovrà sostenere.

All’incontro erano presenti il direttore regionale INPS Campania Vincenzo Tedesco, il dirigente della comunicazione Pierpaolo Sarnari e la direttrice provinciale INPS di Salerno Giovanna Baldi. Tre voci diverse, un solo filo conduttore: il futuro del sistema previdenziale italiano si gioca oggi, nelle scelte di lavoro — o di non lavoro — di chi ha vent’anni.

Un paese che invecchia e lavora poco

Tedesco non ha usato mezzi termini. Il bilancio dell’INPS, ha spiegato, regge nel presente, ma la traiettoria demografica del Paese apre scenari complessi per i prossimi decenni. Il sistema previdenziale italiano si fonda su un patto generazionale semplice quanto delicato: chi lavora oggi finanzia le prestazioni di chi ha già lavorato. Se il numero di lavoratori attivi si assottiglia, quel patto scricchiola.

Il vero nodo, però, non è solo demografico: è occupazionale. Il tasso di partecipazione al lavoro in Italia si attesta intorno al 60%, ben sotto la media dei principali partner europei. In Campania la cifra scende a circa il 45%, un divario che pesa soprattutto su due categorie: i giovani e le donne. Colmare questo scarto, ha sottolineato Tedesco, non è solo una questione di equità sociale, ma una leva concreta per contrastare gli effetti della decrescita demografica sulla tenuta dei conti pubblici.

È qui che il discorso previdenziale smette di essere un tema per addetti ai lavori e diventa una questione culturale e generazionale: senza occupazione giovanile stabile, non c’è welfare futuro possibile.

Perché l’INPS sceglie Giffoni

La scelta di portare questi temi dentro un festival cinematografico rivolto ai ragazzi non è casuale. Sarnari lo ha spiegato con chiarezza: per un ente come l’INPS, intercettare le nuove generazioni con un linguaggio che non sia quello burocratico è ormai parte della missione istituzionale. Da qui la collaborazione con RadioImmaginaria, che ha coinvolto i giovani in un’attività di doppiaggio di scene cinematografiche legate proprio ai temi previdenziali — un modo per far entrare la pensione nel vocabolario simbolico del cinema, invece che relegarla a un futuro astratto e lontano.

L’Istituto, del resto, rivendica una presenza social tra le più solide fra le amministrazioni pubbliche italiane, e a Giffoni questa strategia comunicativa si materializza anche in forma ludica: uno stand dedicato dove pure i più piccoli possono avvicinarsi, giocando, a concetti che normalmente restano estranei all’infanzia.

Salerno, laboratorio di inclusione

A chiudere l’incontro è stata Giovanna Baldi, che ha spostato l’attenzione su un altro fronte cruciale: la parità di genere e l’inclusione delle persone con disabilità. L’INPS è stata la prima amministrazione pubblica a ottenere la certificazione della parità — un riconoscimento che, ha precisato Baldi, non riguarda solo il rapporto uomo-donna, ma anche l’equilibrio tra personale anziano e giovane e le politiche rivolte a chi vive una condizione di disabilità. Tra gli strumenti concreti, uno dei sistemi di smartworking più avanzati nella pubblica amministrazione, pensato per conciliare lavoro e vita familiare.

Salerno, in particolare, è stata scelta tra le prime nove province italiane per sperimentare la riforma del decreto legislativo 62 del 2024 sull’accertamento della disabilità, avviata nel 2025. Un cambio di paradigma che Baldi ha definito quasi utopico nella sua ambizione: non più una valutazione settoriale, ma una presa in carico della persona a 360 gradi, capace di includerla non solo nella sfera lavorativa ma nell’intero progetto di vita.

Il filo che lega cinema e welfare

Non è un caso che questa riflessione trovi casa proprio a Giffoni. Il festival, da sempre, è uno spazio dove i giovani vengono ascoltati prima ancora che formati — e forse è proprio questo il punto di contatto più autentico con un tema come quello previdenziale, che vive di lungo periodo e di fiducia nel futuro. Parlare di lavoro, parità e inclusione a un pubblico di adolescenti significa scommettere che la cultura, anche quella pop del cinema, possa essere il canale più efficace per costruire consapevolezza su scelte che, altrimenti, arrivano troppo tardi.

In un’Italia che invecchia e in una Campania dove il lavoro giovanile resta un’emergenza silenziosa, l’incontro tra INPS e Giffoni racconta un tentativo, forse ancora acerbo ma sincero, di riportare il futuro — quello vero, fatto di stipendi, contributi e diritti — dentro l’immaginario di chi il futuro dovrà ancora costruirlo.

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