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Giffoni56 si apre tra lacrime ed emozione: la prima giornata è già “cosa impossibile” diventata realtà

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Di Paolo De Leo

C’è un’immagine che più di tutte racconta l’apertura della 56esima edizione del Giffoni Film Festival: non un red carpet, non un flash, ma gli occhi lucidi di un uomo che, per la prima volta, si affaccia alla platea come direttore generale. Jacopo Gubitosi ha aperto il suo primo Giffoni con la voce che si incrina e la commozione a fior di pelle, ed è stato proprio questo — più di ogni altro momento — a dare il tono a una giornata inaugurale vissuta all’insegna del tema scelto per quest’anno: “Le cose impossibili”.

Il taglio del nastro e i 5.500 giurati da 38 Paesi

Tutto è iniziato alla Cittadella del Cinema, dove il taglio del nastro ha sancito l’apertura ufficiale del festival alla presenza dell’assessore alla Cultura della Regione Campania Onofrio Cutaia, del sindaco di Giffoni Valle Piana Antonio Giuliano — affiancato, non a caso, dal baby sindaco Carmine Bilotti — e delle autorità civili e militari del territorio. Ad attenderli, 5.500 giovani giurati arrivati da 38 Paesi diversi: la platea che ogni anno trasforma il festival in qualcosa di più grande di una semplice rassegna cinematografica, una vera e propria comunità che si costruisce e si scioglie nell’arco di una settimana.

La nota di colore: quando Gubitosi non è riuscito a trattenere la commozione

È bastato poco perché il pubblico capisse che quella sera, sul palco, non c’era soltanto un discorso istituzionale da ascoltare. Al suo debutto da direttore generale, Gubitosi si è presentato ai ragazzi con gli occhi visibilmente lucidi, e in più di un passaggio la voce si è fatta incerta, tradendo un’emozione che ha sfiorato il pianto senza mai davvero cedergli il passo. Un paio di pause, quasi impercettibili, sono bastate a ricomporsi prima di riprendere il filo del discorso — piccoli istanti che in sala non sono passati inosservati e che hanno reso il suo intervento ancora più autentico.

“Essere qui con voi è qualcosa di incredibile”, ha detto, scegliendo l’ascolto come parola chiave di questa edizione e ricordando ai presenti che “Giffoni non esisterebbe senza di voi e senza le vostre famiglie”. Parole semplici, dette con la voce di chi sta vivendo un passaggio di consegne importante — quello con il fondatore storico del festival — e che ne sente, visibilmente, tutto il peso emotivo.

Gli altri interventi: da Apolito a Rinaldi, fino al saluto della Regione

Accanto a Gubitosi, il direttore artistico Luca Apolito ha invitato i giurati a riflettere sul significato dell’Icaro raffigurato sulle magliette del festival, definendolo “un Icaro collettivo” capace di smentire gli stereotipi sulle nuove generazioni. Il presidente dell’Ente Autonomo Giffoni Experience, Pietro Rinaldi, ha ricordato invece che il vero valore della manifestazione non sta nei numeri ma nelle persone che ogni anno la animano, richiamando la figura del fondatore Claudio Gubitosi, presente in sala e accolto da un lungo applauso. A chiudere la cerimonia è stato l’assessore Cutaia, che ha portato i saluti del presidente della Regione Campania Roberto Fico e ribadito il sostegno delle istituzioni a un progetto capace, ha sottolineato, di “offrire ai nostri ragazzi la possibilità di guardare, pensare ed essere protagonisti”.

L’anteprima che ha aperto il festival: Bella Ramsey protagonista di “Sunny Dancer”

Ad aprire la sezione cinema di Giffoni56 è stato “Sunny Dancer” (Leone Film Group, in sala dal 2 settembre con 01 Distribution), presentato alla presenza del regista George Jaques, della protagonista Bella Ramsey — volto noto al pubblico per “The Last of Us” e “Game of Thrones” — e del produttore Kenneth Patrie. Il film racconta l’estate di Ivy, diciassettenne mandata controvoglia dai genitori in un camp per ragazzi sopravvissuti al cancro, dove tra fughe notturne e amicizie inaspettate trova, senza cercarlo, il primo amore.

Un progetto che nasce da un vissuto personale del regista, legato alla malattia della madre, e da una scelta narrativa netta: raccontare la voglia di vivere di questi ragazzi piuttosto che la sofferenza, evitando deliberatamente ogni ambientazione ospedaliera. Bella Ramsey ha raccontato di aver ritrovato sul set una leggerezza che le era mancata da adolescente, avendo iniziato a lavorare a soli undici anni, e ha invitato i giovani presenti a essere sempre sé stessi, senza paura di mettersi in gioco. Per l’occasione, l’attrice ha ricevuto il riconoscimento “Futura – Rendere possibile l’impossibile”, realizzato dalla Scuola dell’Arte della Medaglia della Zecca dello Stato.

Gli eventi speciali: i segreti di “Wildwood” firmato Laika

Nella Sala Alberto Sordi grande attesa anche per “Wildwood – I segreti del bosco proibito”, il film in stop-motion diretto da Travis Knight e prodotto da Laika, lo studio candidato agli Oscar per tutte le sue produzioni. In sala il character designer Thibault Leclercq, l’animatore Guillem Ignasi e la doppiatrice italiana Arianna Craviotto, che hanno mostrato ai giovani spettatori venti minuti di anteprima e svelato i retroscena produttivi, incluse le ambientazioni ispirate ai boschi e ai castelli reali nei pressi di Portland, scoperti durante le lunghe passeggiate del periodo Covid. Il film arriverà nelle sale italiane il 22 ottobre.

I talent: Matilda De Angelis tra impegno civile e cinema politico

Ospite della Sala Truffaut, Matilda De Angelis ha affrontato con i giovani giurati temi di emancipazione femminile e responsabilità sociale, ripercorrendo l’esperienza della serie “Lidia Poët” e ribadendo la necessità di un ritorno a un cinema capace di raccontare la società. L’attrice ha ricevuto il Giffoni Impact Award “Il sogno di Icaro” e il premio “Futura – Rendere possibile l’impossibile”.

Impact: la testimonianza della famiglia Regeni

Momento di grande intensità nella Sala Verde, dove si è tenuto un collegamento da remoto con Claudio Regeni, Paola Deffendi e l’avvocata Alessandra Ballerini, in vista della sentenza attesa per il 28 settembre sul caso dell’omicidio di Giulio Regeni. I genitori del ricercatore hanno parlato di un percorso lungo e difficile, ribadendo la richiesta di verità e di coerenza da parte dello Stato italiano nei rapporti con i Paesi coinvolti in violazioni dei diritti umani.

Workshop: Michele Riondino e la battaglia per i diritti degli artisti

Nella Sala Blu, Michele Riondino e Cinzia Mascoli, rispettivamente membro e presidente del collettivo Artisti 7607, hanno incontrato i giurati della sezione Workshop per parlare del mestiere dell’attore e della battaglia per il riconoscimento dei diritti connessi, nata nel 2007 proprio dall’esigenza di tutelare autori e interpreti nello sfruttamento economico delle opere audiovisive. Entrambi sono stati premiati con il Giffoni Award e il premio Futura.

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