di Riccardo Pucciarelli
Si accende immediatamente il dibattito politico a Salerno dopo l’elezione dell’ingegnere Armando Zambrano alla carica di vicepresidente del Consiglio comunale. Un’elezione destinata a far discutere non tanto per il nome scelto, quanto per le modalità con cui è maturata: Zambrano, infatti, è stato eletto con 23 voti, determinanti quelli della maggioranza di centrosinistra, nonostante la vicepresidenza sia tradizionalmente considerata un ruolo di garanzia riservato all’opposizione e individuato dalla stessa minoranza.
L’esito della votazione ha di fatto fatto naufragare la candidatura sostenuta dal centrodestra, quella del consigliere comunale di Forza Italia, Sarel Malan, aprendo uno scontro istituzionale che nelle prossime ore potrebbe coinvolgere anche gli altri partiti della coalizione.
Tra i primi ad intervenire è stato il consigliere regionale di Forza Italia Roberto Celano, che ha affidato ai social una durissima riflessione sul significato politico dell’accaduto, richiamando la propria esperienza in oltre venticinque anni trascorsi nell’aula consiliare di Palazzo Guerra.
Celano ha ricordato di non aver mai chiesto né accettato incarichi di garanzia, come la vicepresidenza del Consiglio comunale o la presidenza della Commissione Trasparenza, grazie ai voti della maggioranza guidata da Vincenzo De Luca.
Secondo l’esponente azzurro, le cariche di garanzia destinate alle opposizioni devono essere attribuite esclusivamente attraverso una scelta condivisa dalle forze di minoranza, affinché possano esercitare un controllo realmente autonomo sull’operato della maggioranza.
Per Celano, quando è invece la stessa maggioranza a determinare chi debba ricoprire quei ruoli, il principio di garanzia perde completamente il proprio significato. Una dinamica che, a suo giudizio, finisce per consentire alla maggioranza di individuare interlocutori ritenuti più graditi o meno conflittuali, svuotando di fatto il ruolo politico dell’opposizione.
L’esponente di Forza Italia ha inoltre rivendicato la propria scelta, compiuta durante la sua lunga esperienza a Palazzo di Città, di rinunciare a qualsiasi incarico piuttosto che ottenerlo grazie ai voti della maggioranza. “La libertà, in politica, non si proclama ma si dimostra con i comportamenti”, è il concetto espresso nel suo intervento.
Nel mirino di Celano finisce anche quello che definisce il “metodo deluchiano”, accusato di trasformare gli organi di garanzia in strumenti di convenienza politica. Una prassi che, secondo il consigliere regionale, mortifica sia il ruolo delle opposizioni sia la dignità delle istituzioni cittadine.
L’elezione di Armando Zambrano rischia ora di trasformarsi nel primo vero terreno di scontro politico della nuova consiliatura. Il centrodestra contesta infatti non tanto la persona del neo vicepresidente, quanto il principio secondo cui un incarico istituzionalmente destinato alla minoranza sia stato determinato in maniera decisiva dai voti della maggioranza consiliare. Una vicenda destinata ad alimentare il confronto politico nelle prossime sedute di Palazzo Guerra e sulla quale sono attese ulteriori prese di posizione da parte delle forze di opposizione.













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