di Riccardo Pucciarelli
È un duro affondo quello del consigliere comunale di Salerno Democratica, Giso Amendola, che interviene nel dibattito sulla sicurezza cittadina criticando apertamente le recenti dichiarazioni del sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, in merito alla proposta di introdurre gli arresti domiciliari obbligatori per chi viola il Daspo urbano, con particolare riferimento ai parcheggiatori abusivi.
Secondo Amendola, gli appelli che il primo cittadino ha rivolto nelle ultime settimane al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi affinché il Governo intervenga con un decreto-legge sarebbero privi di qualsiasi fondamento giuridico e rischierebbero di alimentare aspettative impossibili da soddisfare.
Il consigliere sostiene che la violazione del Daspo urbano costituisce già un reato previsto dall’ordinamento, punito con sanzioni che, negli ultimi anni, sono state progressivamente irrigidite dai vari provvedimenti in materia di sicurezza. Proprio perché si tratta di una fattispecie penale, spiega, ogni eventuale misura cautelare resta di esclusiva competenza dell’autorità giudiziaria.
Amendola ricorda infatti che gli arresti domiciliari rappresentano una misura cautelare applicabile solo quando il giudice ravvisi specifiche esigenze, come il rischio di fuga, la reiterazione del reato o l’inquinamento delle prove. Per questo motivo, osserva, il sistema giuridico italiano non consente di rendere obbligatorie tali misure in modo automatico per una determinata categoria di reati.
Da qui la critica più netta nei confronti delle richieste avanzate dal sindaco. Secondo l’esponente di Salerno Democratica, parlare di arresti domiciliari obbligatori per chi viola il Daspo urbano significa proporre una soluzione che “non può esistere nel nostro ordinamento”, tanto meno attraverso un decreto-legge promosso dal Ministero dell’Interno.
Per Amendola il problema non riguarda soltanto la correttezza giuridica delle dichiarazioni, ma soprattutto il rapporto di fiducia con i cittadini. A suo avviso, continuare a prospettare provvedimenti irrealizzabili rischia di trasformare il tema della sicurezza in uno strumento di propaganda, alimentando aspettative destinate inevitabilmente a essere disattese e preparando il terreno a future attribuzioni di responsabilità verso altri livelli istituzionali.
Il consigliere critica inoltre quella che definisce la rappresentazione “teatrale” dello “sceriffo”, sostenendo che negli anni il dibattito sulla sicurezza sia stato spesso accompagnato dall’individuazione di nuove categorie considerate problematiche, fino ad arrivare – afferma polemicamente – a costruire figure sociali più funzionali alla narrazione politica che a una reale analisi del fenomeno.
In conclusione, Amendola ribadisce che nessun decreto del ministro Piantedosi potrà introdurre l’obbligatorietà degli arresti domiciliari per chi viola il Daspo urbano, poiché qualsiasi misura cautelare continuerà a dipendere dalla valutazione del giudice. Da qui l’invito rivolto al sindaco ad affrontare il tema della sicurezza con maggiore rigore istituzionale e giuridico, evitando annunci che, secondo il consigliere, finiscono per compromettere la credibilità delle politiche urbane e il rapporto di fiducia con i cittadini.













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