Lavitola, la Dda: “Fu lui a ordinare l’attentato a Ranucci”

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La Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Roma punta dritto su Valter Lavitola nell’inchiesta sull’attentato dinamitardo compiuto il 16 ottobre 2025 davanti all’abitazione del giornalista di Report Sigfrido Ranucci. Nel decreto di perquisizione e sequestro firmato dal sostituto procuratore Edoardo De Santis, l’ex faccendiere salernitano viene indicato come il presunto mandante dell’azione criminale e il principale punto di raccordo tra gli esecutori materiali e chi avrebbe ideato l’attacco.Secondo la ricostruzione degli investigatori, Lavitola avrebbe incaricato Clesio Tavares Gomes di reperire persone disponibili a realizzare l’attentato e di procurare l’esplosivo necessario. Lo stesso Lavitola, sempre secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe preso parte insieme a Gomes a un sopralluogo nei pressi dell’abitazione di Ranucci già un mese prima dell’esplosione, avvenuta a Torvaianica il 16 ottobre scorso.Nel provvedimento si legge che Gomes avrebbe poi reclutato gli altri componenti del gruppo operativo, mentre Lavitola avrebbe mantenuto il ruolo di mandante dell’intera operazione. Agli esecutori viene contestato di aver preparato e collocato un ordigno artigianale contenente la cosiddetta “gelatina da cava”, fatto esplodere davanti all’abitazione del giornalista, provocando ingenti danni alle auto della famiglia Ranucci, al cancello e al muro di cinta. Per gli inquirenti l’esplosione avrebbe potuto avere conseguenze ben più gravi, vista la presenza di veicoli alimentati a gas parcheggiati nelle vicinanze.Le indagini, coordinate dalla Dda di Roma e sviluppate dai Carabinieri del Nucleo Investigativo, si fondano su intercettazioni telefoniche, analisi dei tabulati e attività tecniche che avrebbero consentito di ricostruire i rapporti tra Lavitola e Gomes. Un elemento ritenuto significativo riguarda il sopralluogo effettuato il 15 settembre 2025 nei pressi della casa del giornalista, localizzato attraverso le celle telefoniche dei due indagati. Gli investigatori attribuiscono inoltre a Lavitola un ruolo nella successiva fuga all’estero di Gomes. Dalle conversazioni intercettate emergerebbe infatti che l’ex faccendiere si sarebbe attivato per far partire il collaboratore verso il Camerun e per garantirgli assistenza legale, circostanze che la Procura considera ulteriori indizi del suo coinvolgimento nell’organizzazione dell’attentato. Proprio sulla base di questi elementi, il pubblico ministero ha disposto la perquisizione personale di Lavitola e delle abitazioni nella sua disponibilità, tra cui un appartamento a Roma e una residenza a Terracina, oltre al sequestro di telefoni cellulari, computer, tablet, hard disk e di ogni documento ritenuto utile alle indagini. L’obiettivo è acquisire elementi che consentano di ricostruire i rapporti tra gli indagati, individuare eventuali complici e verificare l’esistenza di ulteriori prove sull’organizzazione dell’attentato.

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