di Riccardo Pucciarelli
Continua ad infiammare il dibattito politico cittadino la delicata vicenda che vede contrapposti il Comune di Salerno e la proprietà del Grand Hotel Salerno, uno dei principali simboli dell’accoglienza turistica del capoluogo. Al centro dello scontro vi è il presunto maxi-debito tributario contestato dall’Amministrazione comunale alla società che gestisce la struttura alberghiera, una somma che, secondo quanto reso noto dal sindaco Vincenzo De Luca, ammonterebbe a circa 8,85 milioni di euro tra IMU e TARI non versate nel corso degli anni, oltre ad ulteriori contestazioni amministrative relative alla convenzione urbanistica e ad altri adempimenti. L’Amministrazione ha inoltre avviato il procedimento che potrebbe portare, in caso di mancata regolarizzazione, alla sospensione dell’attività e successivamente alla revoca della licenza dell’albergo.
Una posizione durissima quella assunta dal primo cittadino, che nelle scorse settimane ha annunciato di non voler percorrere alcuna strada conciliativa, ribadendo che il Comune intende recuperare integralmente le somme ritenute dovute e che, in assenza di un saldo entro i termini fissati, potrebbero scattare i provvedimenti previsti dal regolamento comunale.
Ma mentre il confronto politico e amministrativo si inasprisce, emerge con forza una diversa chiave di lettura della vicenda. A porla al centro del dibattito è la consigliera comunale di Fratelli d’Italia, l’avvocata Ersilia Trotta, che invita tutti a spostare l’attenzione sulle conseguenze sociali che un’eventuale chiusura dell’albergo potrebbe provocare.
«La vicenda politica del Grand Hotel Salerno – afferma Trotta – sta appassionando tutta la città, tuttavia vi sono elementi politici che, a prescindere dalla loro condivisibilità, rischiano di mettere in ombra un elemento sociale che va invece urgentemente evidenziato».
Per l’esponente di opposizione, infatti, il punto centrale non riguarda esclusivamente il contenzioso economico tra Palazzo di Città e la proprietà della struttura, ma il futuro delle decine di persone che ogni giorno lavorano all’interno dell’albergo.
«La sola ipotesi di una chiusura del Grand Hotel – sottolinea – paventa una gravissima crisi occupazionale per dipendenti e maestranze che operano quotidianamente nella struttura, sia direttamente che attraverso l’indotto. Pensare di chiudere una realtà così importante senza nemmeno un cenno ai lavoratori significa aver smarrito il valore sociale della politica, trasformando una vicenda amministrativa in uno scontro combattuto sopra la testa della gente.»
La consigliera di Fratelli d’Italia critica inoltre quello che definisce un approccio eccessivamente semplicistico alla questione.
«La faciloneria con cui viene affrontata questa vicenda – prosegue – non può prescindere dall’attenzione ai lavoratori e dalla garanzia della tutela dei livelli occupazionali.»
Trotta punta poi l’indice anche contro il mondo sindacale.
«Avverto con amarezza il silenzio dei sindacati e delle organizzazioni della sinistra che, almeno a parole, dichiarano di avere sempre a cuore la difesa dei lavoratori ma che oggi sembrano timorosi di disturbare il manovratore.»
Da qui l’impegno assunto pubblicamente.
«Vigilerò personalmente sul mantenimento dei livelli occupazionali del Grand Hotel Salerno, offrendo il mio sostegno dentro e fuori il Consiglio comunale a tutela dei lavoratori.»
L’appello finale è rivolto direttamente al sindaco.
«Chiedo ufficialmente al primo cittadino di desistere anche dalla sola ipotesi verbale di chiudere il Grand Hotel Salerno, indipendentemente dalla fondatezza delle contestazioni mosse alla proprietà. Costruire uno scontro sulla pelle dei lavoratori non può trovare spazio nella nuova politica che la città merita.»
Le parole della consigliera introducono così un tema che fino ad oggi era rimasto quasi sullo sfondo del confronto pubblico. Se da un lato resta aperta la questione della legalità e dell’accertamento delle eventuali responsabilità economiche e amministrative della società proprietaria della struttura, dall’altro emerge con forza la necessità di salvaguardare il futuro occupazionale di decine di famiglie salernitane che nulla hanno a che vedere con il contenzioso in corso.
Una vicenda destinata a far discutere ancora a lungo, nella quale la sfida sarà trovare un punto di equilibrio tra il doveroso rispetto delle regole, la tutela degli interessi dell’ente pubblico e la salvaguardia di uno dei più importanti poli turistici della città e dei posti di lavoro che esso garantisce.













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