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Carburanti, Urso: «Prezzi in linea con l’Europa». Ma i numeri raccontano un’altra storia alla pompa

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di Riccardo Pucciarelli

«Il prezzo dei carburanti in Italia è in linea con quello degli altri Paesi europei». È quanto sostiene il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, annunciando la convocazione delle principali compagnie petrolifere per chiedere un più rapido trasferimento ai consumatori dei ribassi delle quotazioni internazionali del petrolio.

Secondo il ministro, le misure adottate dal Governo fin dall’inizio della crisi internazionale avrebbero consentito di mantenere i prezzi italiani allineati a quelli del resto d’Europa. Una lettura che, però, viene solo parzialmente confermata dai dati ufficiali, se poi guardiamo i prezzi finali alla pompa.

Le più recenti rilevazioni della Commissione Europea mostrano infatti che il prezzo medio della benzina nell’Unione Europea si attesta intorno a 1,73 euro al litro, mentre in Italia supera gli 1,85 euro. Ancora più marcata la differenza sul gasolio: la media europea è di circa 1,71 euro al litro, contro quasi 1,95 euro registrati nel nostro Paese.

Tradotto in percentuali, gli automobilisti italiani pagano oggi circa il 7% in più della media europea per la benzina e quasi il 14% in più per il diesel. Numeri che collocano l’Italia stabilmente tra i Paesi con i carburanti più costosi dell’Unione, alle spalle soltanto di alcune nazioni caratterizzate da una pressione fiscale particolarmente elevata, come Danimarca, Finlandia e Paesi Bassi.

Se è quindi vero che esistono Stati europei dove fare rifornimento costa ancora di più, è altrettanto vero che definire i prezzi italiani “in linea” con quelli europei rischia di fornire un’immagine poco aderente alla realtà. L’Italia non si colloca nella media continentale, ma nella fascia alta della classifica.

Il peso delle accise e dell’Iva continua infatti a incidere in maniera significativa sul prezzo finale pagato dagli automobilisti. Una componente fiscale che, nonostante i recenti interventi temporanei del Governo per contenere gli effetti delle tensioni internazionali sui mercati energetici, mantiene il nostro Paese tra quelli dove il pieno pesa maggiormente sui bilanci di famiglie e imprese.

Urso, tuttavia, intravede margini di miglioramento. «L’andamento delle quotazioni internazionali lascia intravedere possibili riduzioni del prezzo alla pompa nelle prossime settimane», ha dichiarato, spiegando di aver convocato le compagnie petrolifere affinché i ribassi del greggio vengano trasferiti più rapidamente ai consumatori.

Il ministro richiama anche le valutazioni dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, secondo cui il ritorno a condizioni di normalità sarà graduale e strettamente legato all’evoluzione delle tensioni geopolitiche, ancora elevate soprattutto nell’area del Golfo Persico.

La speranza degli automobilisti italiani è che questa volta il consueto meccanismo del “razzo e piuma” – prezzi che salgono immediatamente quando aumenta il petrolio ma scendono con estrema lentezza quando il greggio cala – venga finalmente superato. Perché, al di là delle dichiarazioni politiche, sono i numeri alla pompa a misurare il reale costo della mobilità.

Secondo gli ultimi dati disponibili, quei numeri raccontano che fare rifornimento in Italia continua a costare sensibilmente più della media europea.

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