Dentro era inferno”: il racconto choc di un poliziotto penitenziario dopo il rogo nel reparto femminile. Il SAPPE lancia l’allarme sicurezza: “Senza il coraggio degli agenti oggi parleremmo di una tragedia”
Ci sono interventi che segnano una carriera. E altri che restano impressi nella memoria per tutta la vita. È quanto accaduto alla Casa Circondariale di Salerno, dove un incendio sviluppatosi nell’area di transito del reparto femminile ha rischiato di trasformarsi in tragedia, lasciando intossicati sette agenti della Polizia Penitenziaria e il Comandante di Reparto, tutti trasportati in ospedale dopo aver inalato monossido di carbonio e fumi tossici.
Secondo la ricostruzione fornita dal SAPPE, il rogo sarebbe stato provocato da una detenuta che, dopo aver appiccato le fiamme, si sarebbe barricata nel bagno della cella. Determinante il tempestivo intervento del personale penitenziario, che è riuscito a mettere in salvo due detenute intrappolate nell’area invasa dal fumo.
A raccontare quei drammatici minuti è uno degli agenti intervenuti, con oltre trent’anni di servizio alle spalle.
“Erano le 8:10, avevo appena finito il turno, mi ero cambiato e stavo andando via. Poi l’allarme generale. Quel suono ti gela il sangue”, racconta. “Ho visto il fumo nero uscire dal reparto transito femminile e ho capito subito che non c’era tempo da perdere”.
L’agente descrive scene drammatiche: corridoi invasi dal fumo, visibilità azzerata, aria irrespirabile e le urla delle detenute che chiedevano aiuto dall’interno delle stanze.
“Era inferno. Il fumo bruciava gli occhi e toglieva il respiro. Dentro non si vedeva nulla, solo buio e fumo. Mi sono fatto strada con una mano sul muro, passo dopo passo, cercando di restare lucido”, spiega. “Poi le fiamme, alte e violente. Ma in quei momenti non pensi. Vai avanti e basta. È lì che capisci davvero cosa significa indossare una divisa”.
Il poliziotto e i colleghi sono riusciti a raggiungere le celle e a portare fuori le detenute una alla volta, sfidando condizioni estreme. “Ogni respiro era una lotta. Ogni passo una scelta”, racconta ancora.
Il bilancio finale parla di un reparto completamente distrutto dalle fiamme e di otto appartenenti alla Polizia Penitenziaria finiti in ospedale. Dopo il salvataggio, per loro sono scattati immediatamente i protocolli sanitari: disintossicazione, quattro lavaggi, ossigenoterapia e persino il trattamento in camera iperbarica.
“Momenti duri, affrontati insieme”, racconta l’agente. “Oggi siamo qui, ancora una volta fianco a fianco, a poter raccontare quello che è successo”.
Durissimo il commento del SAPPE, che denuncia ancora una volta le criticità all’interno degli istituti penitenziari italiani. “Se oggi non piangiamo conseguenze ben più gravi è esclusivamente grazie al coraggio e alla professionalità del personale intervenuto”, ha dichiarato Donato Capece, segretario generale del sindacato.
Il SAPPE punta il dito soprattutto sulla carenza di adeguati dispositivi di protezione per affrontare emergenze di questo tipo. “È inaccettabile che nel 2026 il personale sia ancora costretto a operare in ambienti saturi di fumo tossico senza adeguata protezione delle vie respiratorie”, denuncia Marianna Argenio.
L’episodio riaccende così il dibattito sulle condizioni di sicurezza negli istituti penitenziari italiani, dove — denuncia il sindacato — incendi, aggressioni ed emergenze ad alto rischio starebbero diventando sempre più frequenti.
“Non chiediamo privilegi”, conclude il SAPPE, “ma il diritto di lavorare in sicurezza e tornare a casa dalle proprie famiglie al termine del servizio”.













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