Da Formia a Roma per una supplenza: 400 chilometri al giorno senza certezze

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La storia di Antonio Pascariello, educatore supplente: sveglia all’alba, due ore di treno e nessuna garanzia di lavoro. Come lui, circa mille insegnanti coprono le assenze nelle scuole dell’infanzia della Capitale.

Ogni mattina la sveglia suona prima dell’alba. Alle 5 Antonio Pascariello è già sul treno diretto a Roma, partendo da Formia, in provincia di Latina, con una sola certezza: affrontare 168 chilometri di viaggio. Sul lavoro, invece, nessuna garanzia.

Da otto anni è questa la quotidianità dell’educatore supplente, impegnato nelle scuole dell’infanzia della Capitale con contratti giornalieri. Una corsa contro il tempo e contro l’incertezza, fatta di attese e speranze che spesso si consumano tra i binari ferroviari.

Antonio raggiunge Roma Termini dopo circa due ore di viaggio, senza sapere ancora se quel giorno lavorerà oppure no. Solo verso le 8 del mattino arriva la chiamata dagli uffici comunali che gli comunicano l’eventuale assegnazione e la scuola in cui dovrà prendere servizio. «Ogni giorno una scuola diversa», racconta chi vive questa realtà da anni.

Ma non sempre la telefonata arriva. In quei casi, non resta che tornare indietro: altri 168 chilometri verso casa, per un totale di circa 400 chilometri in una giornata senza stipendio e senza alcun compenso per le spese sostenute.

Quella di Antonio non è una vicenda isolata. Sono circa mille gli educatori iscritti alle liste MAD – “Messa a disposizione” – del Comune di Roma, chiamati a coprire le supplenze giornaliere nelle scuole dell’infanzia. Molti di loro arrivano anche da fuori regione, persino dalla Campania, affrontando lunghi spostamenti nella speranza di una giornata lavorativa.

Il sistema scolastico romano, spiegano gli addetti ai lavori, si regge anche grazie a questi supplenti. Al momento, infatti, non esiste una graduatoria strutturata per le scuole dell’infanzia e le assenze delle insegnanti vengono colmate proprio attraverso le chiamate giornaliere degli iscritti alle MAD.

Un meccanismo essenziale ma precario, che costringe centinaia di lavoratori a vivere nell’attesa quotidiana di una chiamata. Da anni, chi è inserito in queste liste si alza ogni mattina all’alba, pronto a partire senza sapere se, quel giorno, il lavoro arriverà davvero.

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