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Addio a Carlin Petrini, il rivoluzionario del cibo buono, pulito e giusto

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di Riccardo Pucciarelli

È morto Carlo “Carlin” Petrini, fondatore di Slow Food, ideatore di Terra Madre e tra le personalità italiane più influenti nel dibattito internazionale sull’alimentazione sostenibile. Aveva 76 anni. Si è spento nella tarda serata del 21 maggio 2026 nella sua abitazione di Bra, in provincia di Cuneo, la città piemontese dove era nato nel 1949 e dalla quale aveva costruito un movimento capace di cambiare il modo di pensare il cibo in tutto il mondo. La notizia è stata resa nota dalla stessa Slow Food con un comunicato ufficiale.

La scomparsa di Petrini segna la fine di una delle figure più rappresentative della cultura agroalimentare contemporanea. Gastronomo, giornalista, scrittore e attivista, è stato l’uomo che ha trasformato una battaglia culturale locale in una rete internazionale presente in decine di Paesi, fondata sul principio del diritto universale a un cibo «buono, pulito e giusto».

Nato a Bra il 22 giugno 1949, Carlo Petrini crebbe nel cuore del Piemonte contadino. Dopo gli studi si dedicò al giornalismo e all’attività culturale, sviluppando una crescente attenzione verso le tradizioni alimentari e la tutela delle produzioni locali. Negli anni Ottanta diede vita ad ArciGola, associazione che nel 1986 rappresentò il nucleo originario di quello che sarebbe diventato Slow Food.

L’idea nacque come risposta culturale all’omologazione alimentare e all’avanzata del fast food. Petrini sosteneva che il cibo non dovesse essere considerato soltanto una merce, ma un elemento fondamentale della cultura, dell’identità dei territori e della qualità della vita. Da questa intuizione prese forma un movimento destinato a diventare globale.

Nel 1989, a Parigi, il manifesto internazionale di Slow Food sancì la nascita ufficiale del movimento mondiale. Simbolo dell’associazione divenne la chiocciola, emblema della lentezza come valore positivo e scelta consapevole contro la frenesia dei consumi.

L’eredità più nota di Petrini è senza dubbio Slow Food, organizzazione che oggi riunisce migliaia di soci e comunità locali in tutto il mondo. La sua filosofia si è condensata nella celebre formula: «Buono, pulito e giusto»

Tre parole che sintetizzano una visione secondo cui il cibo deve essere gustoso, prodotto nel rispetto dell’ambiente e garantire condizioni eque ai produttori agricoli.

Attraverso Slow Food, Petrini ha promosso la tutela della biodiversità agricola, la difesa delle produzioni tradizionali, il contrasto allo spreco alimentare e la valorizzazione dei piccoli produttori. Per milioni di persone nel mondo, il suo messaggio ha rappresentato un nuovo modo di interpretare il rapporto tra uomo, natura e alimentazione.

Se Slow Food è stato il movimento, Terra Madre è stata la sua dimensione globale. Lanciata nei primi anni Duemila, la rete internazionale voluta da Petrini ha riunito agricoltori, allevatori, pescatori, studiosi e comunità indigene provenienti da ogni continente. L’obiettivo era creare un dialogo mondiale sui temi dell’agricoltura sostenibile, della sovranità alimentare e della tutela delle culture locali.

Attraverso i grandi incontri di Torino e le numerose iniziative internazionali, Terra Madre è diventata uno dei principali forum mondiali dedicati al futuro del cibo.

Tra le opere più significative di Petrini vi è anche la fondazione, nel 2004, dell’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, il primo ateneo al mondo dedicato allo studio interdisciplinare del cibo. L’università, nata nelle Langhe, forma studenti provenienti da decine di Paesi e rappresenta una delle più concrete realizzazioni del pensiero petriniano.

Nel corso della sua carriera Petrini è stato invitato a intervenire in sedi internazionali prestigiose, dalle Nazioni Unite ai vertici sul clima. La sua attività gli valse importanti riconoscimenti, tra cui il titolo di “Campione della Terra” assegnato dal Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente nel 2013 e il ruolo di ambasciatore FAO per gli obiettivi di sviluppo sostenibile legati alla lotta contro la fame.

Nel 2008 il quotidiano britannico The Guardian lo inserì tra le cinquanta persone che avrebbero potuto contribuire a salvare il pianeta, mentre numerose istituzioni accademiche e culturali ne riconobbero il valore innovativo.

Pur avendo lasciato nel 2022 la presidenza internazionale di Slow Food, affidata a Edward Mukiibi, Petrini continuò a essere il principale punto di riferimento morale del movimento. Egli stesso dichiarò che il vero successo di un fondatore consiste nel vedere la propria creatura proseguire senza dipendere dalla sua presenza.

Negli ultimi anni aveva continuato a intervenire nel dibattito pubblico sui temi dell’ambiente, del cambiamento climatico e dello spreco alimentare, che considerava una delle grandi emergenze del nostro tempo.

Secondo diverse ricostruzioni giornalistiche, era malato da tempo, pur mantenendo fino agli ultimi mesi una significativa attività pubblica e culturale.

Fra le frasi che più lo rappresentano vi era il motto: «Chi semina utopia raccoglie realtà».

Una sintesi perfetta della sua esistenza. Petrini ha infatti dimostrato come idee considerate inizialmente marginali – la tutela della biodiversità, il consumo consapevole, la sostenibilità alimentare, il rispetto dei piccoli produttori – possano trasformarsi in principi condivisi a livello globale.

La morte di Carlin Petrini lascia un vuoto profondo nel mondo della cultura agroalimentare internazionale. Tuttavia, il suo lascito sopravvive nelle migliaia di comunità Slow Food presenti nel mondo, nei Presìdi che salvano produzioni tradizionali dall’estinzione, negli studenti formati a Pollenzo e nelle reti di agricoltori che continuano a credere in un modello alimentare più equo e sostenibile.

Da Bra al pianeta, Carlo Petrini ha insegnato che il cibo non è soltanto nutrimento. È cultura, identità, ambiente, giustizia sociale e futuro. Per questo la sua scomparsa non riguarda soltanto il mondo dell’enogastronomia, ma l’intera società contemporanea

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