di Riccardo Pucciarelli
Una partecipata assemblea pubblica si è svolta questa mattina nella darsena del porto di Salerno, dove cittadini, associazioni ambientaliste, rappresentanti del mondo del lavoro e diversi candidati alla carica di sindaco si sono ritrovati per discutere del futuro dello scalo commerciale e delle conseguenze dell’ulteriore ampliamento previsto dall’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centrale.

L’iniziativa, promossa da comitati civici e associazioni impegnate nella tutela del territorio, ha registrato la presenza di numerosi cittadini preoccupati per l’impatto ambientale e urbanistico delle opere in programma. Tra i candidati a sindaco intervenuti figuravano Zambrano, Lanocita, Marenghi, Barone e Turchi, che hanno ascoltato le istanze dei residenti e illustrato le rispettive posizioni sul rapporto tra sviluppo portuale e qualità della vita.
Ad aprire l’incontro è stato il giornalista Enzo Ragone, già volto noto della Rai, da sempre vicino alle battaglie per la difesa dell’ambiente e del territorio. Ragone ha sottolineato l’importanza di un confronto pubblico e trasparente su un tema che incide profondamente sulla salute dei cittadini e sull’assetto urbanistico di Salerno.

Tra gli interventi più significativi quello di Rosa Carafa, presidente di Italia Nostra, che ha ribadito la necessità di una rigorosa valutazione degli effetti ambientali e sanitari derivanti dall’aumento del traffico marittimo e veicolare.
Presente anche una rappresentanza dei Cantieri Sorienta, nella persona di Francesco Cappuccio, insieme ad altri esponenti politici e candidati alle prossime elezioni amministrative.

Particolarmente incisivo l’intervento dell’ingegnere Gianpaolo Lambiase, che ha espresso forti perplessità sulla strategia di sviluppo perseguita dall’Autorità Portuale di Napoli e Salerno. Secondo Lambiase, le decisioni assunte finora sembrano rispondere soprattutto agli interessi di armatori, autotrasportatori e operatori economici legati al trasporto marittimo, trascurando completamente le ricadute sulla città e sui suoi abitanti.
Lambiase ha richiamato i dati ormai consolidati sull’inquinamento atmosferico prodotto dalle navi portacontainer, che sostano per intere giornate con i motori accesi, diffondendo emissioni nelle zone di via Ligea, via Porto e del Canalone. “L’impatto economico sul territorio comunale è pressoché nullo – ha affermato – mentre i costi ambientali e sanitari ricadono interamente sui cittadini”.
Il tecnico ha inoltre evidenziato come il traffico pesante diretto e proveniente dal porto stia compromettendo l’accessibilità all’intera città. Un nodo aggravato dal mancato utilizzo delle due gallerie realizzate con un investimento superiore ai 100 milioni di euro e oggi di fatto inutilizzate. “Dovevano migliorare la circolazione – ha osservato – ma al momento non hanno alcuno sbocco concreto. Le ipotesi progettuali prospettate prevedono viadotti e strutture che superano palazzi e abitazioni, con un ulteriore impatto devastante sul tessuto urbano”.
Secondo Lambiase, si tratta di un evidente spreco di risorse pubbliche, destinato ad aggravarsi qualora si procedesse senza una revisione complessiva dei programmi di ampliamento del porto. Da qui l’appello finale a proseguire una mobilitazione forte e determinata affinché i progetti vengano completamente ripensati.
L’incontro si è concluso con un messaggio condiviso da gran parte dei partecipanti: il porto rappresenta una risorsa strategica, ma il suo sviluppo non può prescindere dalla tutela della salute, dell’ambiente e della vivibilità urbana. La richiesta rivolta alle istituzioni e ai futuri amministratori è chiara: avviare un confronto serio, fondato su dati scientifici e sulla partecipazione dei cittadini, per costruire un modello di crescita sostenibile e compatibile con il benessere della comunità salernitana.













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