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Morte del bracciante indiano a Salerno, la Procura chiarisce: “Nessun legame con caporalato o sfruttamento”

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La nota firmata dal procuratore Cantone smentisce le ipotesi circolate nelle scorse settimane. Attesi gli esiti dell’autopsia per chiarire definitivamente le cause del decesso

Nuovi elementi emergono sulla morte di Paul Neeraj, il cittadino indiano deceduto il 24 aprile all’ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno, dopo il ricovero avvenuto lo scorso 13 aprile in gravissime condizioni. Con una nota ufficiale firmata dal procuratore della Repubblica Raffaele Cantone, la Procura di Salerno ha voluto fare chiarezza su una vicenda che nelle ultime settimane aveva alimentato interrogativi e ipotesi legate a possibili condizioni di sfruttamento lavorativo o al fenomeno del caporalato. Secondo quanto emerso dalle prime verifiche investigative, non ci sarebbero elementi che colleghino il decesso a episodi di sfruttamento nei campi, esposizione a sostanze tossiche o condizioni riconducibili al caporalato, fenomeno particolarmente attenzionato nella Piana del Sele. La Procura precisa infatti che le gravi condizioni cliniche dell’uomo non sembrano riconducibili a una prolungata esposizione ad agenti chimici, solventi o sostanze urticanti eventualmente contratte durante attività agricole o negli allevamenti bufalini della zona.

Dagli accertamenti finora svolti emerge inoltre che Neeraj non era stato abbandonato davanti al nosocomio, come inizialmente ipotizzato. L’uomo sarebbe infatti giunto in ospedale con mezzi propri, accompagnato da alcuni connazionali, tra cui un familiare stretto che sarebbe rimasto al suo fianco durante tutta la fase dei primi accertamenti sanitari e in costante contatto con il personale medico nel corso della degenza. Altro elemento chiarito dalla Procura riguarda la sua situazione personale: il cittadino indiano risiedeva in provincia di Napoli e si sarebbe trasferito temporaneamente a Salerno presso un familiare proprio a causa del peggioramento delle sue condizioni di salute.

Il quadro clinico riscontrato all’arrivo al Ruggi sarebbe apparso da subito particolarmente compromesso e caratterizzato da numerose gravi patologie pregresse. Per ricostruire in modo definitivo le cause del decesso, la Procura ha comunque disposto un accertamento autoptico e ulteriori indagini. Solo dopo il deposito degli esiti dell’autopsia, attesi nelle prossime settimane, il pubblico ministero titolare del fascicolo assumerà le eventuali determinazioni del caso.

La nota della Procura punta così a riportare la vicenda su un piano strettamente giudiziario e scientifico, sgombrando il campo da ricostruzioni premature e ipotesi non supportate dagli elementi investigativi raccolti finora.

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