Il confronto tra Italia e Unione Europea sui conti pubblici entra in una fase sempre più delicata. Da un lato Bruxelles ribadisce con fermezza che nessuno Stato membro può decidere autonomamente di uscire dal Patto di stabilità; dall’altro il governo italiano continua a chiedere maggiore flessibilità per affrontare l’emergenza economica legata soprattutto ai costi dell’energia e al rallentamento della crescita.
Il messaggio arrivato dalla Commissione europea è stato netto. “Non esiste alcuna possibilità per uno Stato membro di uscire unilateralmente dal Patto di stabilità e crescita”, ha spiegato un portavoce dell’esecutivo comunitario, ricordando che le regole fiscali europee restano vincolanti per tutti i Paesi dell’Unione. Una risposta che arriva dopo giorni di tensioni politiche interne italiane e dopo le aperture della Lega sulla possibilità di ricorrere a uno scostamento di bilancio anche senza un accordo europeo condiviso.
A rafforzare la linea di Bruxelles è intervenuto anche il commissario europeo all’Economia Valdis Dombrovskis, secondo cui oggi non esistono le condizioni economiche straordinarie che giustificherebbero una sospensione generalizzata del Patto come avvenuto durante la pandemia. Dombrovskis ha infatti sottolineato che l’Europa non si trova in una fase di “grave recessione” e ha ricordato che l’Italia, almeno fino a questo momento, non ha formalmente presentato alcuna richiesta di deroga.
Nonostante il muro alzato da Bruxelles, il governo italiano continua però a lasciare aperta ogni opzione. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha spiegato che molto dipenderà dall’evoluzione del dibattito europeo, rilanciando la necessità di ottenere per le spese energetiche la stessa flessibilità già riconosciuta dall’Europa per gli investimenti nella difesa.
Sulla stessa linea anche il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che negli ultimi giorni ha più volte evocato la possibilità di utilizzare le clausole previste dalle nuove regole europee. Secondo Giorgetti, il Patto di stabilità riformato contiene già strumenti di flessibilità pensati proprio per affrontare situazioni eccezionali.
Il ministro ha fatto riferimento in particolare agli articoli 25 e 26 delle nuove norme europee: il primo consente deroghe generali in circostanze straordinarie, mentre il secondo permette interventi nazionali specifici, già utilizzati da sedici Paesi europei per finanziare le spese legate alla difesa. “Sarebbe imbarazzante chiedere una deroga per finanziare la difesa e non per aiutare famiglie e imprese alle prese con il caro energia”, ha dichiarato Giorgetti, rivendicando che eventuali misure straordinarie avrebbero come unico obiettivo la tutela dell’economia italiana e non esigenze di consenso politico.
Il titolare del Tesoro ha comunque precisato che un eventuale scostamento di bilancio non potrebbe essere deciso unilateralmente dal governo, ma dovrebbe passare attraverso un voto parlamentare.
Nel frattempo Bruxelles continua a richiamare tutti gli Stati membri alla prudenza. Secondo Dombrovskis, dopo gli anni della pandemia e della crisi energetica causata dalla guerra in Ucraina, molti Paesi europei si trovano oggi con livelli elevati di debito e deficit, mentre il contesto economico internazionale è profondamente cambiato rispetto all’epoca del Covid. Se allora i tassi d’interesse erano vicini allo zero e consentivano ampie politiche espansive, oggi il costo del denaro è molto più alto e limita fortemente la possibilità di finanziare nuova spesa pubblica attraverso il debito.
Per questo motivo la Commissione europea invita i governi ad adottare misure mirate e sostenibili, sfruttando gli spazi di flessibilità già previsti dal nuovo sistema di governance economica senza compromettere la stabilità finanziaria.
Lo stesso Giorgetti ha ribadito che il governo italiano non intende mettere in discussione la tenuta dei conti pubblici. “La stabilità finanziaria è la precondizione per la crescita”, ha assicurato il ministro, confermando la volontà dell’Italia di restare all’interno del percorso europeo pur chiedendo strumenti più adatti ad affrontare una fase economica considerata ancora straordinaria.
Nel dibattito entra anche il tema del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Secondo Giorgetti, l’Europa dovrebbe valutare con maggiore attenzione la possibilità di riorganizzare i fondi del Pnrr ancora inutilizzati, destinandoli a politiche industriali ed energetiche considerate oggi prioritarie.
Parallelamente Bruxelles prepara anche un rafforzamento delle procedure di controllo sui conti pubblici. Dombrovskis ha annunciato la volontà della Commissione di rendere le procedure d’infrazione più rapide, automatiche e severe, con meno proroghe e tempi più stringenti per i Paesi che non rispettano gli obiettivi concordati.
L’impressione è che nei prossimi mesi il confronto tra Roma e Bruxelles sarà destinato a intensificarsi ulteriormente, soprattutto mentre l’Europa cerca un equilibrio tra rigore finanziario e necessità di sostenere economie ancora fragili dopo anni di crisi consecutive.












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