Inchiesta escort a Milano, i calciatori replicano: “Totalmente estranei ai fatti”

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Arrivano le prime prese di posizione pubbliche dei calciatori finiti, senza essere indagati, al centro dell’inchiesta della Procura di Milano sul presunto giro di escort e festini nella movida milanese. Diversi giocatori hanno scelto di rompere il silenzio per respingere ogni coinvolgimento e tutelare la propria immagine.

Tra questi Rafael Leão, attaccante del Milan, che sui social ha chiarito la sua posizione: «Sono totalmente estraneo ai fatti, non sono coinvolto e non ho commesso alcun reato», invitando inoltre a non associare il suo nome alla vicenda «in modo arbitrario o superficiale». Il giocatore ha anche annunciato di aver dato mandato ai legali per difendere la propria reputazione.

Sulla stessa linea Marcus Holmgren Pedersen, difensore del Torino, che ha smentito ogni legame con i fatti emersi nell’indagine, parlando di notizie «non corrispondenti alla realtà» e preannunciando azioni legali contro eventuali ulteriori riferimenti impropri.

Decisa anche la replica di Riccardo Calafiori. I suoi legali hanno sottolineato come il nome del giocatore sia stato diffuso «in assenza di riscontri concreti» e senza comparire in alcun atto ufficiale dell’inchiesta, parlando di una divulgazione priva di reale interesse pubblico.

Sulla vicenda è intervenuto anche il Garante per la protezione dei dati personali, richiamando media e siti web al rispetto delle norme sulla privacy e delle regole deontologiche del giornalismo. L’Autorità ha ribadito che il diritto di cronaca deve sempre bilanciarsi con la tutela della dignità delle persone, soprattutto quando non risultano indagate.

L’inchiesta, che ha già portato a quattro arresti domiciliari tra cui quelli di Emanuele Buttini e Deborah Ronchi, riguarda un presunto sistema di organizzazione di serate nei locali di lusso con escort e uso di sostanze come il protossido d’azoto. Gli investigatori della Guardia di Finanza stanno ricostruendo i flussi economici, stimati in oltre 1,2 milioni di euro, anche attraverso analisi dei dispositivi elettronici sequestrati.

Parallelamente proseguono le audizioni delle giovani coinvolte, molte delle quali avrebbero partecipato agli eventi come “ragazze immagine”, accettando poi prestazioni aggiuntive per incrementare i guadagni.

L’indagine resta in corso e punta a chiarire ogni aspetto della vicenda, mentre cresce l’attenzione mediatica su un caso che intreccia movida, sport e profili di rilievo pubblico.

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