Inchiesta escort a Milano, il “sistema Pineta”: oltre 200mila euro dai calciatori

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Emergono nuovi dettagli sull’inchiesta della Procura di Milano relativa al presunto giro di escort legato all’agenzia “Ma.De Milano”. Al centro delle indagini, oltre alla struttura organizzativa, c’è anche il ruolo chiave di alcuni locali della movida, in particolare il “Pineta”, descritto dagli inquirenti come fulcro delle attività.

Secondo quanto ricostruito, gran parte del fatturato dell’agenzia deriverebbe proprio da questo club, gestito dalla società Carpa srl. Le indagini condotte dalla Guardia di Finanza parlano di circa 757mila euro generati dal locale, di cui 200mila riconducibili direttamente a calciatori che avrebbero frequentato le serate organizzate.

Ai vertici dell’agenzia, Emanuele Buttini e Deborah Ronchi, insieme ad altri collaboratori, sono stati sequestrati oltre 1,2 milioni di euro, ritenuti provento delle attività illecite ipotizzate dagli inquirenti, tra cui favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione.

Dalle intercettazioni emerge la descrizione di un sistema ben strutturato all’interno del locale: un “privè esclusivo” gestito direttamente dall’agenzia, con ingressi separati e una rete organizzata di personale e ospiti. Le serate, secondo gli atti, prevedevano la presenza di numerose ragazze e clienti selezionati, spesso appartenenti al mondo dello sport e dello spettacolo.

Gli investigatori stanno ora approfondendo anche i flussi finanziari, con verifiche su conti correnti anche all’estero, nel tentativo di ricostruire l’intero giro economico e individuare eventuali ulteriori somme non ancora emerse.

Parallelamente, si registra l’intervento del Garante per la protezione dei dati personali, che ha richiamato i media al rispetto della privacy. L’Autorità ha invitato a evitare la diffusione di nomi non strettamente necessari alla comprensione dei fatti, sottolineando l’importanza di tutelare la dignità delle persone coinvolte, soprattutto se non indagate.

L’inchiesta resta in pieno sviluppo e punta a chiarire responsabilità e dinamiche di un sistema che, secondo l’accusa, avrebbe trasformato alcune serate della movida milanese in un vero e proprio business organizzato.

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