Oltre le Olimpiadi: a Salerno la sfida sociale di Milano-Cortina 2026 tra inclusione e nuovi linguaggi

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Nella storica cornice del Circolo Canottieri Irno, un confronto sul volume curato da Paolo Corvo. Un’analisi interdisciplinare che indaga l’impatto dei Giochi Olimpici e Paralimpici sulla società contemporanea

Lo sport non è solo agonismo, ma un potente mezzo attraverso cui si osserva trasformazioni della nostra società. È questo il messaggio centrale emerso ieri presso il Circolo Canottieri Irno di Salerno, durante la presentazione del volume “Dentro le Olimpiadi e le Paraolimpiadi. Milano-Cortina 2026” (Mimesis Edizioni). L’incontro, patrocinato dall’Associazione Italiana di Sociologia dello Sport (AIS), si è traformato in vero e proprio laboratorio di riflessione critica sui prossimi Giochi Invernali. Ad aprire i lavori sono stati i saluti del Presidente del Circolo, Giovanni Ricco, seguiti dall’introduzione di Marianna Amendola, Responsabile Cultura del sodalizio, che ha espresso profonda soddisfazione per un’iniziativa capace di coniugare sport e approfondimento sociologico. La discussione, è stata moderata con competenza da Renato Del Mastro, Delegato Provinciale CONI Salerno, che ha ricordato l’excursus storico delle Olimpiadi fin dalle radici dei Giochi Invernali e dal loro debutto di Chamonix nel 1924. Il cuore del dibattito si è concentrato sulla capacità del libro di offrire una prospettiva corale. Paolo Diana (Università di Salerno) ha illustrato il lavoro del team di ricerca salernitano, focalizzato sulla sfida delle Paralimpiadi: “Il nostro obiettivo è superare i paradigmi stigmatizzanti. Il linguaggio mediatico è fondamentale nella narrazione degli atleti con disabilità: dobbiamo costruire una percezione che valorizzi l’atleta”. Un concetto ripreso da Valentina D’Auria (Unisa), che ha evidenziato come i media non siano semplici spettatori, ma produttori di visioni che influenzano profondamente la percezione della realtà sociale. Il curatore del volume, Paolo Corvo (Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo), ha allargato l’orizzonte ai valori immateriali dell’evento. Non solo previsioni di medagliere tra hockey e sci, ma una riflessione su volontariato, genere e inclusione. “In un periodo di gravi conflitti internazionali,” ha spiegato Corvo, “il fatto che migliaia di giovani si ritrovino in Italia sotto l’egida dei cinque cerchi è un messaggio di speranza. Lo sport è un linguaggio universale che insegna il rispetto delle regole e la costruzione di nuove relazioni”. Al confronto hanno contribuito con analisi di rilievo anche Francesco Pirone (Università Federico II) delineando Milano-Cortina 2026 non solo come un evento sportivo, ma come un’opportunità di sviluppo locale e coesione sociale

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