
C’è un prima e c’è un dopo. Per Maria Rosaria Vitiello quel confine bianco sull’asfalto non è solo un segno stradale: è la linea invisibile che separa due vite. Quel giorno aveva 46 anni. Aveva appena moderato un convegno sulla sicurezza stradale, parlato di prevenzione, di attenzione, di rispetto. Poi, pochi minuti dopo, mentre attraversava la strada a Scafati, un’auto l’ha travolta. Un attimo. Una distrazione. La beffa più crudele del destino. Da lì, il buio. Trauma cranico, un mese di coma, il silenzio sospeso di una stanza d’ospedale, le macchine, le attese. Il trasferimento al Centro di Risveglio Sant’Anna di Crotone. E poi, improvvisamente, la luce. “Una mattina, dopo giorni di buio, ho riaperto gli occhi”. Maria Rosaria lo racconta ancora con la voce che trema, come se quel momento fosse sempre lì, pronto a riaffiorare. “Ero distesa in un letto, intubata, la testa bendata. Non capivo cosa fosse successo”. Di quel giorno non ha memoria, il vuoto totale. La sua storia, paradossalmente, è custodita altrove: in un video di una telecamera di sorveglianza, nelle mani delle Forze dell’Ordine. Il risveglio non è stato un ritorno alla vita, ma l’inizio di una salita ripidissima.”Cercavo di parlare, ma non riuscivo. Chiedevo ai miei cari spiegazioni, avevo bisogno di capire”. La tracheotomia spezzava la voce, le parole non uscivano. “Solo dopo ho compreso la gravità dei miei disagi: non sapevo più parlare. Dovevo imparare nuovamente tutto, come una bambina”.
La seconda vita di Maria Rosaria comincia così: tra paura, frustrazione e ostinazione.Ricordare, ricostruire e accettare che nulla sarebbe stato come prima. Le cicatrici non sono solo sulla pelle: alcune bruciano ancora dentro. Anni di fisioterapia, di piccoli progressi, di cadute e risalite. Poi un giorno arriva un momento che cambia tutto. “Ho trovato il coraggio di buttarmi in acqua e di nuotare. Non volevo più uscire”. In quell’abbraccio ha sentito qualcosa esplodere nel petto: la gioia di vivere. “In quell’istante ho capito che la mia storia poteva servire agli altri. Che il dolore poteva diventare senso”. L’acqua diventa rinascita. Fluire significa accettare il cambiamento, riappropriarsi del proprio corpo, rielaborare il trauma. E da lì nasce una scelta precisa: non chiudersi, ma esporsi. Maria Rosaria comincia a raccontarsi pubblicamente. Porta la sua voce nelle scuole, nei comuni, nelle piazze. Perché parlare di sicurezza stradale non è solo prevenzione: è educazione al rispetto della vita. Nel 2023 scrive “La forza della vita. Storia di una ripartenza”, un libro che non è solo una testimonianza, ma un atto di responsabilità civile. La sua forza sta nella doppia prospettiva che offre: quella di chi ha pagato sulla propria pelle le conseguenze di un incidente e quella di chi ha trasformato quella ferita in impegno concreto, collaborando con istituzioni e territorio. Il suo messaggio va oltre la narrazione della “vittima sopravvissuta”.
Maria Rosaria è Presidente dell’ associazione di promozione sociale “Per le strade della vita” ma soprattutto è la voce di chi ha subito e chi può ancora scegliere di cambiare comportamento, mentalità, cultura. “Dopo l’incidente non mi sono chiusa nel dolore” dice. “Ho capito che mostrarmi, raccontarmi, era l’unica strada da percorrere per scuotere le coscienze”. Oggi Maria Rosaria va avanti con tenacia e determinazione. Crede nella rete tra Comuni, scuole e associazioni. Crede che la sicurezza non sia un dovere individuale, ma una responsabilità collettiva. Crede che proteggere la propria vita significhi proteggere anche quella degli altri e ogni volta che attraversa una strada, quelle strisce bianche non sono più solo asfalto: sono memoria, sono monito, sono vita che continua.












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