Alessandra la ragazza bionica che canta la vita: <<Diversità è la mia forza>>

Canta Alessandra e lo fa con tutta la forza che ha in corpo. Canta per abbattere i preconcetti, per sentirsi viva in una società fatta di persone che giudicano la forma e non la sostanza. Canta per esprimere il suo coraggio, per inseguire un sogno. Canta per sentirsi in equilibrio poiché le sue gambe non le danno stabilità . 

“La mia vita è una passeggiata” – afferma ironizzando sulla sua condizione fisica. Alessandra Fella ha 22 anni. È nata con una malformazione congenita rara chiamata ipoplasia femorale. Insieme ai suoi genitori gira l’Italia in cerca di risposte e per capire quali possano essere le conseguenze di questa malattia in fase di crescita. “La diversità ha sempre fatto parte di me. Non ricordo quando ne ho preso effettivamente coscienza”. Alessandra si muove con una protesi alla gamba destra. Viene esclusa dai compagni di classe che non perdono occasione per farla sentire “diversa”. A volte basta una parola detta male, un abbraccio mai arrivato per sentirsi a pezzi e sprofondare nel baratro. I commenti sottovoce, le risatine di gruppo, gli sfottò alle sue spalle l’hanno accompagnata dalle elementari fino alle scuole superiori. Con il tempo però ha imparato a non farci caso, a non ascoltare, a rifugiarsi in una parte di mondo dove la parola diversità non esiste.

Durante la pandemia da COVID-19 la ragazza bionica come ama definirsi, attraversa sicuramente uno dei periodi più bui della sua esistenza dovuto proprio alla convivenza forzata con sé stessa. Per fortuna ha il suo rifugio segreto, quel porto sicuro che la fa sentire protetta dalle cattiverie della gente: la musica. Cantare le permette di correre con l’immaginazione. Cantare la fa sentire simile al suo papà dal quale ha ereditato questa passione. Cantare è il suo modo di sentirsi forte agli occhi del mondo. 

Il maestro di canto e tenore Alessandro Fortunato l’accoglie nella sua scuola quando aveva sei anni e parla di lei con la tenerezza di un padre: -“Quando ho conosciuto Alessandra era solo una bambina ma ho percepito subito che avesse una marcia in più rispetto alle sue coetanee. Credo che la sua dote risieda nella capacità innata di trasformare il canto in un punto di forza. Questa ragazza è un uragano, è la massima espressione che la tenacia e la determinazione possano portare lontano”.  La musica diventa parte di lei. È terapia per il corpo e per l’anima. Per questo quando il mondo era chiuso, silenzioso, a tratti spettrale Alessandra impara a suonare la chitarra tra le quattro mura della sua stanza. È la strada che sceglie per esorcizzare il dolore e sentirsi libera.

Il canto le permette di esprimere i sentimenti, ma sente crescere dentro di sé il desiderio di allenare non solo le corde vocali.  Così, grazie al suo professore di educazione fisica del liceo, si avvicina al sitting volley. Arriva la svolta. Alessandra entra a fare parte di una squadra, la Salerno Guiscard, che diventa famiglia dove nessuno si sente fuori luogo, dove si respira aria buona e dove i coach sono accoglienti ed inclusivi. Il sitting volley le permette di conoscere sé stessa, di girare l’Italia, di partecipare a diversi campionati e di sognare un futuro da allenatrice. Prima però è importante far conoscere questa disciplina, parlarne. Bisogna fare capire quanto sia importante per una persona affetta da disabilità praticare sport, trovare la complicità nello sguardo di un compagno di squadra, sentirsi parte integrante di un progetto comune. Condividere e gioire in gruppo significa sanare, almeno per un attimo, le crepe dell’anima, quelle invisibili a chi non sa andare “oltre”, a chi considera la disabilità ancora un tabù. 

Punta alle stelle Alessandra. Partecipa ai collegiali nazionali di sitting volley, un’opportunità fantastica per chi ama confrontarsi con atleti provenienti da ogni regione d’Italia. Non trattiene l’emozione e la riconoscenza mentre lo racconta. È lunga la lista delle persone alle quali si sente di dire “grazie”: dalla famiglia ai preparatori atletici, dalla psicologa al fidanzato. Tutti hanno creduto in lei, spronandola a fare del suo meglio e a non arrendersi mai. Ma soprattutto Alessandra ringrazia sé stessa. Prende per mano quella bambina che è stata vittima di bullismo. L’accarezza e le dona protezione. Quella bambina oggi è una donna che ha imparato a sorridere nei posti in cui ha pianto.

Canta e gioca Alessandra consapevole della sua determinazione ma anche delle sue fragilità. Non c’è un prima e un dopo nella sua storia: le sue due vite sono lo specchio di una società che crea un dualismo tra diversità e normalità. Eppure non c’è forza più grande di chi, pur non stando in perfetto equilibrio, decide di rimanere in piedi e vincere. 

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