Durante la Festa dell’Ottimismo 2025 promossa dal quotidiano Il Foglio a Firenze, nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca ha lanciato una serie di dichiarazioni polemiche nei confronti di Roberto Fico, candidato del centrosinistra alla presidenza della Regione. In un intervento acceso, De Luca ha criticato duramente l’impostazione ideologica della campagna elettorale promossa dall’ex presidente della Camera, con riferimento diretto al reddito di cittadinanza e più in generale alle priorità del Movimento 5 Stelle.
“Non c’è più tempo per le scemenze ideologiche”, ha affermato De Luca dal palco, “serve pragmatismo e capacità amministrativa. Non possiamo permetterci di disperdere un patrimonio di governo con proposte che fanno venire l’orticaria a molti elettori, come il reddito di cittadinanza. La mia lista nasce anche per intercettare quella parte dell’elettorato che non si riconosce né nei candidati ufficiali, né nelle posizioni populiste”.
Il presidente uscente, pur non essendo candidato, ha ribadito l’intenzione di continuare a giocare un ruolo attivo nella politica regionale. Il suo sostegno, espresso a parole alla coalizione, non ha però evitato una nuova raffica di critiche nei confronti dell’alleato di schieramento. De Luca ha sottolineato come la designazione di Fico alla guida della coalizione sia stata “digerita” solo in virtù dell’elezione del figlio Piero De Luca a segretario regionale del Partito Democratico, lasciando intendere che si tratta più di un compromesso politico che di una vera convergenza programmatica.
A rafforzare la distanza, anche il giudizio espresso sulla gestione del centrosinistra nelle scelte legate alle regionali: “La Campania è la regione più strategica tra quelle che andranno al voto. È quella in cui il Partito Democratico è storicamente il primo partito e dove il Movimento 5 Stelle è stato all’opposizione per dieci anni. Eppure, è proprio la Campania che si affida a un candidato 5 Stelle. È una scelta che lascia perplessi”.
Il presidente ha poi ironizzato sulla comunicazione del candidato, invitandolo a concentrarsi sui contenuti e non sull’immagine: “Spiegherò a Fico che, dopo dieci anni all’opposizione, deve studiare ciò che è stato fatto in questi anni. Non essendo Richard Gere o Monica Bellucci, dovrà convincere i cittadini parlando di risultati concreti”. Il passaggio più netto è arrivato sul piano dei numeri: “In Campania i 5 Stelle valgono il 9%, io ho preso il 70%. È evidente chi debba cambiare approccio, chi deve imparare a comunicare e conquistare il consenso”.
L’intervento, che ha messo visibilmente in difficoltà la leadership nazionale del centrosinistra, è stato accolto con imbarazzo da alcuni presenti, tra cui la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, rimasta sul palco accanto a De Luca durante il suo discorso. A chi si aspettava un clima di unità e rilancio della coalizione, il presidente campano ha invece mostrato la volontà di proseguire con un’impronta autonoma, non escludendo future iniziative personali: “Mi sto dedicando alla letteratura e alla filosofia, ma non ho intenzione di andare in pensione né alle Seychelles. Mi colloco sulla linea Napolitano–De Mita. E per un altro quarto di secolo resto in campo”.
Le sue parole confermano la volontà di restare protagonista della scena politica campana, con o senza un ruolo formale nelle prossime elezioni. Intanto, la lista civica a lui collegata – “con De Luca” – è ancora oggetto di discussione, sia sul piano del simbolo che della sua effettiva presenza alle urne, ma l’impressione è che De Luca non sia affatto disposto a restare in disparte nella sfida che si consumerà a novembre.

