Un attore se è bravo riesce a documentare il copione che gli è stato dato dando una sua impronta alla storia

Di Paolo De Leo

Alla cerimonia di chiusura dell’82ª Mostra del Cinema di Venezia, Toni Servillo ha vinto la Coppa Volpi come miglior attore grazie al ruolo nel film La grazia di Paolo Sorrentino.

Nel suo discorso, Servillo ha chiesto a pubblico e politica di prendersi una responsabilità più profonda, mettendo l’umanità al centro. Ha mostrato rispetto per chi aiuta concretamente la popolazione palestinese e ha sottolineato l’importanza di difendere la dignità umana.

Ha ringraziato Paolo Sorrentino per il personaggio, i produttori e la giuria guidata da Alexander Payne, di cui ha espresso grande ammirazione. Ha ricordato anche Fernanda Torres, che gli ha consegnato il premio.

“Chiedo al pubblico di diventare umani: serve una politica che non dimentichi l’umanità”, ha detto Servillo, riassumendo il senso del suo discorso.

La grazia è stato il film d’apertura della Mostra. Racconta un presidente della Repubblica alla fine del suo mandato che affronta dilemmi morali, in una storia più semplice e riflessiva rispetto al solito Sorrentino, che unisce grazia e legge.

Gianfranco Rosi: il documentario come frontiera

Nella stessa sera, Gianfranco Rosi ha ricevuto il Premio speciale della giuria con Sotto le nuvole, un film in bianco e nero che mostra la vita intorno al Golfo di Napoli e al Vesuvio. Un lavoro durato tre anni, fatto di paziente osservazione e fedeltà ai luoghi.

Rosi ha rilanciato un’idea importante: “Il documentario è sperimentazione, frontiera e forma di resistenza”. Per questo ha chiesto che la Mostra crei una sezione dedicata al cinema del reale, per dargli uno spazio stabile e non solo occasionale.

Ringraziando la sua squadra, il regista ha parlato del lungo lavoro nei Campi Flegrei, dedicando idealmente il premio a tutte le persone nel film e a chi usa il documentario come testimonianza.

Venezia 2025 ha evidenziato le questioni morali nel cinema e nella società

Venezia 2025 non è stata solo glamour: ha messo in luce le questioni morali che riguardano cinema e società. Con La grazia, Servillo e Sorrentino indicano una strada di sobrietà e riflessione civile; con Sotto le nuvole, Rosi ricorda al festival il dovere di investire in un linguaggio che osserva il mondo senza filtri, anche quando è duro.

Il messaggio dal Lido è chiaro e deciso: una politica più umana e un festival che riconosca il documentario come parte importante della sua identità. Due richieste che non sono slogan, ma un’agenda culturale con cui la Mostra dovrà confrontarsi già dalla prossima edizione.

Per il resto, è stata consacrata la forza di un film come The voice of Hind Rajab di Kaouther Ben Hania, Leone d’argento – Gran premio della giuria (standing ovation dalla platea), che racconta la storia di una bambina morta a Gaza durante un attacco, dopo aver parlato per ore con gli operatori della Mezzaluna rossa che avevano tentato di salvarla. Ma sono emerse anche molte altre storie legate alla realtà della società attuale, spesso contraddittoria e violenta: da A pied’oeuvre (premio per la sceneggiatura alla regista Valerie Donzelli e Gilles Marchand) alla Napoli in bilico tra poesia, bellezza e rischio quotidiano raccontata in Sotto le nuvole di Gianfranco Rosi (Premio Speciale della giuria), che ha condiviso idealmente il premio con gli altri 15 documentaristi presenti alla Mostra perché rappresentano “un avamposto e forza di resistenza, con il compito di testimoniare spesso anche le atrocità di questo mondo”.

Tutto questo è stato accompagnato da decine di appelli non solo per i palestinesi ma anche per fermare molti altri conflitti e massacri nel mondo, dall’Ucraina al genocidio Rohingya, fino alla repressione in Iran.

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