Circa diecimila spettatori attesi all’Arechi, una prima delicata per il nuovo allenatore granata Vito Di Bari, subentrato a Serse Cosmi e un clima che si preannuncia tutt’altro che sereno. Salernitana-Savoia arriva in un momento particolare per entrambe le formazioni, con una tifoseria granata divisa tra l’amore incondizionato per la maglia e la contestazione per le ultime prestazioni della squadra. Gli ultras hanno annunciato la propria presenza sugli spalti, precisando che il sostegno sarà rivolto esclusivamente ai colori granata: «Ci saremo, ma solo per la maglia». In questo scenario, c’è però chi vivrà la partita con emozioni diverse, decisamente più intime e personali. È Enzo Musto, salernitano ed ex dirigente del Savoia, che proprio a Torre Annunziata ha mosso i primi passi nel mondo del calcio, costruendo un percorso professionale e umano che ancora oggi rappresenta una parte importante della sua storia. Domenica, il ritorno all’Arechi avrà per lui un significato speciale: da una parte la Salernitana, la squadra della propria città, dall’altra il Savoia, una società alla quale è rimasto profondamente legato e che gli ha regalato esperienze indimenticabili. «Il mio percorso calcistico è iniziato proprio nel Savoia, nel 2005, quando la squadra militava nei campionati dilettantistici, avendo esperienza come team manager. Sono stati anni importanti, anche se non sempre semplici. Ho avuto modo di conoscere altre piazze, ma il calore che ho trovato a Torre Annunziata è qualcosa che difficilmente si incontra altrove. I tifosi erano vicini alla squadra, ai dirigenti e alla società praticamente ventiquattro ore su ventiquattro. Una presenza costante, che ti faceva sentire parte integrante di una grande famiglia». Un rapporto così profondo da lasciare un segno persino sulla pelle. Musto, infatti, porta tatuato il simbolo del Savoia, un gesto che racconta meglio di tante parole il legame con una città che lo ha accolto e fatto sentire a casa. «Non è semplice fare il dirigente a Torre Annunziata, perché è una piazza molto calorosa ed esigente. Ma è anche giusto che sia così: i tifosi pagano il biglietto, sottoscrivono gli abbonamenti e vogliono vedere il Savoia sempre più in alto. Io sono stato accolto e coccolato come un figlio e questo non lo dimenticherò mai». Nel suo racconto c’è spazio anche per riconoscere il lavoro di una persona speciale. Musto rivolge parole di apprezzamento al principe Filiberto di Savoia, che ha avuto modo di conoscere quando ha assunto le redini della società. «Bisogna fargli i complimenti, perché sta facendo un percorso straordinario e ha regalato alla città una Lega Pro che mancava da tanti anni. È una persona che non fa chiacchiere. I tifosi devono stare tranquilli e pensare a una salvezza serena in questa stagione. I risultati, sono convinto, arriveranno». Tra i ricordi più belli della sua esperienza c’è anche quello dell’esordio, arrivato quasi per caso. «Quel giorno non avrei dovuto neanche andare in panchina. Un dirigente fece tardi e io ebbi la fortuna di esordire al fianco di Franco Fabiani. Eravamo in Eccellenza e avevamo una grande squadra, tanto che riuscimmo a qualificarci ai playoff. Ricordo ancora quella giornata: arrivò una netta vittoria e per me fu un esordio fantastico. Sono immagini che porto ancora dentro». Ma quando si parla di Savoia, il pensiero di Musto va inevitabilmente anche alle persone che hanno condiviso con lui quegli anni. Un nome su tutti è quello di Francesco Scarpa, il calciatore al quale è rimasto maggiormente legato: «Ho avuto tanti giocatori, ma Francesco è quello a cui sono più affezionato. Non è stato soltanto il capitano, ma ha rappresentato il tipo di atleta che ogni dirigente vorrebbe avere nello spogliatoio». E poi c’è Andrea Vecchione, lo storico massaggiatore del Savoia, ancora oggi punto di riferimento della società dopo oltre cinquant’anni di attività. «È l’anima e il cuore di questo Savoia. Per tutti noi è stato come un papà. Ritrovarlo domenica all’Arechi sarà sicuramente una grande emozione». Il derby, però, riporta Musto anche alle proprie radici salernitane. «Sono nato e cresciuto con la Salernitana. Non ho mai avuto l’opportunità di ricoprire un ruolo dirigenziale nella squadra della mia città, ma è certamente un desiderio che porto dentro. Essere dirigente della squadra della propria città sarebbe una grande soddisfazione. Questo non significa che in futuro non possa esserci un’occasione, ma oggi il mio legame con Torre Annunziata resta fortissimo, perché proprio lì è iniziato il mio percorso calcistico». Due squadre che, secondo Musto, attraversano un momento di difficoltà, ma che domenica potranno regalare comunque una bella partita, accompagnata da una cornice di pubblico importante. Il suo auspicio è che non vengano imposte limitazioni alla tifoseria ospite: «Mi auguro che i tifosi del Savoia possano raggiungere Salerno numerosi, perché so quanto tengano alla squadra e quanto desiderino vivere questo derby». E sul risultato finale? Nessun pronostico. «Sono forse l’ultima persona a cui chiedere un risultato. Come ho detto, avrò il cuore diviso a metà».

















Lascia un commento