Il comitato “Giù le mani dal porticciolo” rilancia la mobilitazione: «Nessun porto, vogliamo una vera riqualificazione»

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Domenica 1° novembre, alle 10:30, è in programma un’assemblea pubblica al porticciolo di Pastena

Il futuro del porticciolo di Pastena si gioca tra unpossibile nuovo progetto, quello vecchio che si avvia verso l’ultima autorizzazione e una comunità che chiede di preservare la propria costa. Il comitato «Giù le mani dal porticciolo» torna a mobilitarsi con un’assemblea pubblica in programma domenica 1° novembre, alle 10:30, per ribadire la propria contrarietà alla realizzazione di un porto turistico e chiedere una riqualificazione dell’area che risponda realmente all’interesse pubblico. 

La mobilitazione arriva in una fase delicata, segnata dal passaggio di proprietà del progetto da Antonio Ilardi ad Angelo Antonio D’Agostino, che ha acquisito l’iniziativa legata alla realizzazione del porto turistico di Pastena. Un cambiamento che apre interrogativi sul futuro dell’intervento, mentre l’iter autorizzativo del progetto originale, secondo quanto riferito dal comitato, sarebbe ormai in fase avanzata. Tra gli elementi che alimentano le preoccupazioni dei cittadini c’è proprio il recente passaggio di proprietà: al momento, tuttavia, non è chiaro se il nuovo proprietario intenda confermare l’impostazione originaria o presentare una proposta modificata. «Dalle poche indiscrezioni che sono uscite, abbiamo capito che fondamentalmente la grandezza del porto e la colata di cemento da realizzare resterebbero gli stessi, a parte qualche piccola modifica», sostiene il comitato. Le perplessità riguardano anche le recenti dichiarazioni politiche sul futuro del lungomare. Dalle parole del sindaco Vincenzo De Luca sarebbe emersa l’ipotesi di un progetto diverso, capace di restituire spazi alla cittadinanza. Per il comitato, tuttavia, non basta intervenire su alcuni aspetti formali: occorre chiarire quale sarà la trasformazione concreta dell’area e quali conseguenze avrà sul territorio. Un altro punto centrale riguarda la gestione dello spazio. Il comitato chiede da tempo che le istituzioni, a partire dal Comune, si facciano carico della cura e della valorizzazione del porticciolo, prestando attenzione alle esigenze dei residenti, dei pescatori e di chi frequenta le spiagge libere. L’obiettivo è preservare un luogo di interesse collettivo e impedire che le decisioni sul suo futuro vengano prese senza un adeguato coinvolgimento dei cittadini. «Vogliamo essere ascoltati. Non soltanto come comitato, ma anche come comunitàe come abitanti»: è questo il senso della richiesta rivolta alle istituzioni. Sul piano amministrativo e tecnico, resta inoltre aperta la questione delle osservazioni presentate nell’ambito della procedura di valutazione di impatto ambientale. Il comitato riferisce di aver coinvolto un gruppo di tecnici che avrebbe individuato diverse criticità nel progetto originario e intende proseguire il confronto anche su questi aspetti. La posizione dei cittadini non cambia: «Nessun porto». L’obiettivo non è ottenere semplici modifiche al progetto esistente, ma preservare un luogo considerato parte integrante della vita sociale del quartiere e dell’intera città. «Stiamo cercando di fare una battaglia per conservare quel luogo, per renderlo più bello e fare in modo che l’amministrazione se ne occupi, ma tenendolo bene, non distruggendolo», sottolinea il comitato. L’area rappresenta uno spazio di aggregazione che negli anni ha ospitato iniziative, manifestazioni ed eventi, soprattutto a partire dal 2012. Le spiagge libere, la piazzetta affacciata sul mare e gli spazi frequentati da residenti e visitatori costituiscono, secondo i promotori, un patrimonio collettivo da salvaguardare. A questo si aggiunge la tutela della costa. Il comitato contesta l’opportunità di realizzare un ulteriore porto turistico in un tratto di litorale nel quale, a suo giudizio, le infrastrutture sono già numerose e non rispondono necessariamente alla vocazione del territorio. La contrarietà all’opera, dunque, non viene presentata soltanto come una questione urbanistica, ma anche come una battaglia per la conservazione del paesaggio costiero e per il diritto della comunità a continuare a vivere e a utilizzare quegli spazi. L’appuntamento del 1° novembre vuole essere un momento di confronto aperto, non soltanto un’occasione per ribadire il dissenso. «Facciamo queste assemblee pubbliche proprio perché vogliamo sentire idee e proposte e coinvolgere sempre di più la cittadinanza e gli abitanti del posto. Pensiamo che sia questo l’unico metodo per creare consapevolezza su quello che sta succedendo», spiega il comitato. La posta in gioco, per i promotori, va oltre il destino di un singolo intervento: si tratta di decidere quale modello di sviluppo immaginare per il litorale e quale spazio riservare alle esigenze della collettività nelle scelte che riguardano il territorio.

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