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Cecilia Francese rompe il silenzio: «La sfiducia non è contro di me, ma contro la città»

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La sindaca dopo la caduta dell’amministrazione: «A sette mesi dalla fine del mandato devono spiegare ai cittadini perché hanno interrotto il lavoro». E rilancia: «Resto in campo, ci rivedremo in campagna elettorale»

La ferita politica è ancora aperta, ma Cecilia Francese non sembra intenzionata a fare un passo indietro. A una settimana dalla sfiducia che ha decretato la fine anticipata della sua amministrazione, l’ex sindaca di Battipaglia rompe il silenzio e torna a puntare il dito contro le modalità e, soprattutto, le conseguenze di una scelta che considera un danno per l’intera comunità. Nel corso della sua prima uscita pubblica dopo la caduta del governo cittadino, Francese ripercorre le ultime fasi della crisi, solleva interrogativi sulle motivazioni della mozione e guarda già alla prossima sfida politica. Il messaggio è chiaro: la partita non è chiusa.

«È una mozione di sfiducia nata dal lavoro di pochi, alla quale si è poi allargata quella che chiamiamo opposizione, perché alla fine si è aggiunto anche un voto proveniente dalla maggioranza», afferma Francese, che interpreta l’operazione come un attacco rivolto principalmente alla sua persona. Ma è sulle conseguenze per Battipaglia che insiste maggiormente. «Quello che non si sono resi conto è che il danno è stato fatto alla città intera».

Il nodo, secondo l’ex prima cittadina, è soprattutto temporale. La sfiducia è arrivata a circa sette mesi dalla conclusione naturale del mandato, interrompendo un percorso amministrativo che, a suo giudizio, avrebbe dovuto proseguire per portare a termine opere e progetti già avviati. «Se interrompi un’amministrazione due anni prima, oppure a febbraio per consentire ai cittadini di votare a maggio, può esserci una logica. Ma a sette mesi dalla fine devono spiegare ai cittadini che senso abbia avuto questa scelta. Ancora nessuno lo ha capito».

Francese ricostruisce quindi i passaggi che avrebbero preceduto la rottura definitiva, soffermandosi sul documento programmatico annunciato per il fine mandato e mai arrivato, a suo dire, a una concreta definizione condivisa. Poi l’attenzione si sposta sul documento del Partito Democratico e sul ruolo delle strutture politiche provinciali, che l’ex sindaca considera un tentativo di condizionare le dinamiche cittadine. «Da quel momento non si è capito più niente. Sono entrati con l’idea di mandare a casa il sindaco», sostiene, contestando anche la partecipazione al voto di consiglieri che, secondo la sua ricostruzione, erano stati spesso assenti durante la consiliatura.

Non manca un passaggio sul futuro. Se la sfiducia poteva rappresentare, nelle intenzioni di qualcuno, la fine della sua esperienza politica, Francese rivendica la volontà di rimettersi in gioco. «Potevo ritirarmi a vita privata, ma rimango in campo. C’è la voglia di ritornare e di mettermi in discussione». E annuncia che il gruppo rimasto al suo fianco sarà presente nella prossima campagna elettorale.

Nel frattempo, l’ex sindaca guarda con attenzione all’attività del commissario prefettizio, al quale riconosce dinamismo e attenzione per le sorti della città. Francese apprezza in particolare la prosecuzione di alcuni percorsi amministrativi, tra cui l’avvio dei concorsi pubblici. Un tema che diventa anche una risposta alle critiche di chi, dall’interno della precedente maggioranza, avrebbe motivato la sfiducia con la mancanza di un cambio di passo.

«Come si può cambiare passo? Migliorando la macchina amministrativa, avviando i concorsi e assumendo giovani per dare risposte alla città», osserva. Secondo Francese, il ruolo di un consigliere comunale dovrebbe essere quello di vigilare sull’operato dell’amministrazione e avanzare proposte, non limitarsi alla contestazione. Sulla rottura con alcuni esponenti della maggioranza, l’ex sindaca richiama anche le tensioni legate alla richiesta di un assessorato, che, nella sua versione, sarebbe stata respinta.

Ma il timore più grande riguarda ciò che potrebbe accadere ai progetti ancora aperti. Francese cita il rinvio dell’apertura dell’ospedale, indicata nel corso dell’intervista per il 19 ottobre, e i contatti avviati con i rappresentanti di Ferrovie dello Stato per valutare la ripartenza dei cantieri lasciati incompiuti dal concessionario. L’ex sindaca lamenta l’assenza di un confronto politico diretto durante l’incontro e teme che, con la fine dell’amministrazione eletta, alcune iniziative possano subire rallentamenti.

Tra queste richiama anche la vicenda del pontile, considerato una risorsa per attività sportive, ricreative ed economiche. Francese riferisce di essersi attivata coinvolgendo Provincia e Regione e annuncia un confronto previsto in Provincia per affrontare la questione.

È questo, in definitiva, il punto sul quale l’ex sindaca concentra la sua denuncia: il rischio che la crisi politica finisca per incidere sulla continuità amministrativa e sulle opportunità di sviluppo del territorio. «Si ferma tutto ciò che è controllo politico. Per fortuna, la parte amministrativa non si è fermata», sottolinea, ringraziando il commissario per aver dato continuità a un lavoro che, a suo giudizio, non andava cancellato.

Resta infine aperta la questione del futuro politico di Francese e della possibilità di un terzo mandato, ipotesi sulla quale nell’intervista esprime scetticismo. La certezza, invece, è la volontà di continuare a partecipare alla vita pubblica cittadina. La sfiducia ha chiuso anticipatamente una stagione amministrativa, ma non ha archiviato lo scontro politico. E Cecilia Francese, mentre chiede conto delle scelte compiute, prepara già il ritorno sulla scena elettorale.

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