Il procedimento era nato dalle dichiarazioni rilasciate a
Piazzapulita
nel maggio 2023. Il giudice: parole «ruvide e provocatorie», ma non oltre i limiti della continenza. Riconosciuto il diritto di critica politica
Si chiude con un’archiviazione il procedimento per diffamazione avviato da Vincenzo De Luca nei confronti di chi, durante una puntata di Piazzapulita del 4 maggio 2023, aveva definito la gestione della Campania «familista», «affaristica» e «drammatica», arrivando a definire lo stesso presidente della Regione un «satrapo».
La vicenda era nata nel contesto delle polemiche sull’esclusione dal palinsesto del Festival di Ravello, episodio che aveva portato anche alle dimissioni del direttore Antonio Scurati. La Procura aveva inizialmente chiesto l’archiviazione, alla quale De Luca si era opposto. Il GIP del Tribunale di Roma ha infine disposto l’archiviazione del procedimento, soffermandosi in particolare sulla natura delle dichiarazioni e sul loro collegamento con fatti concretamente riscontrabili.
Secondo il giudice, le espressioni utilizzate avevano una «base fattuale sufficiente» per rientrare nell’esercizio del diritto di critica politica. Le parole pronunciate sono state definite «obiettivamente ruvid[e] e provocatorie», ma «non per ciò solo esorbitanti dai limiti di continenza».
Un passaggio significativo delle motivazioni riguarda proprio la vicenda del Festival di Ravello. Il GIP avrebbe riconosciuto un «sufficiente riscontro fattuale» rispetto alle circostanze richiamate nelle dichiarazioni e una «certa condivisione» della scelta da parte dello stesso De Luca. La decisione richiama inoltre un principio consolidato anche dalla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo: chi ricopre una posizione di potere deve essere disposto ad accettare un livello di critica più elevato rispetto a quello normalmente tollerabile nei confronti di un privato cittadino.
Il tema, dunque, non riguarda soltanto le singole espressioni utilizzate, ma il rapporto tra libertà di critica, informazione e potere politico. Nel confronto pubblico, soprattutto quando vengono discusse le scelte di chi esercita funzioni istituzionali, il diritto dei cittadini a partecipare al dibattito democratico assume un ruolo centrale.
«Ho usato parole dure. Ho criticato il potere», è il commento dopo l’archiviazione. «Continuerò a usare le parole che ritengo necessarie, soprattutto quando servono a raccontare il potere».
Un ringraziamento è stato rivolto infine alle avvocate del PEN Roma e all’avvocato Antonio Nobile per la difesa nel procedimento.












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