La capricciosa divide Napoli e Salerno, Porzio: «Minacce di morte e aggressioni. È assurdo»

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Dalla provocazione sui würstel alla reazione sui social: il pizzaiolo Errico Porzio racconta in esclusiva quanto accaduto dopo il suo video. «Volevo semplicemente manifestare il mio pensiero con la mia solita ironia. Quello che sta succedendo è ridicolo»

Doveva essere una provocazione ironica sulla pizza, è diventata una nuova occasione di scontro tra Napoli e Salerno. Al centro della polemica c’è la pizza capricciosa e, in particolare, la presenza dei würstel.

Tutto nasce da un video pubblicato sui social dal pizzaiolo Errico Porzio, nel quale mostra la preparazione di quella che considera la capricciosa «originale». Nel filmato, con il consueto tono ironico, commenta la convinzione secondo cui «i salernitani dicono che la capricciosa si fa con i würstel».

Una battuta che non è passata inosservata. Nella didascalia del post, Porzio ha rincarato con una frase destinata a far discutere: «A Salerno puoi chiedere tutto… ma sulla capricciosa col würstel Errico traccia il confine. Voi come la mangiate?»

La reazione dei salernitani

Sotto il video sono comparsi numerosi commenti. In molti hanno contestato quella che hanno considerato una generalizzazione nei confronti dei salernitani, trasformando una semplice discussione gastronomica in una nuova schermaglia virtuale tra le due città. Ma nelle ore successive la vicenda, secondo quanto racconta lo stesso Porzio, avrebbe assunto contorni decisamente più seri.

«Veramente trovo imbarazzante e sono sorpresissimo», racconta il pizzaiolo in esclusiva. «Volevo semplicemente manifestare il mio pensiero, contestando con la mia solita ironia la posizione della cliente».

Il riferimento è alla discussione nata proprio intorno alla preparazione della pizza e al confronto sulle diverse versioni della capricciosa.

«Minacce di morte e di incendiarmi il locale»

Porzio racconta di aver ricevuto reazioni che, a suo dire, avrebbero superato ampiamente i limiti della critica e dell’ironia.

«Addirittura minacce di morte, di incendiarmi il locale, parolacce. Quello che sta succedendo è ridicolo», afferma.

Parole pesanti che, se confermate, trasformerebbero una polemica nata sui social in una vicenda ben diversa da una semplice disputa sul modo di preparare una pizza. La domanda che rimane è quindi dove debba essere tracciato il confine tra critica, sfottò e comportamento intimidatorio. Una questione che va oltre la capricciosa e che riguarda il modo in cui, sempre più spesso, le discussioni sui social finiscono per degenerare.

Il viaggio a Salerno e l’episodio raccontato da Porzio

La vicenda, secondo il racconto del pizzaiolo, non si sarebbe fermata alla rete.

«Oggi sono stato a Salerno per fare un video di spiegazioni che esce domani», racconta Porzio. E poi aggiunge: «Non ti nascondo che sono stato aggredito».

Porzio sostiene inoltre di avere un video dell’episodio, perché, secondo quanto riferisce, tutto sarebbe avvenuto mentre stavano girando il filmato. Un elemento che potrebbe contribuire a ricostruire con maggiore precisione quanto accaduto e a distinguere le eventuali contestazioni verbali da comportamenti più gravi. Una rivalità che dovrebbe restare sulla pizza Napoli e Salerno hanno una lunga tradizione di rivalità, spesso alimentata con ironia e sfottò. Una competizione che, quando rimane nei confini della goliardia, può persino diventare parte del folklore locale. Ma la vicenda raccontata da Porzio pone un interrogativo diverso: quanto può spingersi una polemica sui social prima di diventare qualcosa di pericoloso? Si può discutere sulla ricetta della capricciosa. Si può sostenere che il würstel ci stia bene oppure no. Si può perfino prendere in giro l’altra città.

Ma minacce e aggressioni, qualora confermate, appartengono a un altro piano. E così quella che doveva essere semplicemente una provocazione gastronomica rischia di trasformarsi nell’ennesimo esempio di come una discussione nata per gioco possa degenerare quando l’ironia viene trasformata in ostilità.

La capricciosa, in fondo, può avere mille versioni. La violenza, invece, non dovrebbe averne nessuna.

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