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SALERNO, IL VERDI CHIUDE MAGGIO CON IL CAPOLAVORO DI ROSSINI. QUESTA SERA ALZA IL SIPARIO “IL BARBIERE DI SIVIGLIA”

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di Riccardo Pucciarelli

Sarà una delle opere più amate e rappresentate del repertorio lirico internazionale a chiudere il mese di maggio della Stagione Lirica e di Balletto 2026 del Teatro Giuseppe Verdi di Salerno. Questa sera, venerdì 29 maggio, alle ore 21, il sipario dello storico teatro cittadino si alzerà su Il Barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini, autentico gioiello dell’opera buffa italiana che, a oltre due secoli dalla sua prima rappresentazione, continua a conquistare il pubblico con la sua straordinaria vitalità musicale e teatrale. La replica è prevista domenica 31 maggio alle ore 18. L’appuntamento rappresenta uno dei momenti più attesi dell’intera stagione salernitana, che negli ultimi anni ha consolidato il proprio prestigio nel panorama lirico nazionale grazie a produzioni di qualità, grandi interpreti e una direzione artistica capace di coniugare tradizione e innovazione. Per questa nuova produzione rossiniana, sul podio dell’Orchestra Filarmonica “Giuseppe Verdi” di Salerno salirà Daniel Oren, figura ormai profondamente legata alla vita artistica del teatro e protagonista di numerosi successi che hanno contribuito a rafforzare l’identità musicale del Verdi. La regia è affidata a Riccardo Canessa, mentre scene e costumi portano la firma di Alfredo Troisi. Il coro sarà preparato dal maestro Francesco Aliberti. Composta da Rossini nel 1816 su libretto di Cesare Sterbini tratto dalla celebre commedia di Pierre-Augustin Caron de Beaumarchais, l’opera racconta le avventure del Conte d’Almaviva, innamorato della giovane Rosina e deciso a sottrarla alle mire del suo tutore Don Bartolo. Al centro della vicenda c’è naturalmente Figaro, il barbiere più celebre della storia del teatro musicale, personaggio brillante e irresistibile che, tra travestimenti, inganni e colpi di scena, diventa il motore di una trama travolgente. L’intramontabile successo del Barbiere di Siviglia risiede proprio nella sua capacità di fondere comicità, eleganza e virtuosismo musicale. Dalla celeberrima “Largo al factotum” alle raffinate arie di Rosina e Almaviva, Rossini costruisce un meccanismo perfetto in cui ritmo teatrale e invenzione melodica si rincorrono senza tregua. Una macchina scenica che continua a sorprendere e divertire spettatori di ogni età. La produzione salernitana punta a valorizzare proprio questa freschezza, affidandosi a una lettura capace di rispettare la tradizione rossiniana senza rinunciare a una visione moderna della narrazione teatrale. L’obiettivo è restituire al pubblico l’energia e la leggerezza di un’opera che, pur appartenendo alla grande tradizione ottocentesca, conserva una sorprendente contemporaneità. Con il Barbiere di Siviglia si completa inoltre un percorso artistico che ha caratterizzato la prima parte della Stagione Lirica e di Balletto 2026 del Teatro Verdi. Il cartellone, sostenuto dal Ministero della Cultura, dalla Regione Campania e dal Comune di Salerno, ha proposto una programmazione di alto profilo che ha visto alternarsi grandi titoli del repertorio operistico e appuntamenti dedicati alla danza. Dopo l’apertura affidata a Il Trovatore di Giuseppe Verdi, la stagione ha proseguito con il rossiniano Il Signor Bruschino, confermando la volontà di offrire al pubblico un percorso che attraversa differenti stili, epoche e linguaggi musicali. Il Teatro Verdi continua così a confermarsi come uno dei poli culturali più dinamici del Mezzogiorno, capace di attrarre artisti di fama internazionale e di richiamare appassionati provenienti da tutta la Campania e dalle regioni limitrofe. Una realtà che negli anni ha saputo trasformare la lirica in un elemento identitario della città, facendo del teatro non soltanto un luogo di spettacolo, ma anche un simbolo della vita culturale salernitana. Questa sera, dunque, riflettori puntati su Figaro e sulle irresistibili invenzioni di Rossini. Un appuntamento che promette divertimento, emozione e grande musica, nel segno di un capolavoro che continua a rappresentare una delle espressioni più alte del genio teatrale italiano.

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