Luigi Zeno, dalla passione per la recitazione all’impegno sociale: «L’arte è libertà di esprimersi»

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di Guido Mastroianni

Per la rubrica Arte in Talk, il podcast itinerante di Arte in Movimento, abbiamo incontrato il giovane attore campano, protagonista della serie Netflix Minerva – La scuola. Tra cinema, teatro, impegno contro il bullismo e nuovi progetti, Zeno racconta una carriera in crescita senza perdere la curiosità e il legame con le proprie radici. Ci sono percorsi artistici che cominciano molto prima del successo, quando la passione è ancora un’intuizione e il palcoscenico coincide con una recita scolastica. Quello di Luigi Zeno nasce proprio così, tra il teatro, la curiosità per il mondo dello spettacolo e il desiderio di dare vita a personaggi e storie. Originario dell’area napoletana, il giovane attore si sta facendo strada nel panorama audiovisivo italiano, conquistando l’attenzione del pubblico anche grazie a Minerva – La scuola, la serie arrivata su Netflix. Per la rubrica Arte in Talk, il podcast itinerante di Arte in Movimento disponibile su tutte le piattaforme di streaming, lo abbiamo incontrato per una conversazione che attraversa il suo percorso professionale, il rapporto con Napoli e il cinema, l’impegno sociale e i sogni che continuano ad alimentare la sua ambizione. Ne emerge il ritratto di un artista che guarda al futuro con entusiasmo, ma che considera l’ascolto, l’empatia e la capacità di imparare dagli altri strumenti fondamentali per crescere.

Che cos’è l’arte per Luigi Zeno?

“Per me l’arte è tutto quello che ti permette di esprimerti. L’arte è qualcosa di unico e spontaneo, una forma di libertà che può manifestarsi in modi diversi, persino nel lavoro artigianale. L’attore, in fondo, è un artigiano che utilizza il volto, il corpo e la voce per costruire un personaggio e restituire una verità, una realtà, un’emozione. L’arte diventa così la possibilità di dare forma a ciò che si sente e di condividerlo con il mondo”. 

Quando hai capito che la recitazione sarebbe diventata la tua strada?

“Non c’è stato un momento preciso in cui ho dovuto scegliere. La recitazione mi accompagna fin da bambino, partendo dalle recite scolastiche e continuando con le esperienze teatrali. Non c’è mai stato un momento in cui ho detto: voglio fare qualcosa di diverso dall’essere un attore. Quella che era una passione è diventata anche un lavoro, senza perdere la sua natura originaria”.

Il pubblico ti sta conoscendo anche grazie a Minerva – La scuola. Come sei arrivato a ottenere il ruolo?

“Il percorso è cominciato con un self-tape, il provino registrato autonomamente e inviato alla produzione. Ho ricevuto alcune indicazioni essenziali sul personaggio di Leonardo e ho costruito la mia interpretazione a partire da quelle poche informazioni. Dopo il primo invio, nell’autunno, sono trascorsi quasi quattro mesi prima di ricevere una nuova convocazione. La selezione è proseguita con altri provini, fino agli incontri con il regista. Devi pensare che, in entrambe le occasioni in presenza, avevo la febbre molto alta. Questa cosa potrebbe avermi portato fortuna”.

Ami rivederti sullo schermo?

“È fondamentale quando sei sul set. Rivedere una scena insieme al regista, comprenderne i limiti e correggere gli errori in tempo reale mi ha permesso di migliorare il mio lavoro. Il prodotto finale, invece, è diverso: è il risultato di numerose scelte di montaggio, musica e postproduzione. Il dialogo diretto con chi dirige rimane, invece, uno strumento prezioso per la crescita dell’attore”.

Come si vive il passaggio da giovane interprete a volto riconosciuto dal pubblico?

“La sensazione è bella, ma anche un po’ imbarazzante. Soprattutto quando a riconoscermi sono le persone che mi hanno visto crescere e continuano a considerarmi il ragazzo di sempre. La popolarità porta con sé una nuova dimensione del mio lavoro: le storie raggiungono un pubblico sempre più vasto e i personaggi entrano nelle case degli spettatori. Per un giovane attore, questo rappresenta una soddisfazione, ma anche un passaggio da affrontare mantenendo i piedi per terra”.

Il cinema e le serie ambientate a Napoli rischiano ancora di essere imprigionati negli stereotipi?

“Napoli non è una questione di camorra. Produzioni come Gomorra e Un posto al sole rappresentano, a suo avviso, due modi molto differenti di guardare alla realtà napoletana. Il problema nasce quando una sola immagine finisce per diventare l’unica chiave di lettura. Secondo me, il cinema ha il compito di cercare la verità e di mostrare una realtà più ampia, senza ridurre un luogo o una comunità a un’etichetta. Ecco perché desidero costruire un percorso professionale libero da categorie precostituite”.

Quali attori e film hanno influenzato la tua passione?

“Sicuramente Will Smith, interprete che ammiro per la capacità di passare da ruoli comici a personaggi drammatici. Ringrazio anche i miei genitori che, sin da piccolo, mi hanno fatto appassionare al grande cinema proponendomi capolavori quali Il Signore degli Anelli, Lo Hobbit, Harry Potter e Il padrino”.

Accanto alla recitazione, porti avanti un impegno contro il bullismo. Da dove nasce questa sensibilità?

“Un passaggio centrale del mio percorso è La linea sottile, cortometraggio legato a una realtà a me vicina, quella della scuola e delle relazioni con i compagni. Il progetto mi ha permesso di confrontarmi con una problematica che spesso viene minimizzata o liquidata con l’idea che il bullismo serva a rafforzare il carattere. Il bullismo può avere conseguenze profonde e non deve essere considerato una fase inevitabile della crescita. Per questo ho scelto di partecipare a incontri nelle scuole, mettendo la mia visibilità al servizio della sensibilizzazione. Durante questi appuntamenti ho avuto modo di ascoltare ragazzi che hanno trovato il coraggio di raccontare le proprie esperienze. L’obiettivo è favorire un clima di empatia nel quale nessuno si senta giudicato”.

Come si può educare chi compie atti di bullismo?

“È importante cercare di comprendere anche le motivazioni che possono spingere un ragazzo a fare del male. In alcuni casi, dietro comportamenti aggressivi possono esserci insicurezze personali che si trasformano in attacchi verso gli altri. Comprendere le cause, naturalmente, non significa giustificare le azioni. Significa piuttosto aiutare chi le compie a riconoscerne le conseguenze e a capire perché siano sbagliate. In questo percorso, il ruolo degli insegnanti e delle famiglie è fondamentale: ogni studente ha bisogno di essere visto, compreso e ascoltato”.

Che cosa dobbiamo aspettarci dai tuoi prossimi progetti?

“Il futuro si annuncia ricco di novità, anche se su alcuni lavori sono costretto a mantenere il massimo riserbo”.

Qual è la qualità del Luigi di oggi che vorresti conservare anche da adulto?

“Sicuramente la curiosità, accompagnata dalla voglia di imparare e dalla disponibilità a osservare chi ha più esperienza. Ogni incontro professionale rappresenta un’occasione per raccogliere insegnamenti e individuare nuove possibilità. Immagino il mio percorso come una strada composta da tante tracce lasciate da altri artisti, da attraversare per poi costruire una direzione personale”.

E se dovessi dedicare alla tua vita di oggi una canzone o un’opera d’arte?

“La scelta ricade su Sting e sulla sua Shape of My Heart, una canzone che richiama, per Zeno, il valore delle emozioni e dei sentimenti. Se sto facendo ciò che mi sta piacendo è perché sto seguendo il mio cuore”.

E come ti immagini tra dieci anni?

“(Qui Luigi sorride.) Mi vedo, spero, nei panni del pipistrello del Cavaliere Oscuro. Sono da sempre appassionato di Batman e del mondo dei fumetti. Il mio desiderio è interpretare un giorno il celebre supereroe, senza porre limiti geografici al progetto: Gotham potrebbe diventare Napoli oppure New York. L’importante, per me, è continuare a inseguire quel sogno”.

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