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Fisciano, Salerno — mercoledì 7 ottobre 2026

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Ora ho i voti

Di Paolo De Leo

Vasco Rossi, dottore di ricerca: quando un’aula magna diventa uno stadio senza chitarre

Parole, margini, un cappellino sulla testa del Rettore e un campus che ha cantato fuori tempo massimo. Cronaca di una lectio che parla a tutti.

Alle 15.30 l’Aula Magna “Vincenzo Buonocore” era un’aula. Pochi minuti dopo era un palazzetto. Il protocollo accademico, con le sue sedie in fila e i suoi rintocchi di toga, ha retto fino all’ingresso di un uomo con il cappellino nero portato alla rovescia. Poi ha ceduto, senza resistere troppo, a un abbraccio collettivo.

Vasco Rossi ha ricevuto il dottorato di ricerca honoris causa in Politica e Comunicazione dall’Università degli Studi di Salerno. Per un giorno il campus di Fisciano ha fatto quello che le università dovrebbero fare più spesso: ascoltare una voce che ha imparato il mestiere fuori dai libri.

Un campus che aspettava

L’attesa era cominciata giorni prima, sulla grande parete allestita in mensa. Centinaia di messaggi, dediche, versi. Uno dice che quando mancavano le parole, lui aveva dato voce ai pensieri. È la motivazione più onesta del dottorato, e l’hanno scritta gli studenti.

Poi la logistica: un click day riservato alla comunità di ateneo, posti esauriti all’istante, cerimonia a porte chiuse. Dentro i fortunati. Fuori, su un maxischermo in piazza, circa millecinquecento ragazzi. Non tutto è filato liscio: le cronache locali parlano di disagi e proteste all’esterno. Il rovescio di una giornata storica, e va scritto.

La libertà di essere imperfettiIl filo della lectio di Vasco Rossi

Le parole, pesate una a una

Nella lectio il personaggio ha fatto un passo indietro. Chi parlava era un professionista della parola che conosce il peso di ciò che dice. Le sue idee, in sintesi: ogni parola costruisce un clima. Può alimentare cinismo o fiducia, odio o confronto, rassegnazione o voglia di reagire. Anche il silenzio comunica.

Poi la politica, tolta ai palazzi. Non solo elezioni e programmi, ha detto, ma il modo in cui una società decide chi ascoltare, chi proteggere e chi lasciare ai margini. Un cantante che per mezzo secolo ha messo in musica gli ultimi banchi di scuola, i bar, le notti sbagliate, ha spiegato in un’aula magna perché quei margini sono un tema politico.

Ha tracciato anche una linea tra arte e indottrinamento: la canzone come luogo d’incontro, mai come catechismo. E ha scherzato, perché Vasco, quando si commuove, scherza. Il dottorato, ha detto, significa che potrebbe insegnare. Ma i detrattori stiano tranquilli: continuerà a fare concerti.

I fili che si chiudono

Un’onorificenza così non nasce dal nulla. Seguendo i fili si trova una biografia.

  • Salerno, 1978Qui Vasco ha fatto il militare. Ha raccontato di aver concepito qui suo figlio. Il dottorato chiude un cerchio personale prima che accademico.
  • Due giorni primaNella Giornata mondiale degli insegnanti aveva reso omaggio al professor Farinelli e a un tema libero sul “tema libero”, ai tempi di Ragioneria: una lezione di sincerità. L’onestà davanti al foglio bianco e la libertà di essere imperfetti sono la stessa idea, a quarantotto ore di distanza.
  • Il teatro di ZoccaLa Scuola di Teatro che porta il suo nome nasce da un ricordo: un insegnante che, al primo incontro, ordinò ai ragazzi di urlare. Prima di studiare la comunicazione, Vasco l’ha imparata gridando.
  • Dalla IULM a D’AnnunzioLa laurea honoris causa del 2005, il premio del Vittoriale, un liceo di Gela che ha tradotto “Albachiara” in latino. Da anni la scuola usa le sue canzoni per far amare i classici. Salerno ha dato un timbro a un’abitudine già diffusa.

Il gesto

Da completare dalla redazioneQui va il bacio di Vasco sulla fronte: a chi, in quale momento, con quali parole intorno. Non ho trovato fonti pubbliche sull’episodio e non lo racconto a memoria. Tono suggerito: il gesto da padre e da amico come opposto del cerimoniale, da aprire con una frase breve e un punto fermo.

Era coerente con tutto il resto. Prima, durante e dopo la cerimonia Vasco si è concesso a studenti e fan, tra foto e autografi. All’uscita dall’aula magna lo aspettava un abbraccio caloroso. Fuori, i ragazzi hanno accompagnato la fine della cerimonia cantando “Vita spericolata”. E il Rettore, dopo il cappellino calato in testa, è diventato per qualche minuto il cittadino più fotografato della Campania.

ImmaginiSpazio per le foto del campus e della cerimonia. Se mi descrivi cosa mostrano, scrivo didascalie e un breve racconto per immagini.

Cosa resta

Resta l’impatto umano, che non si misura in decibel: studenti in toga che cantano, un’università che riconosce un sapere maturato fuori dalle sue aule, una lettera aperta dei dipendenti dell’ateneo che trasforma la lectio in una domanda alla comunità su ascolto, dissenso e responsabilità.

Essere sé stessi senza tradirsi per piacere agli altri. Per una generazione che ha cantato dentro e fuori quell’aula, vale più di una pergamena.

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