Seminario di Pontecagnano verso la chiusura

Posted by

–

Cresce il malumore nel clero: «Tanti sacrifici per realizzarlo»

Il mondo ecclesiastico salernitano non ci sta alla sempre più concreta ipotesi di chiusura del Seminario Metropolitano “Giovanni Paolo II” di Pontecagnano Faiano.

La possibile cessazione delle attività formative sta suscitando malumori e preoccupazione all’interno del clero locale, mentre sul futuro dell’imponente complesso di via Pompei si concentra il dibattito. Tra le ipotesi che circolano vi sarebbe la trasformazione della struttura in una casa per anziani. Un’altra possibilità, legata soprattutto alla posizione geografica del complesso, sarebbe invece quella di destinare gli spazi agli studenti di Medicina dell’Università degli Studi di Salerno, considerata la relativa vicinanza all’ospedale “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona”.

Il possibile cambio di destinazione apre, dunque, una questione più ampia: quale sarà il destino di una struttura nata espressamente per la formazione sacerdotale? Il complesso rappresenta infatti il risultato di un progetto fortemente voluto dalla Chiesa salernitana, realizzato anche attraverso importanti sacrifici economici e inaugurato nel 1999 alla presenza di Papa Giovanni Paolo II.

Attualmente il seminario non risulta formalmente chiuso e continua ancora oggi a svolgere le proprie attività. La sua storia affonda le radici nella vicenda del vecchio Seminario Regionale “Pio XI”, a lungo punto di riferimento per il clero campano. Dopo la vendita della struttura, le diocesi della Metropolia di Salerno dovettero affidarsi prevalentemente ad altri istituti, tra cui il Pontificio Seminario Interregionale di Posillipo. Fu l’arcivescovo Guerino Grimaldi a concepire l’idea di un nuovo seminario metropolitano, anche grazie alla donazione della vedova Ilva Monti-Briasco, proprietaria di una fattoria con cappella gentilizia nel territorio di Pontecagnano Faiano. Dopo la morte di Grimaldi, il progetto venne portato avanti dal suo successore, monsignor Gerardo Pierro. La progettazione fu affidata all’ingegnere Matteo Guida, che il 15 marzo 1995 ebbe l’occasione di illustrare il plastico dell’opera a Giovanni Paolo II. Il complesso venne realizzato su un’area di circa 55mila metri quadrati, con oltre 6mila metri quadrati edificati. Il 4 settembre 1999 fu proprio Giovanni Paolo II a inaugurare il seminario, raggiungendolo in elicottero da Roma. Una giornata rimasta nella memoria del clero salernitano come un momento storico. È proprio questo percorso a rendere particolarmente delicata l’eventuale decisione di ridimensionare o chiudere la struttura. Tra i sacerdoti serpeggerebbe infatti l’insofferenza per una scelta che, secondo le ricostruzioni circolate in ambito ecclesiastico, arriverebbe dopo anni di sacrifici economici sostenuti per completare e mantenere il complesso. Particolarmente significativo sarebbe stato il lavoro svolto nel tempo sul fronte della gestione economica, che avrebbe consentito di riportare i conti in una situazione considerata positiva. «Abbiamo fatto tanti sacrifici per completare i lavori», dicono alcuni esponenti del clero, che ricordano anche il contributo dell’8 per mille destinato dalla Chiesa italiana e le risorse che sarebbero state stanziate dalla diocesi salernitana per la realizzazione dell’opera. Da qui la domanda che, secondo le ricostruzioni, si pongono diversi sacerdoti: perché interrompere oggi l’esperienza di una struttura costruita attraverso tanti anni di impegno e investimenti?

Sul futuro del seminario pesa inevitabilmente anche il numero degli aspiranti al sacerdozio. Le indiscrezioni delle ultime settimane parlano di circa una ventina di seminaristi, un dato che alimenta il confronto sulla sostenibilità di una struttura di queste dimensioni. Per una parte del clero, però, la questione non sarebbe esclusivamente economica: il seminario rappresenterebbe un patrimonio storico e simbolico dell’intera Metropolia. Il dibattito si inserisce inoltre in un contesto più ampio che riguarda altre strutture legate al territorio. Come la Scuola del Mediterraneo, per la quale sarebbe stata decisa la sospensione delle iscrizioni. Secondo le ricostruzioni, la struttura potrebbe progressivamente essere destinata ad attività alberghiera, con una prospettiva di passaggio della gestione nelle mani degli attuali soggetti che guidano il resort omonimo.

Il punto centrale, dunque, non riguarda soltanto l’eventuale chiusura del Seminario “Giovanni Paolo II”, ma anche il futuro di un patrimonio costruito nel corso di decenni di storia ecclesiale e attraverso significativi sacrifici economici. La struttura, al momento, resta operativa, ma il confronto sul suo destino è ormai aperto e il malumore di una parte del clero appare evidente. Per chi ha seguito da vicino la nascita del seminario, un’eventuale chiusura rappresenterebbe non soltanto la fine di un’attività formativa, ma anche la conclusione di un progetto concepito negli anni Novanta, sostenuto dalla Chiesa salernitana, incoraggiato da Giovanni Paolo II e diventato realtà dopo anni di lavoro. La parola ora passa al vescovo, che sembrerebbe favorevole alla conversione della struttura.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *