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Battipaglia, l’ospedale evacuato: il crollo di una sanità che ha smesso di prevenire

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Doveva essere un presidio sanitario di riferimento per la Piana del Sele, invece oggi l’ospedale “Santa Maria della Speranza” di Battipaglia si ritrova al centro di una delle pagine più critiche della sanità salernitana degli ultimi anni. Una domenica che difficilmente sarà dimenticata: stop ai ricoveri, reparti evacuati e pazienti trasferiti verso altri ospedali della provincia a causa di gravi e persistenti problemi strutturali che hanno reso necessarie decisioni drastiche per garantire la sicurezza di degenti e operatori. L’ennesimo cedimento strutturale, arrivato a poche settimane dalla parziale chiusura del reparto di Medicina, ha costretto i vertici dell’Asl Salerno e la direzione sanitaria a convocare un vertice d’urgenza. Una situazione che, inevitabilmente, apre interrogativi pesanti sulla gestione della struttura e sulla programmazione degli interventi di manutenzione che, secondo molti, avrebbero dovuto prevenire un epilogo tanto grave. Nel caos di queste ore emerge, ancora una volta, il volto migliore della sanità pubblica: quello degli operatori sanitari. Medici, infermieri, operatori socio-sanitari e personale tecnico hanno affrontato l’emergenza con professionalità, garantendo il trasferimento dei pazienti in condizioni di sicurezza e assicurando la continuità assistenziale nonostante una situazione estremamente complessa. È proprio a loro che arriva il sostegno della CISL FP Salerno, che ha diffuso una nota esprimendo piena solidarietà ai lavoratori impegnati nelle delicate operazioni di trasferimento. “La professionalità, il senso di responsabilità e lo spirito di servizio del personale stanno consentendo di tutelare l’incolumità dei pazienti e degli stessi operatori, assicurando la necessaria continuità assistenziale nonostante le difficoltà determinate dall’attuale situazione”, sottolinea il sindacato. La CISL FP Salerno annuncia inoltre che seguirà attentamente l’evoluzione della vicenda, concentrando la propria azione sulla tutela del personale coinvolto. L’obiettivo dichiarato è vigilare affinché ogni scelta organizzativa conseguente all’emergenza tenga conto dei carichi di lavoro, delle competenze professionali e delle condizioni dei lavoratori, evitando che la riorganizzazione produca ulteriori disagi nei servizi sanitari già fortemente sotto pressione. Alla posizione del sindacato si associa anche Amedeo Auriemma, responsabile regionale Sanità di Noi Moderati, che pone interrogativi destinati ad alimentare il dibattito politico e istituzionale. “La domanda che tutti si pongono è semplice: come mai fino a ieri non c’erano posti letto disponibili per i pazienti che sostavano per ore, se non per giorni, nel Pronto Soccorso e, improvvisamente, oggi sono comparsi circa sessanta posti letto? È una coincidenza che merita spiegazioni”. Un interrogativo che va ben oltre la contingenza dell’emergenza e che richiama uno dei problemi più denunciati negli ultimi anni: il cronico sovraffollamento del Pronto Soccorso di Battipaglia, dove troppo spesso i pazienti sono stati costretti ad attendere un ricovero in condizioni di evidente disagio. Auriemma pone inoltre l’attenzione su un altro elemento che rende ancora più preoccupante quanto accaduto: il periodo in cui  capitata lemergenza. “Ci troviamo nel pieno della stagione estiva, quando il litorale della Piana del Sele registra un incremento considerevole della popolazione e del traffico veicolare. Gli incidenti stradali aumentano fisiologicamente e privare un territorio così vasto di un ospedale pienamente operativo significa esporre cittadini e turisti a rischi ancora maggiori. Era davvero inevitabile arrivare a questo punto oppure si poteva intervenire prima?”. Domande che attendono risposte chiare da parte dell’Asl e della Regione Campania. Perché se oggi l’emergenza è stata gestita grazie all’abnegazione del personale sanitario, domani sarà necessario comprendere come sia stato possibile arrivare a una situazione tanto critica da rendere necessario lo svuotamento di un intero ospedale. La sicurezza delle strutture sanitarie non può essere affrontata soltanto quando si verifica un cedimento. Richiede programmazione, investimenti, manutenzione costante e una governance capace di prevenire le emergenze anziché inseguirle. Il diritto alla salute passa anche dalla sicurezza degli edifici e dall’efficienza dell’organizzazione sanitaria. E quando un ospedale è costretto a chiudere i ricoveri e a trasferire i propri pazienti, non è solo una struttura a fermarsi: è un intero territorio che perde uno dei suoi presidi fondamentali.

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