di Riccardo Pucciarelli
La corsa campana agli Europei di calcio del 2032 entra nel vivo e assume sempre più i contorni di un derby istituzionale. Da una parte Napoli accelera sulla riqualificazione dello stadio Diego Armando Maradona; dall’altra Salerno rilancia con decisione la candidatura dello stadio Arechi, trasformando quella che sembrava una semplice procedura tecnica in una sfida tutta politica tra Palazzo San Giacomo e Palazzo di Città.
Nelle ultime ore la giunta guidata dal sindaco Gaetano Manfredi ha approvato il progetto definitivo di riqualificazione del Maradona, composto da circa 500 elaborati tecnici, che sarà trasmesso entro il termine del 31 luglio a FIGC e UEFA per perfezionare la candidatura partenopea. Il piano prevede importanti interventi di architettura e ingegneria, mantenendo però l’identità storica dell’impianto, il celebre “Stadio del Sole”, con lavori che dovrebbero svolgersi senza interrompere l’attività agonistica. Il finanziamento arriverà dalla Regione Campania con una quota di compartecipazione del Comune di Napoli.
Una mossa che arriva appena ventiquattro ore dopo l’affondo del sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, che ha lanciato ufficialmente la candidatura dell’Arechi agli Europei del 2032, ribadendo la convinzione che il capoluogo salernitano possa rappresentare una delle proposte più solide dell’intero panorama nazionale.
Ma il vero terreno di scontro non è soltanto quello degli impianti.
Ad incendiare il clima sono state le dichiarazioni del consigliere comunale napoletano Acampora, che aveva sostanzialmente escluso la possibilità di vedere Salerno tra le sedi della manifestazione continentale, sostenendo la centralità del Maradona e della candidatura napoletana.
Parole che da Palazzo di Città a Salerno sono state rispedite al mittente con fermezza. De Luca non ha nascosto il proprio disappunto, rivendicando il diritto della città a competere senza dover chiedere il permesso a nessuno e ricordando come il dossier salernitano non riguardi soltanto uno stadio, ma un sistema integrato fatto di mobilità, strutture ricettive, collegamenti e infrastrutture. Già nelle scorse settimane il primo cittadino aveva definito Salerno “una delle candidature più credibili” per Euro 2032, sottolineando l’avanzamento dei lavori sull’Arechi e sul Volpe, destinato ad ospitare temporaneamente la Salernitana durante il restyling dell’impianto principale.
Il confronto diventa inevitabile. Napoli punta sul peso internazionale della città, sulla storia del Maradona e su un importante progetto di riqualificazione che ha già superato positivamente la Conferenza dei Servizi, rispettando il cronoprogramma imposto da UEFA e FIGC.
Salerno, invece, gioca la carta della modernizzazione complessiva del proprio sistema urbano, sostenendo che l’Arechi, completamente rinnovato, potrebbe rappresentare uno degli impianti più moderni del Mezzogiorno.
Ed è proprio questo il punto che alimenta la polemica. Perché se Napoli rivendica il blasone internazionale del Maradona, Salerno replica con un progetto che guarda al futuro e che non vuole più essere considerato una semplice alternativa alla metropoli partenopea.
Dietro la corsa agli Europei si intravede qualcosa di più profondo. La candidatura agli Europei del 2032 è diventata una partita politica che misura il peso delle due amministrazioni all’interno della Campania. Da un lato Manfredi presenta un progetto già pronto a partire, dall’altro De Luca rivendica il diritto di Salerno a sedersi allo stesso tavolo delle grandi città italiane.
Le dichiarazioni provenienti da Napoli, lette in riva all’Irno come un tentativo di ridimensionare le ambizioni salernitane, hanno finito per produrre l’effetto opposto: ricompattare il fronte favorevole alla candidatura dell’Arechi.
La sensazione è che il derby sia soltanto all’inizio. E se sarà la UEFA a decidere quali saranno gli stadi italiani destinati ad ospitare Euro 2032, la politica campana ha già iniziato il proprio campionato. Un torneo nel quale, almeno per il momento, nessuna delle due città sembra avere intenzione di arretrare di un centimetro.













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