
Angela Albarano ha sempre avuto due vite. La prima era fatta di ginocchia sbucciate e alberi su cui arrampicarsi. Era una bambina vivace, fisica, piena di energia: correva dietro a un pallone e sfidava il vento a viso aperto. Ma, nello stesso tempo, coltivava una disciplina molto rigorosa: la danza classica. Le scarpette erano il suo contrappunto ai pomeriggi all’aria aperta, la sbarra il luogo in cui imparava che la grazia nasce dallo sforzo e che l’equilibrio si conquista cadendo. “Se non ci fossero state alcune difficoltà familiari importanti, probabilmente avrei continuato proprio su quella strada e oggi racconterei una storia diversa” – afferma con un filo di nostalgia.
Poi la vita cambia ritmo. L’adolescenza la mette alla prova con la lunga e dolorosa malattia del padre, conclusasi troppo presto. Quella ragazza istintivamente combattiva si ritrova a fare i conti con un lutto che la trasforma nel profondo. “Quel periodo ha cambiato il mio modo di stare nel mondo. Il mio spirito si è attenuato, ma non si è spento: è riemerso più consapevole, più determinato”. È qui che comincia a delinearsi la sua seconda vita. Angela cresce in una casa piena di libri. Sua madre, insegnante di latino e greco, vive circondata da biblioteche. Eppure, da bambina, quei volumi non la conquistano subito. I libri aspettano ed arrivano nel momento esatto in cui lei è pronta ad accoglierli. Tra i 17 e i 18 anni incontra Il nome della rosa di Umberto Eco e Il pendolo di Foucault. Non è solo lettura: è rivelazione, è la scoperta che un libro può essere un amico, un complice, uno specchio, che può cambiarti nel profondo. Per Angela i libri non sono oggetti: sono incontri, sono soglie, sono possibilità. Accanto a questa scoperta cresce un’altra costante: l’amore per i giovani. Un filo rosso che attraversa tutto dalla tesi di laurea sul Giffoni Film Festival, alle collaborazioni con Massimo Ranieri e con l’antropologo Paolo Apolito, fino al lavoro nelle scuole. Per anni infatti ha dato forma alle visioni degli altri, organizzando eventi culturali tra Salerno e Roma. Era brava a costruire sogni per conto terzi. Ma qualcosa, dentro, chiedeva spazio.
La nascita di sua figlia segna un nuovo passaggio.Entra nella scuola quasi per caso, e lì accade qualcosa di inatteso: scopre che il rapporto quotidiano con i ragazzi le appartiene profondamente. Non è solo insegnamento, è ascolto, è scambio, è crescita reciproca. Eppure anche questa non è ancora la forma completa della sua identità. Organizzare comunità culturali, creare spazi di incontro, progettare bellezza condivisa non rientra in nessuna categoria chiara. Non è un lavoro “spiegabile” e questa mancanza di definizione, a lungo andare, pesa su di lei. Finché Angela comprende che le sue due vite non sono in conflitto ma possono camminare insieme. L’insegnante e l’organizzatrice culturale non sono alternative: sono due facce della stessa medaglia. “Mettermi in part-time, continuare a creare eventi, fondare una comunità culturale è stato il mio modo di tornare fedele a me stessa. Non per dimostrare qualcosa, ma per non tradirmi più”.
Da questa scelta nasce il Festival di Letteratura per Ragazzi: il primo nel Sud Italia, totalmente autoprodotto. Un progetto audace, visionario, necessario. Non un semplice evento bensì una missione educativa che lavora tutto l’anno con le scuole della Campania, promuovendo la lettura come strumento di cittadinanza culturali. Qui i ragazzi non sono spettatori ma sono protagonisti, diventano giurati di un premio letterario, leggono, discutono, votano. Le scuole partecipano a percorsi di lettura condivisa che culminano nell’incontro con gli autori. Le famiglie e i cittadini entrano in una sezione laboratoriale con circa cento laboratori gratuiti in tre giorni. Ogni anno inoltre vengono donati oltre duemila libri a più di novecento giurati perché la cultura non deve avere barriere economiche. Perché un libro può cambiare una traiettoria, proprio come è accaduto a lei.
Angela respira la passione dei ragazzi. Li guarda mentre discutono animatamente di una storia, mentre difendono un personaggio come fosse reale, mentre scoprono che dentro le pagine c’è un pezzo di loro. Li accoglie nel suo mondo e, allo stesso tempo, entra nel loro. Le sue due vite, alla fine, si sono intrecciate. La bambina che si arrampicava sugli alberi e la donna che costruisce comunità culturali sono la stessa persona. E oggi sa che sfogliare un libro, attraversarlo, abitarlo, resta uno dei viaggi più affascinanti che si possano offrire a un ragazzo, un viaggio che può accendere coraggio e consapevolezza nel proprio futuro.











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