Ginecologo condannato in primo grado, la replica del Ruggi: «Nessun provvedimento ostativo». Visite con ostetrica o infermiere

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Cava de’ Tirreni, polemica sulla nomina del medico al nuovo ambulatorio di ginecologia. La Direzione strategica dell’AOU Ruggi d’Aragona interviene e chiarisce la propria posizione, richiamando la presunzione di innocenza e annunciando ulteriori misure di tutela per le pazienti.

La vicenda della nomina del dottor Antonio Palazzo al nuovo ambulatorio di ginecologia dell’ospedale di Cava de’ Tirreni continua a far discutere. Il medico è stato condannato in primo grado, lo scorso maggio, dal Tribunale di Nocera Inferiore nell’ambito di un procedimento per violenza sessuale. Il percorso giudiziario, secondo quanto riportato, non risulta ancora concluso. A intervenire sulla questione è la Direzione strategica dell’AOU San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona, che ha diffuso una nota ufficiale per chiarire le ragioni della scelta e le modalità con cui si svolgerà l’attività ambulatoriale. «Le nostre azioni sono sempre orientate al rispetto della persona, della dignità della donna e della professionalità di tutto il personale», precisa l’Azienda, richiamando il principio costituzionale della presunzione di innocenza fino alla condanna definitiva. Secondo la Direzione, allo stato attuale non sussistono provvedimenti ostativi allo svolgimento dell’attività professionale del medico. Una posizione che si fonda sul quadro giuridico vigente e sull’assenza, nella fase attuale, di impedimenti formali all’esercizio della professione. Nella nota, l’Azienda annuncia inoltre una misura organizzativa a tutela delle pazienti e dello stesso professionista: le visite ginecologiche si svolgeranno esclusivamente alla presenza di un’ostetrica o di personale infermieristico. La vicenda riporta al centro il tema delicato del rapporto tra presunzione di innocenza, responsabilità delle istituzioni sanitarie e fiducia delle donne nei servizi di cura. Un equilibrio complesso, soprattutto in un ambito come quello ginecologico, nel quale la tutela della dignità, della riservatezza e della sicurezza delle pazienti rappresenta un elemento essenziale. La risposta del Ruggi chiarisce dunque la posizione dell’Azienda sul piano giuridico e organizzativo, ma resta aperto il dibattito sull’opportunità della nomina e sulle garanzie necessarie per assicurare alle pazienti un percorso di cura in un contesto di piena fiducia e sicurezza.

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