Addio a Giamyla Amatruda, il “Piccolo Angelo” che ha insegnato il significato dell’amore e del coraggio

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di Riccardo Pucciarelli

C’è un dolore che non trova parole adeguate, un silenzio che pesa più di qualsiasi discorso. È il dolore che oggi ha colpito il nostro caro collega e, soprattutto, amico Gaetano Amatruda e la sua famiglia per la scomparsa dell’amata cognata, Giamyla Amatruda.

Giamyla era una giovane donna speciale, una creatura fragile e luminosa che, nonostante le difficoltà imposte dalla vita, ha saputo trasmettere a tutti coloro che l’hanno conosciuta una straordinaria lezione di forza, dolcezza e dignità.

Affetta dalla Sindrome di Down e da una grave Artrite reumatoide che nel tempo ne aveva limitato progressivamente i movimenti, Giamyla ha affrontato ogni giorno con il sorriso e con quella purezza d’animo che solo gli esseri più autentici possiedono.

Accanto a lei vi è sempre stata una famiglia straordinaria, capace di affrontare ogni ostacolo con sacrificio, dedizione e un amore incondizionato. Una famiglia che non si è mai arresa, che ha combattuto con tutti i mezzi possibili, senza paura, per garantire a Giamyla le cure, l’assistenza e, soprattutto, la qualità della vita che meritava.

La sua storia richiama l’attenzione su una realtà che troppe volte resta ai margini del dibattito pubblico. Molte famiglie, come quella di Giamyla, si trovano a sostenere da sole il peso economico e umano dell’assistenza a persone con disabilità gravi. Non tutte dispongono delle risorse necessarie per far fronte ai bisogni quotidiani, alle terapie, ai supporti sanitari e all’assistenza specialistica.

Eppure, quando l’amore guida ogni scelta, si compiono autentici miracoli. Si supera la fatica, si affrontano le difficoltà e si continua a lottare affinché chi è più fragile possa vivere con dignità.

Ma non può e non deve essere solo l’amore delle famiglie a colmare le carenze del sistema. Serve un’assistenza territoriale più presente, più efficiente e più vicina ai bisogni reali delle persone con disabilità e dei loro cari. Perché qui non si parla semplicemente di servizi, ma di ciò che permette concretamente di vivere.

Giamyla è stata, e resterà, un piccolo grande angelo. Con la sua innocenza e la sua tenacia ha lasciato un segno profondo nel cuore di chi l’ha amata e conosciuta. La sua esistenza è stata una testimonianza silenziosa ma potentissima del valore della vita, anche quando è segnata dalla sofferenza.

Alla famiglia Amatruda, al papà Nunzio, la mamma Silvia Longo, alla sorella Valentina e, in particolare, al nostro amico Gaetano, giungano il più sincero e affettuoso abbraccio, insieme alle più sentite condoglianze mie personali, e di tutta la redazione dell‘Ora della Sera.

La funzione religiosa si svolgerà domani 18 maggio alle ore 16,30 nella Chiesa Gesù Redentore (Quartiere Europa)

Il ricordo di Giamyla continuerà a vivere negli occhi di chi l’ha custodita con infinito amore e nella coscienza di tutti coloro che, attraverso la sua storia, comprenderanno quanto sia necessario costruire una società più giusta, solidale e attenta ai più fragili.

Ciao Giamyla. Il tuo sorriso e la tua dolcezza resteranno per sempre tra noi.

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