di Riccardo Pucciarelli
Nel giorno in cui l’Italia celebra la Festa della Mamma, c’è chi non riceverà un abbraccio, un fiore o un semplice “auguri”. C’è chi, invece, ha trasformato il proprio dolore in una battaglia di verità e giustizia. È il caso di Giovanna D’Angelo, madre della giovane Cristina Pagliarulo, scomparsa prematuramente a seguito di quello che la famiglia ritiene essere un presunto errore medico presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona, e per la quale sono incorso indagini giudiziarie.
Con la voce spezzata dall’emozione, ma con una determinazione che non si è mai affievolita, Giovanna ha voluto lanciare un messaggio potente a tutte le madri che hanno vissuto la tragedia più innaturale e devastante: perdere un figlio.
«In questo giorno così speciale – ha dichiarato – desidero dare un abbraccio ideale a tutte le mamme, ma soprattutto a quelle che hanno dovuto affrontare la perdita di un figlio».
Parole semplici, ma intrise di una sofferenza che il tempo non riesce a lenire. Per Giovanna, la Festa della Mamma non è una ricorrenza da celebrare, ma una ferita che si riapre con forza.
«Mi sono sentita in dovere di essere qui – ha aggiunto – per far conoscere a tutti la triste vicenda di mia figlia Cristina e affinché questi “ladri di salute” vengano allontanati. Questo ospedale deve tornare a essere l’eccellenza che un tempo rappresentava».
Ogni madre che perde un figlio resta sospesa in un dolore senza misura. Ma, per Giovanna D’Angelo, la conoscenza di ogni dettaglio relativo a quella tragica giornata rappresenta una forma di respiro.
«Ogni piccola informazione – ha spiegato – mi aiuta ad andare avanti. Può sembrare un paradosso, ma conoscere ciò che è accaduto a Cristina mi consente di sopportare un po’ meglio questa immensa sofferenza».
Il ricordo del giorno in cui tentò di rivolgersi all’allora presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, resta ancora vivido e doloroso.
«Provai una tristezza infinita», ha raccontato, ricordando quel momento nel piazzale dell’ospedale, quando sentì di trovarsi davanti a una porta chiusa, proprio mentre cercava soltanto risposte.
Alle altre madri che non possono più sentire la parola “auguri”, Giovanna rivolge un appello che è anche un manifesto di resistenza civile:
«Non fermatevi. Continuate a lottare, affinché questo non accada più ad altre famiglie. La malasanità ha bisogno di giustizia».
Un invito a non arrendersi, a trasformare il lutto in una richiesta di responsabilità e cambiamento.
Nel corso dell’intervista, Giovanna D’Angelo ha confermato l’esistenza di una querela per stalking che, secondo quanto dichiarato, sarebbe stata presentata nei suoi confronti in relazione ai tentativi di rivolgere domande a Vincenzo De Luca sul caso di Cristina.
«La querela c’è stata – ha affermato – e su questo il mio legale, l’avvocato Mattia Alfano, ha già tenuto una conferenza stampa. Per ulteriori chiarimenti ci si può rivolgere a lui».
Senza entrare nel merito della vicenda giudiziaria, Giovanna ha espresso tutta la sua amarezza.
«Se questa querela dovesse essere confermata, rappresenterebbe l’ennesima pugnalata. Io non voglio polemizzare con nessuno. Sono soltanto una madre che pone domande legittime sulla morte di sua figlia».
Alla fine dell’intervista, tra lacrime e commozione, Giovanna D’Angelo ha voluto ringraziare chi continua a darle voce.
«Ringrazio tutti coloro che mi permettono di raccontare questa storia. Lo faccio soltanto per ottenere giustizia per mia figlia Cristina». In queste parole c’è l’essenza di una battaglia che non conosce tregua: quella di una madre che non cerca vendetta, ma verità. Una donna che, nel giorno dedicato alle mamme, ha trasformato il proprio dolore in un appello collettivo affinché nessun’altra famiglia debba attraversare lo stesso inferno. Perché una figlia non si dimentica. Mai. E una madre, anche quando il mondo sembra voltarsi dall’altra parte, continua ad amare, a cercare risposte e a lottare con una forza che nessuna sofferenza potrà mai spegnere.













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