Patrizia Santoro, candidata al Consiglio comunale con Noi Popolari Riformisti – Udc: «Fare un nuovo ospedale con le stesse persone e gli stessi problemi non ha senso»
C’è un punto in cui il racconto smette di essere politico e diventa personale. Ed è proprio lì che l’intervento di Patrizia Santoro, candidata al Consiglio comunale, colpisce con più forza. Nel corso dell’intervista al format “Il salotto dell’ora della sera”, l’ex ostetrica del Ruggi – 38 anni trascorsi tra corsie e sale parto – non usa mezzi termini: emerge il quadro di una sanità cittadina in profonda crisi, segnata da inefficienze, tensioni interne e, soprattutto, da una perdita di fiducia ormai evidente.
Il bersaglio principale è proprio l’ospedale Ruggi, un tempo fiore all’occhiello e oggi, secondo Santoro, “sceso a un livello mediocre”. Parole pesanti, accompagnate da una lunga lista di criticità: liste d’attesa “improponibili”, cittadini costretti a rimandare le cure o a pagare di tasca propria e un’organizzazione che sembra aver smarrito la propria missione.
«Prenotazioni per l’anno successivo non sono ammissibili», sottolinea Santoro, evidenziando come il diritto alla salute sia ormai subordinato alle possibilità economiche. Un sistema che crea disparità e alimenta rassegnazione: chi non può permettersi il privato rinuncia, o si abitua a convivere con il problema.
Ma il nodo, secondo la candidata, non è solo strutturale. La costruzione di un “nuovo Ruggi” viene bocciata senza mezzi termini: «Fare un nuovo ospedale con le stesse persone non ha senso». Il problema, quindi, non è il contenitore, ma ciò che c’è dentro. E qui il giudizio diventa ancora più duro.
Santoro parla apertamente di conflitti interni, rapporti deteriorati tra medici e personale e nomine “non trasparenti” che avrebbero minato il clima lavorativo. Un sistema che, a suo dire, premia logiche lontane dalla meritocrazia e genera frustrazione tra chi vorrebbe semplicemente svolgere al meglio il proprio lavoro.
Il risultato è un ambiente definito senza mezzi termini “tossico”, tanto da spingere la stessa Santoro ad anticipare il pensionamento. «Presi singolarmente siamo persone buone, ma in gruppo diventiamo bestie», afferma, descrivendo una realtà in cui tensioni e pressioni rischiano di compromettere anche la qualità dell’assistenza. A preoccupare è anche la percezione esterna. Quando le dinamiche interne diventano di dominio pubblico, il rapporto con i cittadini si incrina. «La gente ha paura di andare al Ruggi», denuncia Santoro, parlando di un clima di rabbia e diffidenza che si respira già nelle sale d’attesa e nei pronto soccorso.
Non manca il riferimento a vicende che hanno segnato l’opinione pubblica: dalla gestione della cardiochirurgia, con la discussa duplicazione dei reparti, fino ai casi più recenti finiti sotto i riflettori mediatici. Episodi che, secondo la candidata, hanno contribuito a incrinare ulteriormente il rapporto di fiducia tra ospedale e città. Nel mirino anche sprechi e privilegi. La vicenda dell’ex direttore generale, finito al centro delle polemiche per il doppio trattamento economico, viene citata come simbolo di un sistema percepito come ingiusto: «Noi non riusciamo a curarci e gli stipendi si gonfiano».
Ma la critica non si ferma all’ospedale. Santoro allarga il discorso all’intero sistema sanitario e sociale del territorio, parlando di carenze nei servizi di assistenza, nella medicina di prossimità e nel supporto psicologico. Episodi drammatici, come quello recente di una madre che ha tentato il suicidio con i figli, vengono letti come il segnale di un fallimento collettivo. «La salute viene prima di tutto», ribadisce, denunciando una politica troppo spesso distratta da altre priorità. Mentre si discute di grandi opere e nuovi contenitori, restano irrisolti problemi concreti: accessibilità, servizi per disabili e assistenza alle famiglie.
L’affondo finale è un invito, ma anche una sfida: «Chi ruba deve pagare». Parole che suonano come un atto d’accusa verso un sistema che, secondo Santoro, ha bisogno di essere profondamente ripensato, prima ancora che ricostruito. In una campagna elettorale che si preannuncia accesa, il tema della sanità torna così al centro del dibattito con toni destinati a far discutere. Perché quando a parlare è chi quel sistema lo ha vissuto dall’interno per una vita, ignorare diventa molto più difficile.













Lascia un commento