La crisi energetica legata al Medio Oriente inizia a pesare concretamente anche sul trasporto aereo europeo. A lanciare l’allarme è Michael O’Leary, amministratore delegato di Ryanair, che evidenzia come le scorte di carburante siano garantite solo nel breve periodo.
«Per maggio le compagnie petrolifere rassicurano, ma su giugno non abbiamo certezze», ha spiegato il manager, facendo riferimento alle conseguenze della guerra con Iran e alla chiusura dello Stretto di Hormuz. In caso di prolungamento del conflitto, Ryanair stima un rischio concreto per il 10-20% delle proprie forniture di cherosene.
Secondo O’Leary, il Paese più esposto sarebbe la Regno Unito, fortemente dipendente dalle importazioni di carburante dal Kuwait. Nel resto d’Europa, invece, la situazione appare al momento più gestibile grazie alla diversificazione delle fonti di approvvigionamento, che includono Norvegia, Africa occidentale e Stati Uniti.
Sul fronte dei prezzi, lo scenario resta critico. Anche in caso di cessazione immediata del conflitto, il ritorno alla normalità richiederebbe mesi. Il prezzo del cherosene, secondo le stime, potrebbe scendere sotto i 100 dollari al barile solo a partire da settembre. Intanto, la quota non coperta da contratti di Ryanair – circa il 20% – ha subito un’impennata significativa, passando dai 74 dollari di febbraio fino ai 150 dollari registrati tra aprile e maggio, con un impatto diretto sui conti aziendali.
«Se il carburante restasse a questi livelli per un anno, il costo aggiuntivo sarebbe di circa 600 milioni di dollari», ha spiegato O’Leary, sottolineando come una pressione simile potrebbe mettere in difficoltà diversi vettori. Il manager ha citato in particolare Wizz Air e Air Baltic tra le realtà più vulnerabili nei prossimi mesi.
Non mancano le critiche alle politiche europee. O’Leary ha attaccato il sistema Emission Trading System, chiedendone l’abolizione o una revisione, e ha puntato il dito contro le tasse aeroportuali, definite «più dannose della guerra» per il loro impatto strutturale sul settore.
Sul mercato italiano, il CEO ha commentato anche il ruolo di ITA Airways, descritta come sempre più legata a Lufthansa, con effetti contrastanti per il sistema dei trasporti nazionali.
Nonostante le turbolenze globali, Ryanair conferma numeri in crescita in Italia: 69 milioni di passeggeri nel 2026, una presenza in 32 aeroporti e oltre 800 rotte operative. E mentre il mercato resta instabile, O’Leary guarda al futuro: è infatti in fase di definizione un possibile prolungamento del suo mandato alla guida della compagnia fino al 2032.
In un contesto segnato da incertezze geopolitiche e volatilità dei prezzi energetici, il settore aereo europeo si trova così davanti a una fase delicata, in cui sostenibilità economica e sicurezza degli approvvigionamenti diventano fattori decisivi.












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