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Disney+ porta la magia in lingua dei segni: le canzoni diventano accessibili a tutti

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Dal 27 aprile tre iconiche sequenze animate reinterpretate in ASL per abbattere le barriere e parlare a un nuovo pubblico
Di Christian Casola

La magia Disney si apre a nuovi linguaggi e a un pubblico sempre più ampio. Dal 27 aprile su Disney+ debutta “Canzoni nella lingua dei segni”, uno speciale che reinterpreta alcune delle sequenze musicali più amate dei film Frozen II, Encanto e Moana attraverso la lingua dei segni americana (ASL).

A guidare il progetto è Hyrum Osmond, affiancato dal team del Deaf West Theatre. L’obiettivo non era semplicemente tradurre i testi, ma reinventare completamente le scene: nuove animazioni, nuove coreografie e un linguaggio visivo capace di trasmettere emozioni, ritmo e significato.

Le tre canzoni scelte — tra cui “Non parliamo di Bruno” e “The Next Right Thing” — rappresentano stili ed energie diverse, dalla coralità vivace alla profondità emotiva. Proprio questa varietà ha permesso al team di sperimentare e valorizzare le potenzialità espressive della lingua dei segni, trasformando ogni performance in una sorta di “poesia in movimento”. Fondamentale la collaborazione con artisti sordi, coreografi e consulenti culturali, che hanno garantito autenticità e rispetto delle sfumature linguistiche e culturali. In alcuni casi, sono stati scelti interpreti legati alle origini dei film, per rendere ancora più fedele la narrazione.

Per Osmond, il progetto ha anche un valore personale: cresciuto con un padre non udente, ha vissuto direttamente le difficoltà della comunicazione. «Volevo creare qualcosa che abbattesse le barriere», ha spiegato, sottolineando l’importanza di rendere le storie accessibili a tutti. Il risultato è un’esperienza visiva intensa e innovativa, in cui il corpo, il volto e il movimento diventano strumenti narrativi al pari della musica. Non solo intrattenimento, ma un passo concreto verso un’industria più inclusiva. Con questa iniziativa, Disney dimostra come anche i grandi classici possano essere ripensati per parlare a tutti, trasformando l’animazione in un linguaggio davvero universale.

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