La Banca centrale europea sta ancora soppesando quale sia lo scenario in cui l’eurozona si troverà a navigare a seguito dello shock dovuto alla guerra in Iran. I danni in termini di forniture di energia sono “giganteschi”, ha detto la presidente Christine Lagarde, precisando che “la perdita netta di petrolio è stimata a circa 13 milioni di barili al giorno, circa il 13% del consumo globale”. Tuttavia, ha sottolineato come finora non si siano visti segni di rialzi dei prezzi dell’energia tali da spingere l’economia nello “scenario avverso”, ovvero il peggiore tra quelli precedentemente ipotizzati dalla Bce.
Intervenendo oggi a Berlino, all’evento annuale dell’Associazione delle banche della Germania, Lagarde ha invece ribadito la linea dell’istituzione: “dobbiamo essere pronti ad agire quando avremo le informazioni che ci servono. Il nostro impegno e i nostri punti di riferimento sono chiari. Siamo impegnati sul nostro mandato sulla stabilità dei prezzi. Assicureremo che l’inflazione ritorni al 2% sul medio termine e agiremo come richiesto dalla situazione”.
La presidente della Bce ha inoltre riaffermato l’elevata incertezza del quadro attuale, definendola la più accentuata nei 75 anni trascorsi dalla fondazione della stessa associazione delle banche tedesche. “Quello che è chiaro è che non c’è un percorso facile per portarci a dove eravamo prima che scoppiasse questo conflitto”, ha aggiunto in riferimento alla guerra in Iran. Secondo Lagarde, se il conflitto si risolvesse rapidamente, lo shock diretto ai prezzi dell’energia potrebbe rivelarsi nella parte più bassa delle aspettative e l’impatto economico sarebbe contenuto; tuttavia, le prospettive restano fragili e scenari peggiori rimangono ancora possibili.












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