Nel 2025 il Comune registra un risultato di amministrazione superiore ai 295 milioni di euro. Tuttavia, la parte disponibile resta negativa e il disavanzo continua a pesare sui conti futuri
Il bilancio 2025 del Comune di Salerno restituisce un quadro complesso: da un lato segnali incoraggianti sul piano della gestione finanziaria, dall’altro criticità che continuano a condizionare la solidità dei conti pubblici. Secondo la relazione sulla gestione che accompagna il bilancio approvato qualche giorno fa dal commissario prefettizio, il risultato di amministrazione ha raggiunto quota 295,8 milioni di euro, in aumento rispetto all’anno precedente. Un dato che, a prima vista, potrebbe far pensare a una situazione finanziaria positiva. Tuttavia, una lettura più approfondita evidenzia come gran parte di queste risorse sia vincolata o accantonata, riducendo di fatto la disponibilità reale dell’ente. Infatti, la cosiddetta “parte disponibile” del bilancio resta negativa, attestandosi a circa -100,5 milioni di euro, segno che il Comune deve ancora fare i conti con un disavanzo strutturale.
La gestione dell’anno evidenzia alcune performance positive, soprattutto sul fronte delle entrate tributarie, che hanno superato le previsioni, ma questo non basta a compensare la debolezza complessiva del sistema. I trasferimenti risultano inferiori alle attese e le entrate in conto capitale non raggiungono gli obiettivi programmati, mentre sul lato della spesa si registra una forte prevalenza delle uscite correnti rispetto agli investimenti. Il risultato è una macchina amministrativa che continua a funzionare, ma che fatica a tradurre le risorse disponibili in sviluppo concreto per il territorio.
In questo quadro si inserisce l’aumento della pressione fiscale sui salernitani. I dati mostrano una crescita costante sia della pressione finanziaria complessiva sia del prelievo tributario pro capite. La pressione finanziaria passa da 1.306,68 euro nel 2023 a 1.312,72 nel 2024 fino a 1.320,73 euro nel 2025, mentre il prelievo tributario medio per cittadino sale da 1.076,69 a 1.116,28 fino a 1.121,73 euro nello stesso periodo. In due anni ogni salernitano si trova quindi a versare mediamente circa 45 euro in più di tasse locali, con un incremento che prosegue anche nell’ultimo esercizio. Si tratta di un aumento progressivo che, più che riflettere una crescita economica, appare legato alla necessità di sostenere un equilibrio finanziario fragile.
L’equilibrio di bilancio, formalmente positivo, appare così sempre più come un esercizio contabile che il segnale di una reale solidità finanziaria. Il dato complessivo, pari a circa 6 milioni di euro, si regge infatti su una gestione attenta ma fortemente condizionata da vincoli e accantonamenti, tra cui spiccano il fondo crediti di dubbia esigibilità e il fondo anticipazioni di liquidità, che insieme assorbono centinaia di milioni e limitano drasticamente la capacità di manovra dell’ente. In questo contesto, anche l’avanzo di competenza di circa 34 milioni rischia di apparire più come un risultato tecnico che come un reale margine operativo.
Sul piano politico, il quadro appare ancora più problematico con l’aggiunta del commissariamento dopo le dimissioni del sindaco Enzo Napoli e l’arrivo del prefetto Vincenzo Panico. Le numerose variazioni di bilancio intervenute nel corso dell’anno segnalano una programmazione iniziale poco solida e una gestione spesso costretta ad adattarsi in corsa, anche per effetto dell’inserimento di fondi legati al PNRR e ad altri finanziamenti esterni. Questo continuo aggiustamento evidenzia una difficoltà strutturale nel definire strategie finanziarie stabili e credibili, mentre l’aumento della pressione fiscale finisce per scaricare sui cittadini il peso di tali criticità. In sintesi, il 2025 rappresenta per Salerno un anno di transizione: conti in miglioramento sotto alcuni aspetti, ma ancora appesantiti da problemi strutturali che richiederanno interventi nel medio-lungo periodo.












Lascia un commento