Russo: «Non rimpiango nulla del passato. Errori naturalmente ci sono stati»

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di Andrea Pellegrino

La visita è quella più gradita. Alla porta della nostra redazione bussa Gaspare Russo. Il primo aprile 2016. Un saluto al direttore e poi inesorabilmente il discorso scivola sulle vicende politiche dei nostri giorni. «Parlo da cittadino in pensione», dice lui. «Cittadino autorevole», aggiungiamo noi. Già sindaco di Salerno, è stato il primo presidente della Regione Campana salernitano. Il secondo è Vincenzo De Luca verso il quale dice: «La sua gestione è eccessivamente salernitana. E’ un presidente troppo salernitano».

Onorevole Russo ha visto quanti candidati ci sono a Salerno?

«Una pletore di candidati ma vedo un vuoto assoluto, al di là dei partiti che non esistono. Vedo candidati che vogliono conquistare un posto in Consiglio comunale, altri che davvero credono di voler fare il sindaco. Ma a tutti loro chiedo: il programma quale è? Al momento non ho sentito nessuna proposta mentre i problemi sono tutti sul tappeto. Vogliamo fare un esempio?» Prego… «Il porto di Salerno. Parliamo dell’accorpamento o meno con Napoli nel mentre ci sono problemi che sono molto più complessi, come la viabilità esterna allo scalo portuale e la relativa preoccupazione rispetto alla realizzazione della Porta Ovest. Io non so se sarà completata e che tempi ci vorranno, so solo che quella montagna è stata troppo “violentata” nel corso del tempo».

Mancano alternative vere anche all’attuale governo cittadino, in pratica?

«Ed è venuta meno anche la speranza. Al di là delle simpatie o delle distanze reputo che sia un danno l’assenza del Movimento 5 Stelle. Rappresentava a mio avviso una vera e propria speranza ed invece sono caduti in una sorta di palude. Io mi sento di consigliare ai movimenti e ai comitati che in una città come Salerno l’azione politica non si può ridurre a semplici negazioni ma per governare occorre andare oltre».

Un giudizio sull’attuale sindaco Enzo Napoli?

«E’ sicuramente un professionista di livello che ha partecipato come vecchio esponente del Psi, in una posizione non marginale, alla gestione politica degli anni 80, prima di assumere le funzioni di capostaff del sindaco De Luca nell’ultimo ventennio. Detto ciò, penso che i problemi li conosca tutti, almeno dall’80 ad oggi, ed è per questo che mi attendo che ben presto ci dica quale è la sua visione. Cosa vorrà fare, cosa propone. Saperlo, può essere utile anche come stimolo verso gli altri candidati sindaco».

Un giudizio sul Crescent?

«La mia posizione è nota. Il Crescent – tra l’altro è una parola (per me brutta) che in Inghilterra nel ‘600 rappresentava una forma di edilizia popolare – a mio avviso farà la fine del Fuenti»

Le Fonderie Pisano, invece?

«E’ una battaglia giusta quella che stanno conducendo. Vanno delocalizzate e la politica deve risolvere il problema. Non è facile, nessuno vuole questo tipo di impianto ma occorre fare uno sforzo comune ed individuare la soluzione. Le chiacchiere costruiscono solo carriere politiche ma non risolvono il problema».

Infine un parere sulla Camera di Commercio…

«Dal dopoguerra c’era un motore che pensava ed organizzava tutte le iniziative per uscire dalla difficoltà della guerra. Questo motore vedeva in campo Camera di commercio, Provincia e Comune capoluogo. I rapporti tra enti non erano facili, tuttavia si produceva e si andava avanti, cosa che non avviene oggi, per una Provincia che esiste e non esiste e una Camera di commercio che soffre della crisi. Penso che Andrea Prete sia stata la scelta migliore, solo che non riesce a gestire al meglio. In generale, senza scendere nei dettagli, credo che la riforma della Camera di commercio sia stata fallimentare per Salerno e le ragioni sono sotto gli occhi di tutti. La vicenda per tutte: l’aeroporto».

Gaspare Russo: «Adesso parlo io»

  • Luglio 2013

Una chiacchierata che sa di storia. E non poteva essere diversamente al cospetto di un uomo che per decenni ha rappresentato le istituzioni, simbolo incontrastato del potere non solo della città di Salerno ma dell’intera Regione Campania. Parliamo di Gaspare Russo. L’ultimo presidente di Palazzo Santa Lucia salernitano doc. Ci accoglie nel suo studio. Dietro le sue spalle fa bella mostra una vignetta di Amabile. Più in là c’è una macchina da scrivere elettronica con un leggio. Fino a poco tempo fa, da quella postazione, inviava i suoi commenti pubblicati proprio da queste colonne. Sulla scrivania appunti mantenuti da una lente d’ingrandimento. Ma gran parte della storia è tutta nella sua mente. Con orgoglio Gaspare Russo non rinnega nulla del passato tranne «la realizzazione del porto commerciale ad occidente».

Se oggi stiamo peggio? Si chiede alla nostra domanda sul confronto tra ieri ed oggi sui partiti e la politica. La risposta è semplice, dice: «Prima il povero diventava ricco; ora il ricco diventa povero». Nulla di più vero, controbattiamo. E sui partiti dice: «Volevano ridurre il loro ruolo. E’ accaduto l’inverso. Ora i partiti contano di più. Il cittadino non ha più un ruolo». Sostanzialmente, sostiene Russo, «ci hanno tolto anche la speranza. Ed è quanto di peggio ci possa capitare». E lasciando a parte gavetta, struttura dei partiti e regole, per Gaspare Russo oggi più che mai sono indispensabili due cose: «Rottamare tutto e un vero e proprio cambio di mentalità». A livello locale, liquida la stagione dei sindaci: «Si è rilevata fallimentare dappertutto. Non sono in discussione le persone ma la loro filosofia. Basta guardasi attorno. Un uomo solo al comando non porta e non può portare da nessuna parte».

E Salerno? Come è vista Salerno da Gaspare Russo?
«Una città che si crede diversa. La diversità è stata il cavallo di battaglia del sindaco che governa la città da 20 anni. Una diversità che si regge sul confronto negativo con Napoli. Senza che si renda conto delle sue dimensioni territoriali e di popolazione. I problemi strutturali della città? Gli stessi che erano sul tappeto nel dopoguerra e che sono ancora irrisolti».
Quali?
«La grandi infrastrutture: Porto mercantile, con i suoi collegamenti stradali ed autostradali; la rete autostradale; l’aeroporto; il collegamento con la Valle dell’Irno, quindi con la sede del Campus universitario (scelta fatta – ricorda Russo – dai salernitani agli inizi del anni 70); il corridoio europeo 1 (Palermo – Berlino); lo sviluppo delle aree industriali».
Tutto ancora fermo?
«Guardi, uno dei grandi limiti della politica salernitana, non da oggi, è rappresentato dal mito della grande città. Mi spiego meglio: dall’essere alternativa a Napoli. C’è un antico detto che racchiude il senso, usato quando mancava il porto in città: “Se Salerno tenesse il porto, Napoli sarebbe morta”. Altro punto: Salerno non ha alcun rapporto con i territori confinanti, non ha assunto il ruolo di città metropolitana».
Sulla presunta trasformazione urbana di Salerno, ci dice che «potremmo scrivere pagine e pagine, affrontando tema per tema». Ci indica dal suo balcone le colline salernitane e dice: «Non c’è solo il Crescent a Santa Teresa. Ecco ci sono tanti Crescent, che stanno distruggendo inutilmente le colline salernitane. Vogliamo parlare delle cooperative al di sopra della D’Agostino? Che senso hanno. Meglio realizzarci un quartiere a questo punto». E sulla città Europea non ha dubbi: «Avete mai visto qui la carta d’identità europea?». Naturalmente la risposta è «No». «Ecco il livello di Salerno Europea. Abbiamo solo la sindrome di realizzare la fontana più grande d’Europa, il parco più grande, la piazza più grande. Tutto qui».

Le spigolature

Il passato e presente
«Non rimpiango nulla del passato. Errori naturalmente ci sono stati. Come il porto commerciale ad occidente. Ma si sa, alcune volte è difficile cambiare le cose in corso d’opera. Nella pubblica amministrazione c’è la continuità: non si possono cambiare le carte in tavola».

Crescent
«Sono stato il primo a mostrare dubbi sull’opera. Il primo a scrivere proprio su questo giornale»

La cittadella giudiziaria
«Non doveva venire lì dove attualmente sorge. Per me è qualcosa di assurdo per due motivi: un servizio non reso ormai da 25 anni e costi quadruplicati. Vincenzo De Luca conosce bene i fatti, era assessore all’epoca. La cittadella giudiziaria doveva sorgere nei pressi della Centrale del Latte. Ebbene: pratica completata, progetti esecutivi e finanziamenti. Poi si cambia tutto e forse ci vorranno altri venti anni per veder completata la nuova cittadella giudiziaria. Tra l’altro vi immaginate quando saranno trasferiti tutti gli uffici che diventerà via Irno? Ed ancora, un ultimo esempio: l’attuale palazzo di giustizia è stato realizzato in cinque anni, qui siamo oltre i venti e nulla è ancora fatto».

L’unica volta di Eduardo
«Il teatro “Verdi” dopo la guerra è stato riaperto da me con una manifestazione che vide la presenza di Eduardo De Filippo. Oggi noto i costi che ruotano intorno al teatro cittadino e penso una cosa: chi vuole ascoltare la lirica migliore del mondo deve pagarla. Non è giusto che ricada il costo sull’intera cittadinanza».

Vestuti: da venti anni non si sa cosa fare
«L’impianto di piazza Casalbore, così come il Tasso, il mercato e le abitazioni sorgono sull’ex cimitero. Dunque, su suoli comunali. Per il Vestuti il problema è sorto quando è stato inaugurato il nuovo impianto. Da allora si sono susseguiti progetti ed idee ma senza mai concretizzare».

Piazza Mazzini? Doveva sorgere il Banco di Napoli
«E’ inutile lamentarsi. I residenti della zona conoscono come me la storia di Piazza Mazzini. Lì doveva sorgere la sede del Banco di Napoli. L’accordo già c’era: l’Istituto avrebbe ceduto l’attuale sede (nei pressi del teatro Verdi) al Comune in cambio della realizzazione di una nuova costruzione in piazza Mazzini. Poi il mio successore non fece più nulla, nonostante i progetti tutti approvati».

Mariconda? I comunisti dissero che avevamo “deportato” i residenti del centro storico
«Il quartiere venne realizzato grazie ad una legge speciale voluta dalla Dc ed in particolare da Carmine De Martino, allo scopo di realizzare nuove abitazioni e servizi alla popolazione del centro storico. Per decenni la sinistra ha sostenuto che «avevamo deportato la popolazione del centro storico», come se l’avessimo spedita ai margini, in un ghetto. Fu un vero e proprio cavallo di battaglia della sinistra. Ed, invece, Mariconda oggi è un quartiere che offre tutti i servizi: ampie strade, verde e abitazioni».

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