Non c’è Sicurezza senza Cura

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di Francesco Napoli*

La sicurezza è tra i temi centrali di ogni campagna elettorale. Si tratta, allora, di riflettere non sulle posizioni quanto sulle posture. Che le persone sentano di vivere in un luogo sicuro è fondamentale, ma come si rende una città realmente tale? La ricetta autoritaria, poliziesca e populista che tende ad imporre la buona educazione ed il senso civico, anche dai dati internazionali, produce una risposta immediata, ma non consolida risultati a lungo termine. Se il controllo del territorio è certamente un elemento imprescindibile, appare interessante osservare come le città più sicure sono quelle che hanno saputo adottare un autentico Paradigma della Cura. (tempo di lettura 5 minuti)

Cura per le persone significa innanzitutto salute in tutte le politiche: ogni decisione amministrativa deve essere valutata in base al suo impatto sul benessere fisico, relazionale e mentale delle persone. Questo approccio è essenziale per il sistema sanitario ma anche per il disegno delle politiche sociali.

Una città in salute non significa solo presidi sanitari e sanità territoriale che è sicuramente in forte espansione anche grazie alle risorse del PNRR, ma anche presidi intelligenti: una città cardioprotetta, attenta alle persone con demenza o cieche. Sensori di movimento e “pit stop” di emergenza urbani sono solo degli esempi. Un approccio integrato, intermodale, è essenziale per riannodare i fili di quella alleanza tra chi prende in carico e chi si affida. Se pensiamo al numero di aggressioni nei confronti del personale nei Pronto Soccorso, ad esempio, appare chiaro che la sorveglianza non basta. 

Se chi entra in un ospedale percepisce il sistema come inadeguato o ostile, si ritrova in spazi e condizioni precarie, la tensione sale. Luoghi di cura adeguati, invece, caratterizzati da strutture accoglienti, professionalità e trasparenza, diventano presidi di sicurezza poiché riconoscono la dignità delle persone, disinnescando il conflitto all’origine.

Sicurezza è Cura per i luoghi: L’urbanistica di genere e quella intergenerazionale rappresenta un cambio di paradigma fondamentale: si passa da una città pensata per un “utente medio” (identificato come un adulto, maschio, eterosessuale, sano e lavoratore) a una progettazione basata sui bisogni delle persone e delle comunità. Significa superare l’edilizia di lusso laddove la classe media fatica a trovare alloggi e le città si spopolano. Ma vuol dire anche limitare la sottrazione di spazi pubblici in luogo di un disegno urbanistico restitutivo a partire dalla mobilità pedonale e ciclabile protetta. Le donne e gli anziani tendono a muoversi di più a piedi o con i mezzi pubblici; migliorare i marciapiedi (larghezza, assenza di barriere per passeggini/sedie a rotelle) e la frequenza dei trasporti soprattutto notturni sono interventi orientati al genere; significa avere il coraggio di pedonalizzare aree da destinare alla vita delle persone e non al parcheggio. Dati ISTAT relativi al 2024-2025 indicano una sfida aperta: solo il 56,7% degli italiani si sente sicuro camminando da solo al buio nella propria zona. In questo contesto, il rafforzamento del trasporto pubblico è un generatore di socialità. Più trasporto significa anche più occasioni di formazione, informazione e partecipazione. Studi sulla mobilità confermano che un incremento del 10% della capillarità dei trasporti notturni riduce la percezione di isolamento nelle periferie del 15%. Accorciare le distanze dalle opportunità determina più sicurezza. Sicurezza e Cura è anche progettare spazi pubblici che facilitino la sosta e l’incontro sotto casa: aree verdi pulite e attrezzate adeguatamente anche nelle periferie, panchine riparate, aree ombra, aree giochi vicine a percorsi ciclopedonali. 

La sicurezza passa anche attraverso la Cura per i bisogni delle famiglie. La rete degli asili nido, un patrimonio da non disperdere ma da rendere sempre più fruibile attraverso un sostegno pubblico deciso, ma anche una task force formativa e di investimento a supporto delle persone care giver che troppo spesso, soprattutto donne, svolgono un ruolo di supplenza dei servizi pubblici. Una nuova alleanza pubblico-privato sociale in questo senso appare una priorità. Come pure rafforzare i percorsi di inserimento lavorativo delle persone in uscita da percorsi di detenzione appare uno strumento prioritario per la sicurezza: contrastare il rientro in percorsi criminali significa un ladro o uno spacciatore in meno per strada. Prendersi carico della sicurezza e della serenità delle famiglie, vuol dire anche attenzione agli animali d’affezione, sempre più presenti nelle nostre case (secondo i dati ISTAT sono oltre 10 milioni di famiglie italiane che convivono con almeno un animale domestico, pari al 37,7% del totale con un incremento della spesa negli ultimi dieci anni del 76% pari a circa 6,7 miliardi di euro nel 2024). Stabilire regole e sanzioni non basta: garantire aree attrezzate, protette e realmente fruibili diminuisce il rischio di infrazioni o comportamenti scorretti in strada. Derubricare questo tema con la retorica delle deiezioni canine e dei proprietari incivili non risolve il problema.

ꙮ Sicurezza attraverso la Cura significa rafforzare le occasioni di cultura e dibattito politico, soprattutto critico. Una città dove è possibile un protagonismo plurale è anche una città dove le persone sentono di dover avere cura per ciò che le appartiene e dove sentono di coltivare la propria identità personale e collettiva. Questa visione si nutre della cultura del rispetto: serve un linguaggio pubblico garbato, un’alleanza educativa per contrastare la violenza di gruppo dilagante tra le nuove generazioni, la violenza di genere, il razzismo e l’omotransfobia. La caccia allo straniero, alla persona senza dimora o con fragilità mentale non risolve il problema: spazi sicuri non sono ghetti, ma luoghi inclusivi dove rispondere al disagio e alla fragilità. 

ꙮ Il Terzo Settore, il volontariato, l’associazionismo il mondo della scuola e della salute hanno, in questo senso, una responsabilità rispetto alla postura: da qualsiasi parte si stia dell’agone civico e politico, il tema non è con chi, il tema è come. Il concetto di Caring Democracy – una democrazia della cura dove la sicurezza non è garantita solo da un’autorità ma dalla responsabilità reciproca di chi vive lo spazio comune – può orientare questi mondi e renderli protagonisti di una decisa agibilità politica, da costruire e da pretendere. Perché sicurezza non significa solo alzare recinti e difendersi, ma rafforzare e proteggere un legame sociale. 

*Psicologo Clinico e Psicoterapeuta, Dottore di Ricerca in Sociologia, Analisi Sociale e Politiche Pubbliche, Teoria e Storia delle Istituzioni. Si occupa di Politiche per l’Inclusione, la Salute e il Welfare

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