di Riccardo Pucciarelli
A Maiori il confronto sulle grandi opere torna al centro del dibattito pubblico. La Commissione referendaria istituita presso il Comune ha dichiarato inammissibile la richiesta di referendum abrogativo relativa al progetto della galleria tra Maiori e Minori e al nuovo depuratore. Una decisione attesa da mesi, maturata al termine di quattro riunioni iniziate il primo dicembre, e arrivata nelle prime ore del pomeriggio.
La pronuncia chiude, almeno sul piano formale, la strada allo strumento referendario così come proposto. Ma sul piano politico e civico la discussione resta apertissima.
Secondo quanto ricostruito, il collegio, composto da tre membri laici con esperienze nella magistratura, affiancati da un rappresentante della maggioranza e uno dell’opposizione, ha ritenuto che la richiesta sia intervenuta in una fase troppo avanzata dei procedimenti amministrativi relativi alle due opere. In altre parole, quando alcuni passaggi ritenuti sostanziali erano già stati compiuti, rendendo complessa o onerosa una loro eventuale revoca.
Tra i profili considerati decisivi vi sarebbe anche l’assenza, al momento della presentazione dell’istanza referendaria, di un regolamento comunale pienamente operativo per disciplinare il referendum abrogativo. Un elemento che, sotto il profilo tecnico-giuridico, avrebbe inciso in modo determinante sulla valutazione finale.
Non solo. Nella motivazione viene richiamato anche il quadro normativo nazionale che disciplina l’attività degli enti locali, in particolare il principio dell’equilibrio di bilancio sancito dalla Costituzione e recepito nel Testo Unico degli Enti Locali. Secondo la Commissione, un’eventuale interruzione delle procedure in corso potrebbe comportare oneri tali da compromettere la stabilità finanziaria dell’ente, fino a ipotizzare scenari di grave squilibrio.
La decisione arriva dopo un percorso articolato, avviato prima ancora che il giudice ordinario di Salerno dichiarasse cessata la materia del contendere in relazione al precedente ricorso promosso dal comitato favorevole al referendum.
Il primo cittadino, Antonio Capone, ha commentato la pronuncia con toni che mirano a disinnescare letture trionfalistiche: “Non la considero una vittoria, ma un punto di chiarezza nei confronti della comunità. È un passaggio che fa luce sui fatti e restituisce un quadro oggettivo rispetto a una vicenda che, negli ultimi mesi, è stata spesso raccontata in modo parziale”.
Il sindaco ha poi sottolineato come, a suo avviso, in prossimità delle scadenze elettorali a Maiori si sia spesso concentrato il dibattito pubblico su singole opere, generando aggregazioni fondate più sul dissenso che su proposte organiche per la città. “Un dissenso che può fare presa ‘sulla pancia’ dei maioresi. Noi invece scegliamo di trattare con serietà un argomento che deve essere spiegato, contestualizzato e affrontato con responsabilità”, ha aggiunto.
In merito alla galleria Maiori-Minori, Capone ha precisato che il progetto non sarebbe in una fase conclusiva: “Nel caso specifico della galleria Maiori Minori, ad esempio, è ancora in una fase progettuale embrionale: l’iter non è concluso e restano aperti passaggi fondamentali. Saremo noi, come sindaci di Maiori e di Minori, a vigilare e, se necessario, a ostacolare l’opera qualora non venissero recepite le prescrizioni già formulate, in particolare quelle relative all’uscita della galleria sul territorio di Minori”.
Il sindaco ha infine ribadito che fare chiarezza, per l’amministrazione, significa rappresentare lo stato effettivo delle procedure sia per il tunnel sia per il depuratore, lamentando una presunta carenza di trasparenza nel racconto alternativo circolato negli ultimi mesi.
Di tono ben diverso la reazione del Comitato “Tuteliamo la Costiera”, promotore dell’iniziativa referendaria. In una nota, il gruppo prende atto della dichiarazione di inammissibilità ma chiede che siano resi pubblici integralmente verbali, motivazioni, atti richiamati e istruttoria tecnica e finanziaria alla base della decisione.
Il Comitato sottolinea come la pronuncia riguardi esclusivamente la procedibilità dello strumento referendario e non entri nel merito delle opere. Le questioni ambientali, urbanistiche e di sicurezza, si legge, restano tutte sul tavolo e meritano un confronto nel merito.
Particolare attenzione viene posta alla tempistica: la richiesta di referendum, ricordano gli attivisti, risalirebbe ad agosto 2024. Da allora il procedimento avrebbe attraversato un contenzioso e diversi passaggi amministrativi, con l’insediamento della Commissione solo nel dicembre 2025. Se oggi si parla di tardività, sostengono, occorre chiarire in modo analitico quali atti avrebbero determinato l’irreversibilità e in che misura ciò dipenda anche dalle scelte e dai tempi dell’amministrazione.
Sulla questione del regolamento comunale, il Comitato si interroga sulle ragioni per cui, in dieci anni di amministrazione Capone, non si sia provveduto ad adeguare la disciplina esistente, chiedendo inoltre quali norme statutarie renderebbero impraticabile ogni procedura in assenza di regolamento attuativo.
Anche il richiamo al rischio di dissesto finanziario viene considerato un punto che necessita di verifiche puntuali. Secondo il Comitato, occorre pubblicare eventuali pareri del responsabile finanziario e dei revisori, stime dettagliate di penali o indennizzi e il fondamento giuridico che renderebbe tali costi inevitabilmente a carico del bilancio comunale. In assenza di tali elementi, l’argomento economico, sostengono, resterebbe non dimostrato.
Infine, gli attivisti respingono con fermezza l’idea che la mobilitazione civica possa essere liquidata come “dissenso di pancia” o come manovra elettorale. La richiesta di referendum, affermano, è espressione legittima di partecipazione democratica, già riconosciuta in più sedi. E ricordano che una delibera consiliare, la n. 37 del 26 settembre 2024, sarebbe stata dichiarata illegittima con sentenza passata in giudicato.
La decisione della Commissione chiude, sul piano formale, la partita referendaria così come impostata. Ma lascia aperti numerosi interrogativi politici e amministrativi.
Da un lato, l’amministrazione rivendica la necessità di tutelare la solidità finanziaria dell’ente e di riportare il confronto su basi tecniche e oggettive. Dall’altro, il Comitato chiede trasparenza integrale sugli atti e un chiarimento sulle tempistiche e sulle effettive condizioni delle opere, in particolare della galleria, definita “embrionale” dal sindaco ma ritenuta già in fase avanzata dagli oppositori.
Il nodo, al di là dell’ammissibilità del referendum, resta quello del rapporto tra decisione amministrativa e partecipazione popolare. In una realtà complessa come la Costiera Amalfitana, dove ogni intervento infrastrutturale incide su equilibri delicati, il confronto sembra destinato a proseguire, tra richieste di trasparenza, esigenze di bilancio e visioni differenti sul futuro del territorio.













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